Milano
Ah, Milano...
Milano mia.
Milano, Milano
Avrei preferito
nascere a Windhoek.
lunedì 27 ottobre 2008
domenica 26 ottobre 2008
DENTRO I BAR
L’unica via da seguire - disse - resta l’ipocrisia
L’arte diventa inutile, ho rotto i ponti con la fantasia
Vorrei fondare un partito ma sono indeciso sul nome
Navigo in siti di borsa ho la soluzione
Dentro non si può fumare fuori inquinano la terra
Un banale mal di gola fa più vittime di una guerra
Oggi il commercialista si chiama creativo fiscale
E chi si sente di merda non sa chi chiamare
Ma vi lascio dentro i bar, me ne torno in riva al mare
Io vi lascio dentro i bar, ho ancora voglia di lottare
Ma vi lascio dentro i bar, non mi faccio abbindolare
No non posso più ascoltare le vostre grandi verità
Noi non cavalchiamo il passato, abbiamo fatto un lifting ai pensieri
Il nostro credo è cambiato e la memoria arriva fino a ieri
Non c’è morale che tenga, quello che conta è farsi largo
La libertà non è morta, si gode il letargo
Ma vi lascio dentro i bar, me ne torno in riva al mare
Ho bisogno di sperare, voi restate pure là
Ma vi lascio dentro i bar, a sparlare e compatire
A criticare e benedire come i santoni del lunedì
Forse arriverà qualcuno che mi chiamerà per nome
E non si affiderà alla maschera di un’impressione
Forse ci sarà qualcuno a bordo di un’emozione
Che ci raggiungerà e canteremo una canzone
io vi lascio dentro i bar, si vi lascio dentro i bar
voi restate pure là, io vi lascio dentro i bar… another tequila, Manuel?
Io vi lascio dentro i bar me ne torno in riva al mare
Io vi lascio dentro i bar, ho ancora voglia di lottare
Ma vi lascio dentro i bar, non mi faccio abbindolare
No non posso più ascoltare le vostre chiacchiere
Ma vi lascio dentro i bar me ne torno in riva al mare
Io non riesco a sopportare chi ha paura di sognare
Ma vi lascio dentro i bar, ho qualcosa in cui sperare
Un’onda se n’è appena andata, un’altra presto arriverà
(dall'album di Freddie "Nel regno degli animali")
L’arte diventa inutile, ho rotto i ponti con la fantasia
Vorrei fondare un partito ma sono indeciso sul nome
Navigo in siti di borsa ho la soluzione
Dentro non si può fumare fuori inquinano la terra
Un banale mal di gola fa più vittime di una guerra
Oggi il commercialista si chiama creativo fiscale
E chi si sente di merda non sa chi chiamare
Ma vi lascio dentro i bar, me ne torno in riva al mare
Io vi lascio dentro i bar, ho ancora voglia di lottare
Ma vi lascio dentro i bar, non mi faccio abbindolare
No non posso più ascoltare le vostre grandi verità
Noi non cavalchiamo il passato, abbiamo fatto un lifting ai pensieri
Il nostro credo è cambiato e la memoria arriva fino a ieri
Non c’è morale che tenga, quello che conta è farsi largo
La libertà non è morta, si gode il letargo
Ma vi lascio dentro i bar, me ne torno in riva al mare
Ho bisogno di sperare, voi restate pure là
Ma vi lascio dentro i bar, a sparlare e compatire
A criticare e benedire come i santoni del lunedì
Forse arriverà qualcuno che mi chiamerà per nome
E non si affiderà alla maschera di un’impressione
Forse ci sarà qualcuno a bordo di un’emozione
Che ci raggiungerà e canteremo una canzone
io vi lascio dentro i bar, si vi lascio dentro i bar
voi restate pure là, io vi lascio dentro i bar… another tequila, Manuel?
