martedì 6 gennaio 2015

LA SCHEDINA DI GAETANO: STORIA DI DUE AMICI E UN GRANDE CALCIATORE NELL'ITALIA DI FINE MILLENNIO (da Pianetagenoa1893.net)

Il romanzo di Freddie Del Curatolo è atipico rispetto alle pubblicazioni che di solito recensisco.
Avrete da tempo capito cari lettori (come direbbe il nostro beneamato direttore «da Boccadasse al Mato Grosso»), qui non si tratta di giudicare o di stabilire il talento o il valore di chi scrive; per questo motivo non mi sentirete mai formulare giudizi. Mi riprometto di presentare degli scritti che possano risultare significativi per chi si interessi di calcio e in particolare di Genoa.
“La schedina di Gaetano” è una narrazione che parla di calcio e anche di Genoa. Il riflettore è puntato soprattutto su due protagonisti, Eugenio e Sandro, che il lettore segue nel corso di oltre un trentennio. Leggendo ci immedesimiamo nelle esperienze, nelle scelte di vita…in una parola, per quasi 300 pagine viviamo con loro.
Il primo elemento che salta agli occhi è che il calcio costituisce un leit motiv costante, che a un certo punto cambia la vita dei protagonisti. Particolarmente spassoso è il dialogo tra i genitori di Sandro che riflettono sul futuro del figlio. «Su, Marina…lo abbiamo chiamato così in onore di Sandrino Mazzola e tu non vuoi che diventi un calciatore».
«Io avevo in mente il poeta Sandro Penna…e speravo in qualcosa di meglio».
«Il calcio è un’arte, come dipingere, Marina. Non ho mai sentito nessuno dire, invece, che leggere sia un’arte».
«Ma il ragazzo è portato anche per il disegno. E tu? Invece di regalargli un cavalletto lo riempi di scarpe, pantaloncini, calzettoni».
«Per quello c’è già la scuola. E se emulasse il mitico Gigi Meroni, fantasista e pittore, magari anche stilista?». (pag. 9).
La schedina del titolo è quel foglietto che, fino a non molti anni fa, poteva cambiare le sorti di famiglie e il destino di molti (non svelo il mistero di quale sia il suo legame con Eugenio e Sandro). Il Gaetano del medesimo titolo è invece un personaggio molto amato anche da chi non è mai stato juventino, perché simbolo di un calcio che non esiste più: Gaetano Scirea.
Tutto qui dunque?
Neanche per idea.
L’opera può essere letta e fruita a più livelli, dati i numerosi stimoli che fornisce: romanzo di formazione; narrazione sperimentale basata sul dialogo; opera quasi “multisensoriale” (per i numerosi riferimenti alla musica)…
Personalmente, per concludere, vorrei svelarvi le suggestioni che ha creato a me: l’ho considerata come una sceneggiatura, inscindibilmente legata ai suoni e alle immagini.
Un suggerimento per un eventuale regista?
Chissà…
Monica Serravalle

martedì 2 dicembre 2014

KENYA: QUEST'ANNO SPERIAMO NEI TURISTI "LAST MINUTE"