Io vi lascio dentro i bar me ne torno in riva al mare
Io vi lascio dentro i bar, ho ancora voglia di lottare
Ma vi lascio dentro i bar, non mi faccio abbindolare
No non posso più ascoltare le vostre chiacchiere
Ma vi lascio dentro i bar me ne torno in riva al mare
Io non riesco a sopportare chi ha paura di sognare
Ma vi lascio dentro i bar, ho qualcosa in cui sperare
Un’onda se n’è appena andata, un’altra presto arriverà
(dall'album di Freddie "Nel regno degli animali")
sabato 25 ottobre 2008
NONNO KAZUNGU E LE NOTIZIE
Quel pomeriggio il sole rideva come quando le nuvole si prendono a calci da qualche altra parte, un vento consapevole trasportava l'odore della sterpaglia bruciata e delle vacche al pascolo, i canti giocosi dei bimbi e quelli di fatica delle donne, chine sul bucato o in piedi con la schiena fiera e i pesi in testa.
"Cosa c'è di più multimediale del vento – ragionava in italiano, parlando in swahili lo Svaporato – regala il suono d'ogni cosa, trasporta oggetti che puoi vedere, come quel sacchetto di plastica o quella foglia, e anche l'odore del mondo. Inventeranno mai un telefonino o una televisione che ti fa sentire l'odore del luogo da cui trasmette?"
Lo Svaporato non era stato soprannominato così per caso. Nonno Kazungu osservava quel ragazzo irsuto e ciondolante, figlio del suo storico datore di lavoro italiano di Malindi, che era passato a trovarlo a Kakoneni.
"Non ti seguo, ma ho capito" rispose.
"Che ci importa della televisione, quando abbiamo il vento?"
"Adesso ti seguo…ma non ti capisco. Uomo bianco, vieni in Africa e ci tratti come primitivi, te la prendi perché non capiamo un accidente, perché siamo indietro, perché non collaboriamo e viviamo alla giornata…e poi vorresti tornare indietro tu e ascoltare il vento?"
"Nooo, per carità! – sorrise lo Svaporato – ogni tanto sogno…e i sogni mica li puoi scegliere…arrivano da soli"
Nonno Kazungu fece segno di attraversare la strada, in lontananza un uomo portava a mano la sua bicicletta, carica di carbone.
"Allora facciamo che anche la televisione sia uno di quei sogni che non possiamo decidere di sognare…che ci importa delle notizie, abbiamo il vento!"
"Ah, Kazungu, quanto ci manca la tua saggezza a Malindi…"
Raggiunsero il Safari Bar che era già l'ora di una birretta, per lo Svaporato, e di un "ginger ale" per il nonno.
"Ah, oggi hai portato il mzungu! - esclamò l'enorme barista Kibonge, alla vista dell'italiano – così ci spiega perché agli americani piace mettere la gente nei guai per poi aiutarla e potersi vantare di avere aggiustato le cose. E' come sei io ti regalassi un cucciolo di leopardo per fare da guardia al tuo villaggio, quello cresce e un giorno ti sbrana due nipoti e distrugge mezza capanna. Allora arrivo e lo ammazzo con un colpo di fucile, proprio mentre sta per azzannarti alla gola e ti dico – se non ci fossi stato io, a quest'ora saresti bell'e morto, mio caro -".
"E magari ti convinco a comprare anche il fucile…a prezzo di favore, s'intende" aggiunse Makotsi, l'elettricista.
"Questo bar è un covo di reazionari - precisò nonno Kazungu all'ospite occidentale, sorseggiando il suo ginger ale tiepido – sono convinti che si stava meglio quando si stava peggio…ma loro stessi erano i primi a lamentarsi del presidente-dittatore. Al referendum votarono per la democrazia, festeggiarono le prime libere elezioni. Non è ridicolo tutto ciò?"
"La democrazia non va bene per l'Africa" lanciò Kibonge
"Ti meriti Amin Dada…" replicò Lawrence Kamongo, il venditore di telefonini
"E tu Hillary Clinton…"
"Brutta donna bianca grinzosa…"
"Sarà bella quella cicciona di tua moglie…"
"Baaastaaaa!" urlò il prete, vedendo che la discussione rischiava di degenerare nella volgarità.
"Credo che sia nella natura dell'uomo – disse lo Svaporato – ogni tanto sente il bisogno di cambiare, di evolversi. Ritiene il cambiamento un fatto positivo di per sé, senza preoccuparsi se porterà benefici o meno".
Nonno Kazungu sospirò.
"Mi parli di istinto. Ma l'uomo è un animale e qui siamo alle porte della Savana. Dimmi, ha mai sbagliato la Savana? Il grande esempio di coerenza della Savana non ci ha insegnato niente?"
"Eccome se vi ha insegnato…infatti abbracciate le idee democratiche soltanto duecento anni dopo la Rivoluzione Francese!"
"Nessuno ci aveva avvertito…"
La platea del Safari Bar scoppiò in una risata.
Anche Kibebe lo scemo che di tutto il discorso aveva compreso solo "animale" e "Savana".
"Gli animali sono animali, Kazungu…pensa cosa accadrebbe se un giorno una gazzella convincesse le altre che esiste un posto in cui il leone per legge non può sbranarle…"
"Non ci crederebbero!" gridò Kamongo, il venditore di telefonini.
"Le direbbero – vacci tu e poi mandaci una cartolina -!" rise Makotsi.
"No, un animale non lascerebbe mai la sua Savana, a costo di rischiare ogni giorno la sua vita"
"Vedete? L'uomo invece lo fa!"
"Perché l'uomo è più stupido degli animali!" sentenziò Kibonge.
"O perché è più coraggioso?"
"Incosciente, vuoi dire!"
"Insoddisfatto…"
"Affamato…vorace più di un coccodrillo"
"Intelligente…si vuol sempre migliorare…"
"Scemo…anche a costo di peggiorare!"
In quel momento il prete, che se n'era stato in disparte, si alzò e chiese gentilmente di fare silenzio.
"SSSHHHH. LE NOTIZIE!"
La televisione annunciava che una settimana di trattative serrate tra i due leader politici, con la mediazione di Koffi Annan, non era stata sufficiente a metterli d'accordo. Così il prossimo lunedì sarebbe sbarcata a Nairobi anche Condoleeza Rice in persona.
Il VERO presidente degli Stati Uniti, secondo alcuni, tra cui il barista Kibonge.
"Eccola! Viene ad ammazzare il leopardo…" disse Makotsi
"E a venderci il fucile!" rimbalzò il piccolo Kitsao, sollevando lo sguardo dal quaderno dei compiti.
"Ti sembra il luogo giusto, questo per studiare?" lo redarguì nonno Kazungu in tono burbero.
"E a te sembra il luogo giusto, un lussuoso resort in Savana e per discutere della crisi di una Nazione che si lascia centinaia di morti alle spalle?" rispose il saputello.
"Mi sa che questo ti diventa comunista…" disse lo Svaporato, appoggiando una mano sulla spalla del vecchio.
"Noooo…è soltanto rompicoglioni, con l'età si aggiusta…ma ha tanta voglia di studiare!"
"E noi lo manterremo" confermò il mzungu.
"Anche se ci si rivolterà contro…" sorrise Makotsi.
Il telegiornale si chiudeva rimandando tutto, per l'ennesima volta, alla prossima settimana.
Ribadiva però che gli scontri erano cessati e che le strade erano sicure, anche quelle per l'Uganda e le sterrate del Masai Mara.
Kibonge battè un cucchiaio sulla formica del bancone.
"E adesso vorrei sentire un parere dell'uomo bianco sulla situazione keniota!"
Lo Svaporato osservò dalle grate della finestra di fianco al suo tavolino il cielo che si colorava di lilla. Il sole aveva smesso di ridere, mandava vampate di luce rossa come sbadigli, velandosi di malinconia, dolce e aspro come un arancia.
Si sgranchì la gola e ordinò un'altra Tusker.
"La situazione keniota non differisce dalla situazione nel resto del pianeta. Nel mondo occidentale si vive di più ma si vive peggio, ci si ammala di altre malattie, si paga molto di più per essere curati leggermente meglio, si muore giorno dopo giorno e non di colpo, si diventa più ricchi fuori e più poveri dentro, più colti dentro e più ignoranti fuori. Nel mondo occidentale non si ascolta più il vento, ma la televisione…."
Sarebbe andato avanti per ore, e per tante altre Tusker. Ma era ora di tornare a Malindi, prima che il buio si impadronisse della strada. Lo Svaporato tornò in sé, valutò la platea e lo sguardo di nonno Kazungu implorante pietà.