I residenti se la godono. 
A cena con i ristoratori di Malindi o nella piscina degli hotelier di Watamu esprimono solidarietà di comodo, fingono di preoccuparsi per la situazione ed elargiscono gratuite pacche sulla spalla: “vedrai, il Kenya si riprenderà”, ma sotto sotto, almeno per una stagione, sperano rimanga tutto com’è. 
Eh, già, perché effettivamente la costa keniota non è mai stata bella e possibile come in questo periodo: pulita, tranquilla, un paradiso di relax e serenità. 
Spiagge prive di beach boys che ti vendano indifferentemente safari, collanine, statuette o bilocali con cucina abitabile, pub senza studentesse di Nairobi in occasionale gita di piacere che ti saltino addosso promettendoti una lezione di anatomia africana, escursioni marine che al confronto Robinson Crusoe era un mondano, safari nello Tsavo dove sono i leoni e i leopardi ad accorrere quando vedono una macchina, spaventati da tanta quiete: “non si vede più un bianco…starà mica arrivando la fine del mondo?”. 
Niente code in banca, supermercati che ti accolgono come fossi il milionesimo cliente, ricoprendoti di coccole, anacardi e tomato ketchup. 
Gli indiani ti invitano a cena, gli arabi ti augurano buon Natale, gli inglesi ti salutano, i bambini giriama ti offrono le caramelle. Una pacchia.
Fatto sta che a Malindi e Watamu, e mettiamoci anche Mambrui, non siamo mai stati meglio. Basta non pensare ai soldi, agli investimenti, al Tg5, ai blog criminali. 
Potrebbe essere quel naturale attimo di euforia prima del tracollo, o anche la rassegnazione che si trasforma in ironia, ma c’è un nonsoché di positività nell’aria che profuma di gelsomino e frangipani. 
La verità è che a noi italiani di Malindi il turismo di massa non è mai piaciuto, avremmo preferito avere nei nostri ristoranti, nelle boutique e nelle camere d’albergo solamente miliardari con signora, giovani rampolli e belle gnocche, uomini d’affari colti e intelligenti con cui conversare e al limite qualche pollo arricchito da spennare con giudizio e col sorriso equatoriale.
Però dei vacanzieri usa e getta, dei turisti da una botta e via, la costa attuale non può fare a meno. Non ci sono charter? 
Li convinciamo ad usare le linee aeree su Mombasa (“sapessi com’è suggestivo lo scalo al Kilimanjaro!”), a sobbarcarsi ore di transiti aeroportuali per arrivare a Malindi in tre o quattro rate (che culo, passerai sette ore nel Duty Free di Dubai, come vorrei farlo io, è bellissimo!”). 
Perché è vero che farsi il bagno da soli a Silversand è una figata galattica, ma se va avanti così i nostri resort dovranno fare i conti, guardare ai bilanci, spegnere le arie condizionate e le pompe delle piscine. 
E allora questo è un appello, cari amici italiani che vi apprestate a scegliere una meta per le vacanze invernali. 
Lasciate stare i Caraibi, che comunque passate sempre sopra alle Bermudas, che gli uragani non avvertono mica quando decidono di arrivare, che a Santo Domingo non c’è l’ebola ma l’obolo, perché è sempre più pieno di poveracci per le strade, che in Giamaica si sono fumati il cervello e a Cuba prima o poi Fidel si risveglia dall’imbalsamazione e proclama uno stato leninista e vi blocca lì a fare gli operai. 
Tornate in Kenya, che vi accoglierà come ha sempre fatto nella sua storia, non a mani aperte, ma a chiap…insomma, aprirà per voi tutto quel che è possibile spalancare. 
E se non avete soldi, non c’è problema! Potete pagare a rate e per voi un piatto di polenta e sukuma wiki (venite qui, poi vi spieghiamo cos’è) ci sarà sempre. 
Se poi toglieranno i charter, hakuna matata! 
Ci sono dei bei barconi da rimettere a nuovo a Lampedusa, potete usare quelli. Avrete senza dubbio qualcosa da raccontare agli amici, invece di leggere le palle che s’inventano sulle disgrazie di questo Paese. 
Karibu fratelli, vi aspettiamo in uno dei luoghi più incantevoli del pianeta, che senza di voi è ancora più bello e tranquillo, ma che se venite qui a trovarci, ma sì dai, sarà molto più divertente!

martedì 25 novembre 2014

LA PENNA DI THOMAS MANN

Ed ecco apparire, dal nulla piacevole dell’inaspettato, una bellezza conturbante del tutto simile a Sara. Aveva lunghi e soffici boccoli neri, due occhi così grandi e chiari che ci si scorgeva il golfo di Surriento dall’alto di un elicottero, il seno timido e i fianchi generosi, gambe sottili e affusolate e una voce… incredibile, aveva una voce tutta sua!
“Non avrebbe una penna da prestarmi?” gli sussurrò.
Un po’ sconcertato per il  lei, estrasse immediatamente una biro argentata e la porse emozionato e ossequioso fino al ridicolo.
Lei compilò un modulo, lui rimase al suo fianco quasi indiscreto, in contemplazione. Appena ebbe finito, voltandosi, se lo ritrovò a non più di venti centimetri, preso da improvvisa lalofobia.
Raccolse i pensieri e quel briciolo di dignità rimasta e filastroccò impostando la voce: “Mi…mi ha colto la fervida angoscia che avverte l’uomo sensibile quando scorge un simbolo della bellezza eterna”
Lei abbozzò un sorriso di maniera e lo squadrò stranita, con la biro in mano.
“Non è mia… è di Thomas Mann” precisò, per evitare la propagazione del silenzio.
“Lo ringrazi da parte mia” gli disse, restituendogli la penna.
La vide allontanarsi con lo zampettio di un fenicottero.