"…Ehm…comunque ritengo che gli interessi mondiali in questo Paese siano tali per cui i due leader politici saranno obbligati a rigare dritto e trovare al più presto un compromesso, che rimetta in carreggiata il Kenya e limiti i danni arrecati all'economia. Arriveranno aiuti ai profughi e tornerà il turismo. Io sono ottimista, avremo presto buone notizie!"
"Bravo! Anche noi siamo ottimisti! Evviva le buone notizie" esclamò Kamongo!
"Avremo buone notizie!" fecero eco gli altri avventori!
"Con l'aiuto di Dio…" aggiunse il prete.
Makotsi lo salutò con affetto, Kibonge con un po' di commiserazione, intascando i soldi delle bevute.
"Alle buone notizie!"
Nonno Kazungu lo abbracciò.
Nell'aria si diffondeva odore di capretto alla brace e patate cotte nel carbone.
I due si guardarono negli occhi come animali della stessa razza.
I loro sguardi sembravano dire la stessa cosa.
"In ogni caso, abbiamo sempre il vento!"
"Cosa c'è di più multimediale del vento – ragionava in italiano, parlando in swahili lo Svaporato – regala il suono d'ogni cosa, trasporta oggetti che puoi vedere, come quel sacchetto di plastica o quella foglia, e anche l'odore del mondo. Inventeranno mai un telefonino o una televisione che ti fa sentire l'odore del luogo da cui trasmette?"
Lo Svaporato non era stato soprannominato così per caso. Nonno Kazungu osservava quel ragazzo irsuto e ciondolante, figlio del suo storico datore di lavoro italiano di Malindi, che era passato a trovarlo a Kakoneni.
"Non ti seguo, ma ho capito" rispose.
"Che ci importa della televisione, quando abbiamo il vento?"
"Adesso ti seguo…ma non ti capisco. Uomo bianco, vieni in Africa e ci tratti come primitivi, te la prendi perché non capiamo un accidente, perché siamo indietro, perché non collaboriamo e viviamo alla giornata…e poi vorresti tornare indietro tu e ascoltare il vento?"
"Nooo, per carità! – sorrise lo Svaporato – ogni tanto sogno…e i sogni mica li puoi scegliere…arrivano da soli"
Nonno Kazungu fece segno di attraversare la strada, in lontananza un uomo portava a mano la sua bicicletta, carica di carbone.
"Allora facciamo che anche la televisione sia uno di quei sogni che non possiamo decidere di sognare…che ci importa delle notizie, abbiamo il vento!"
"Ah, Kazungu, quanto ci manca la tua saggezza a Malindi…"
Raggiunsero il Safari Bar che era già l'ora di una birretta, per lo Svaporato, e di un "ginger ale" per il nonno.
"Ah, oggi hai portato il mzungu! - esclamò l'enorme barista Kibonge, alla vista dell'italiano – così ci spiega perché agli americani piace mettere la gente nei guai per poi aiutarla e potersi vantare di avere aggiustato le cose. E' come sei io ti regalassi un cucciolo di leopardo per fare da guardia al tuo villaggio, quello cresce e un giorno ti sbrana due nipoti e distrugge mezza capanna. Allora arrivo e lo ammazzo con un colpo di fucile, proprio mentre sta per azzannarti alla gola e ti dico – se non ci fossi stato io, a quest'ora saresti bell'e morto, mio caro -".
"E magari ti convinco a comprare anche il fucile…a prezzo di favore, s'intende" aggiunse Makotsi, l'elettricista.
"Questo bar è un covo di reazionari - precisò nonno Kazungu all'ospite occidentale, sorseggiando il suo ginger ale tiepido – sono convinti che si stava meglio quando si stava peggio…ma loro stessi erano i primi a lamentarsi del presidente-dittatore. Al referendum votarono per la democrazia, festeggiarono le prime libere elezioni. Non è ridicolo tutto ciò?"
"La democrazia non va bene per l'Africa" lanciò Kibonge
"Ti meriti Amin Dada…" replicò Lawrence Kamongo, il venditore di telefonini
"E tu Hillary Clinton…"
"Brutta donna bianca grinzosa…"
"Sarà bella quella cicciona di tua moglie…"
"Baaastaaaa!" urlò il prete, vedendo che la discussione rischiava di degenerare nella volgarità.
"Credo che sia nella natura dell'uomo – disse lo Svaporato – ogni tanto sente il bisogno di cambiare, di evolversi. Ritiene il cambiamento un fatto positivo di per sé, senza preoccuparsi se porterà benefici o meno".
Nonno Kazungu sospirò.
"Mi parli di istinto. Ma l'uomo è un animale e qui siamo alle porte della Savana. Dimmi, ha mai sbagliato la Savana? Il grande esempio di coerenza della Savana non ci ha insegnato niente?"
"Eccome se vi ha insegnato…infatti abbracciate le idee democratiche soltanto duecento anni dopo la Rivoluzione Francese!"
"Nessuno ci aveva avvertito…"
La platea del Safari Bar scoppiò in una risata.
Anche Kibebe lo scemo che di tutto il discorso aveva compreso solo "animale" e "Savana".
"Gli animali sono animali, Kazungu…pensa cosa accadrebbe se un giorno una gazzella convincesse le altre che esiste un posto in cui il leone per legge non può sbranarle…"
"Non ci crederebbero!" gridò Kamongo, il venditore di telefonini.
"Le direbbero – vacci tu e poi mandaci una cartolina -!" rise Makotsi.
"No, un animale non lascerebbe mai la sua Savana, a costo di rischiare ogni giorno la sua vita"
"Vedete? L'uomo invece lo fa!"
"Perché l'uomo è più stupido degli animali!" sentenziò Kibonge.
"O perché è più coraggioso?"
"Incosciente, vuoi dire!"
"Insoddisfatto…"
"Affamato…vorace più di un coccodrillo"
"Intelligente…si vuol sempre migliorare…"
"Scemo…anche a costo di peggiorare!"
In quel momento il prete, che se n'era stato in disparte, si alzò e chiese gentilmente di fare silenzio.
"SSSHHHH. LE NOTIZIE!"
La televisione annunciava che una settimana di trattative serrate tra i due leader politici, con la mediazione di Koffi Annan, non era stata sufficiente a metterli d'accordo. Così il prossimo lunedì sarebbe sbarcata a Nairobi anche Condoleeza Rice in persona.
Il VERO presidente degli Stati Uniti, secondo alcuni, tra cui il barista Kibonge.
"Eccola! Viene ad ammazzare il leopardo…" disse Makotsi
"E a venderci il fucile!" rimbalzò il piccolo Kitsao, sollevando lo sguardo dal quaderno dei compiti.
"Ti sembra il luogo giusto, questo per studiare?" lo redarguì nonno Kazungu in tono burbero.
"E a te sembra il luogo giusto, un lussuoso resort in Savana e per discutere della crisi di una Nazione che si lascia centinaia di morti alle spalle?" rispose il saputello.
"Mi sa che questo ti diventa comunista…" disse lo Svaporato, appoggiando una mano sulla spalla del vecchio.
"Noooo…è soltanto rompicoglioni, con l'età si aggiusta…ma ha tanta voglia di studiare!"
"E noi lo manterremo" confermò il mzungu.
"Anche se ci si rivolterà contro…" sorrise Makotsi.
Il telegiornale si chiudeva rimandando tutto, per l'ennesima volta, alla prossima settimana.
Ribadiva però che gli scontri erano cessati e che le strade erano sicure, anche quelle per l'Uganda e le sterrate del Masai Mara.
Kibonge battè un cucchiaio sulla formica del bancone.
"E adesso vorrei sentire un parere dell'uomo bianco sulla situazione keniota!"
Lo Svaporato osservò dalle grate della finestra di fianco al suo tavolino il cielo che si colorava di lilla. Il sole aveva smesso di ridere, mandava vampate di luce rossa come sbadigli, velandosi di malinconia, dolce e aspro come un arancia.
Si sgranchì la gola e ordinò un'altra Tusker.
"La situazione keniota non differisce dalla situazione nel resto del pianeta. Nel mondo occidentale si vive di più ma si vive peggio, ci si ammala di altre malattie, si paga molto di più per essere curati leggermente meglio, si muore giorno dopo giorno e non di colpo, si diventa più ricchi fuori e più poveri dentro, più colti dentro e più ignoranti fuori. Nel mondo occidentale non si ascolta più il vento, ma la televisione…."