Ad essere sinceri era vestita da provincialotta in gita nella metropoli e aveva il culo grosso.
(da "La Schedina di Gaetano") 

domenica 16 novembre 2014

DA MESCALINA.IT (recensione di Laura Bianchi)

Due amici, gli anni dell’adolescenza, un calciatore entrato nel mito, commedia, tragedia, atmosfere agrodolci, battute fulminanti, e, in sottofondo, molta musica.

Nel suo ultimo romanzo, La schedina di GaetanoAlfredo Del Curatolo, alias Freddie, a due anni da Safari bar, convincente esordio da romanziere dopo decenni a scrivere di tutto, da canzoni a saggi musicali, fino a vademecum per turisti in Kenya, sua patria di adozione, dove vive da quasi dieci anni, affronta un capitolo importante della vita, sua e di molti lettori: quegli anni Ottanta del Novecento, ormai lontani nella memoria, ma così importanti per leggere cosa sia l’Italia e come sia cambiata in trent’anni.

Per un personaggio come Freddie, esuberante, irrequieto, eclettico e appassionato, forever young, deve essere stato difficile, inizialmente, prendere le distanze dal modo di pensare tipico dei giovani, per poi assimilarlo e trasferirlo sulle pagine di un racconto che si incentra sulla nascita e sull’evoluzione del rapporto di amicizia fra due ragazzini, che diventano adulti in un’Italia sideralmente diversa da quella attuale. Il risultato, però, è convincente; Freddie dà voce ai propri ricordi, ma alternandone le voci, attraverso le personalità e le storie dei due amici, e senza incappare nel rischio del ritratto oleografico e nostalgico del “com’era bello ai miei tempi”, grazie ad una prosa tesa, asciutta, incisiva, che illumina del sole dei giorni felici (come ad un certo punto viene definito il passato) le vicende dei protagonisti, ma insieme offre una prospettiva disincantata e lucida.

Le passioni dell’autore sono quelle dei ragazzi: il calcio (Eugenio è fervente genoano come l’autore, Sandro tifa Bologna), la musica (in calce al romanzo c’è un interessantissimo elenco di brani, a mo’ di colonna sonora, per un libro che contiene scene da grande cinema), l’amore (Sandro cerca l’affetto familiare che gli manca in una serie di conquiste, Eugenio intreccia la sua prima volta con i campionati di calcio in Spagna, quelli vinti dall’Italia), le ideologie (Eugenio pensa di impegnarsi politicamente, ma i tempi stavano per cambiare… si era persa la magia del trovarsi tutti insieme), la ricerca di autenticità nell’esistenza (che porta i ragazzi a compiere esperienze estreme, raccontate con incisiva drammaticità).

Ad animare le passioni pensa l’autore, con un intreccio in bilico fra realtà e immaginazione, paradosso e verità, in cui Freddie gusta il piacere di vedere i suoi personaggi gioire per fortune inaspettate (memorabile la sequenza in cui Eugenio realizza il sogno di tutti noi: fare acquisti illimitati in un negozio di dischi…), accendersi di amore per l’icona calcistica di quei tempi, Gaetano Scirea, piangerne la morte, sperimentare dolori, felicità, ansie, vittorie, sconfitte, fino ad un finale sorprendente. 

Il libro si legge d’un fiato, seguendo con trepidazione gli alti e bassi delle esistenze dei protagonisti, in cui palpita, in controluce, un’Italia tanto riconoscibile quanto ormai perduta; e si chiude con un po’ di amarezza, e molte riflessioni, mentre Jimmy Villotti suona sui titoli di coda di un film-romanzo che non si fa dimenticare.