Sarebbe andato avanti per ore, e per tante altre Tusker. Ma era ora di tornare a Malindi, prima che il buio si impadronisse della strada. Lo Svaporato tornò in sé, valutò la platea e lo sguardo di nonno Kazungu implorante pietà.
"…Ehm…comunque ritengo che gli interessi mondiali in questo Paese siano tali per cui i due leader politici saranno obbligati a rigare dritto e trovare al più presto un compromesso, che rimetta in carreggiata il Kenya e limiti i danni arrecati all'economia. Arriveranno aiuti ai profughi e tornerà il turismo. Io sono ottimista, avremo presto buone notizie!"
"Bravo! Anche noi siamo ottimisti! Evviva le buone notizie" esclamò Kamongo!
"Avremo buone notizie!" fecero eco gli altri avventori!
"Con l'aiuto di Dio…" aggiunse il prete.
Makotsi lo salutò con affetto, Kibonge con un po' di commiserazione, intascando i soldi delle bevute.
"Alle buone notizie!"
Nonno Kazungu lo abbracciò.
Nell'aria si diffondeva odore di capretto alla brace e patate cotte nel carbone.
I due si guardarono negli occhi come animali della stessa razza.
I loro sguardi sembravano dire la stessa cosa.
"In ogni caso, abbiamo sempre il vento!"
venerdì 24 ottobre 2008
PENNETTE ALLA FREDDIE
Che il gorgonzola e il salmone non stiano bene insieme
è una convenzione della borghesia culinaria.
Questa non è cucina creativa, è solo uno dei tanti modi per provare piacere.
La ricetta è per quattro persone.
Prendete un tegame e mettetelo sul fuoco, lento il fuoco, lento il fuoco
fatelo scaldare poi aggiungete una noce di burro,
trenta secondi e giù uno spicchio d’aglio sapientemente ripulito dell’anima.
Pizzico di sale, spolverata di pepe, grattugiatine di noce moscata,
poi il salmone fresco tagliato a cubetti o se preferite quello affumicato a frattaglie,
un paio d’etti e mezzo possono bastare.
Il tempo che da rosa il salmone diventi beige e via una spruzzata di vodka nel tegame.
Diciamo dieci centilitri, per chi non ha occhio.
Rimestare un attimo, far saltare il soffritto, rimestare un attimo far saltare il soffritto
La vodka è mezza evaporata e quel che resta ha fatto un guazzetto col salmone,
è ora di rimuovere lo spicchio d’aglio,
è ora di aggiungere il gorgonzola.
Ne bastano due etti, di quello cremoso.
Mescolate a fuoco lento fino a farlo sciogliere e alla fine
date un’annaffiata di panna fresca da cucina.
Fate cuocere le penne mi raccomando al dente le penne al dente
e poi fatele saltare un poco nel tegame.
Potete accompagnare il tutto con un bianco campano,
del Fiano di Avellino o una Falanghina leggermente aromatica
oppure con un Rossese di Dolceacqua o un buon Cabernet veneto.
Buon appetito.
(tratto dall'album di Freddie "Nel regno degli Animali")
è una convenzione della borghesia culinaria.
Questa non è cucina creativa, è solo uno dei tanti modi per provare piacere.
La ricetta è per quattro persone.
Prendete un tegame e mettetelo sul fuoco, lento il fuoco, lento il fuoco
fatelo scaldare poi aggiungete una noce di burro,
trenta secondi e giù uno spicchio d’aglio sapientemente ripulito dell’anima.
Pizzico di sale, spolverata di pepe, grattugiatine di noce moscata,
poi il salmone fresco tagliato a cubetti o se preferite quello affumicato a frattaglie,
un paio d’etti e mezzo possono bastare.
Il tempo che da rosa il salmone diventi beige e via una spruzzata di vodka nel tegame.
Diciamo dieci centilitri, per chi non ha occhio.
Rimestare un attimo, far saltare il soffritto, rimestare un attimo far saltare il soffritto
La vodka è mezza evaporata e quel che resta ha fatto un guazzetto col salmone,
è ora di rimuovere lo spicchio d’aglio,
è ora di aggiungere il gorgonzola.