martedì 4 novembre 2014

SPLENDIDO, SPORCO IMMACOLATO GENIO EDDA

Raramente mi scompongo e mi esalto per un artista italiano.
L'ultimo credo fosse Bobo Rondelli.
Ma Edda è assolutamente fuori categoria: oltre ogni canone.
La sua voce, le sue storie, la musica e gli arrangiamenti, le melodie su cui si muove, la sua fisicità, le movenze. E soprattutto la sua originalità e la sua vita vera: sporco e immacolato, sensibile e strafottente, mistico e bukowskiano.
Il più grande personaggio della musica nostrana che c'è attualmente in giro.
Geniale, umano, straordinario.

venerdì 31 ottobre 2014

NON SAREBBE MALINDI

Non sarebbe Malindi se non ci fosse il sole
che fa capolino anche quando non vuole
sorridendo dietro nuvole basse e scure
che fa piovere sognando nuove arsure

Non sarebbe Malindi se non ci fosse il mare
il grande oceano che tutto può portare
pesce, alghe, argilla, novità e sventure
una rapsodia in blu con mille sfumature

Non sarebbe Malindi se non ci fosse il cielo
che lo respiri denso e t’avvolge come un velo
ti fa sentire come al centro di un dipinto
ti dice che sei vivo se non ne sei convinto

Non sarebbe Malindi se non ci fosse la natura
i fertili terreni, la frutta e la verdura
le bugainville cangianti e i fiori profumati
i baobab secolari nei campi coltivati

Non sarebbe Malindi se non ci fossero i bambini
tra la polvere, l’erba e il fango dei loro destini
con le pupille rapite da sogni ancora puri
a ridere e giocare all’ombra dei tuguri

Non sarebbe Malindi se non ci fossero i vecchi
coperti dai kikoy , con gli occhi come specchi
schiena dritta, rughe vive e volto stanco
la miseria li precede, la dignità al loro fianco

Non sarebbe Malindi se non ci fossero le donne
madri a quindici anni, inconsapevoli madonne
tra rassegnazione, sogni ed occasioni perse
sperando che uno straniero le consideri diverse

Non sarebbe Malindi se non ci fossero gli odori
gli scarichi degli autobus, le ascelle ed i sudori
il pesce da essiccare, la frutta marcescente
le griglie accese in strada, le spezie dall’oriente

Non sarebbe Malindi senza gli italiani
esuli, turisti, dal cuore d’oro o gran ruffiani
Chi ha scelto questo posto per vivere davvero
chi è rimasto perché in fondo in fondo è nero

Non sarebbe più Malindi, o forse lo sarebbe ancora
In Africa non cambia nulla o tutto muore in un’ora
Chissà cosa sarà di questa terra che non sia già stato
Speriamo sappia di pace, di natura e amore amato.

giovedì 30 ottobre 2014

GENOA-JUVENTUS 1-0 (94' Antonini)

Uno di quei godimenti che capitano poche volte nella vita. 
E' Davide che prende a calci Golia e gli chiede che fa stasera sua sorella, il Pellerossa solitario che tende la trappola a un intero drappello di yankee, la gazzella che si sdraia sul leone morto d'infarto nell'inseguirla.
E' il mondo all'incontrario, che va come dovrebbe andare ma non sempre, l'anarchia che si fotte l'ordine precostituito, Joe Strummer che canta "I fought the law", Wil Coyote che strapazza Beep Beep, Mike Tyson che va al tappeto contro James Douglas, la pecora che soffoca il lupo con la sua lana, Abebe Bikila a piedi scalzi. E' il fantastico gioco del calcio, che per quanto specchio del Vecchio Continente stanco, corrotto e nauseante, regala ancora la gioia dell'inatteso, del sognato. Forza Genoa!

sabato 25 ottobre 2014

ADDIO JACK BRUCE, LEGGENDA DEL ROCK BLUES

Se n'è andato Jack. Uno dei più grandi bassisti rock blues di sempre (non solo per i Cream, i Bluesbreakers o i dischi solisti, ascoltarlo in "Apostrophe" di Zappa, ad esempio). Dotato di una voce versatile e originale (il meglio nel suo primo album solista e in "Disraeli Gears" dei Cream), autore intelligente di brani che hanno influenzato il rock e anche il pop di un'intera generazione. E' sua una delle mie canzoni preferite in assoluto: "White Room". Mi farai godere ancora tanto, ascoltandoti.
So dove sarai adesso, gran bevitore scozzese: in una camera bianca, con le tende nere, vicino alla stazione.