Ne bastano due etti, di quello cremoso.
Mescolate a fuoco lento fino a farlo sciogliere e alla fine
date un’annaffiata di panna fresca da cucina.
Fate cuocere le penne mi raccomando al dente le penne al dente
e poi fatele saltare un poco nel tegame.
Potete accompagnare il tutto con un bianco campano,
del Fiano di Avellino o una Falanghina leggermente aromatica
oppure con un Rossese di Dolceacqua o un buon Cabernet veneto.
Buon appetito.
(tratto dall'album di Freddie "Nel regno degli Animali")
giovedì 23 ottobre 2008
IL PASTORE DI ENDEBESS
A me di Kibaki e Odinga non è mai fregato un bel niente.
A me importa delle mie vacche, specialmente.
Poi anche dei miei figli, ma quelli muoiono anche se gli stai dietro, anche se li segui a vista.
Si lamentano e muoiono, prima di averti dato frutti. Le loro madri come frutto ti hanno dato quelle bestiole e se loro non hanno dato frutti ti sembra di avere vissuto per niente.
Mica puoi tenerli alla corda, i figli.
E allora trovati una moglie più giovane, falla scopare da tuo padre o da tuo fratello maggiore e, se è buona e resistente, scopala per un po’. Se hai fortuna in cinque anni non ti fa più di tre bambini.
Le mogli non sono fondamentali. A Kitale per scopare ci sono le ugandesi, che però vogliono tanti soldi. Anche a Tororo ci sono le ugandesi e costano di meno, ma quel che risparmi in soldi lo spendi in tempo e fatica: tre ore in camion (venti scellini per il passaggio) e poi valicare il confine, attraverso le gole di Walanga. Poi altre due ore di roccia con i piedi sanguinanti avvolti in pelle di antilope, fino alla strada ad aspettare un altro camion. Questo costa solo 10 scellini, se hai la moneta ugandese. Un safari di un giorno per trovarti una donna più nera di me che odora di erbe di città e si muove con lentezza, non come tua moglie che sembra sempre un animale braccato.
Cinque minuti ed è tutto finito. Quasi meglio scoparsi una capra.
L’ho fatto solo due volte. La prima ero ragazzino, la seconda avevo deciso di scappare e di fermarmi a lavorare a Tororo. La polizia ugandese mi ha rimandato indietro e per un anno non ho avuto il coraggio di guardare in faccia i miei vecchi.
Da allora ho pensato che le vacche sono meglio.
Con le vacche ci bevi il latte, ci cresci i tuoi figli che uno su quattro ti darà i frutti. Con le vacche ci puoi scopare, nel senso che più vacche hai e più mogli ti puoi comprare. Se la vacca si ammala te la puoi mangiare e vendere la carne. Ti puoi mangiare anche il vitello, se hai tanta fame da non aspettare che diventi un bue. Alle vacche basta l’erba e se hai la forza e la pazienza da salire fino al Grande Monte, trovi anche quella buona e ti fumi quella che cresce spontanea.
La più buona sta sulle colline di Kaptaleria. Se arrivi fino a là e ti piace il rischio, puoi andare a Eldoret una volta al mese e venderla. Puoi guadagnare anche 150 scellini. Sono i soldi per cinque chili di polenta. Non si può vivere solo con le vacche, ma senza di loro non avrei scoperto questo business.
A me di Kibaki e Odinga non frega niente. Adesso hanno fatto la pace, prima avevano scatenato la guerra. Ma qui a Endebess la guerra si è sempre fatta. Si muore e ci si uccide da quando c’è la parola per dire le cose. Ci si ammazza per le vacche, per la terra e per l’erba migliore.
Noi siamo tutti di una tribù, ma c’è qualcuno che si sente diverso, perché viene da Kimilili e dice che noi non siamo Kalenjin, ma mezzi Kamba. Dicono che tanti anni fa noi stavamo a Kapchorwa, dall’altra parte del Grande Monte. In Uganda. Ci hanno sempre ucciso se ci trovavamo dalle loro parti con le nostre vacche, hanno segnato la terra dei pascoli e distrutto le nostre capanne temporanee. Conoscono le nostre abitudini e ci aspettano. Qualcuno di loro non compra le vacche, aspetta le nostre. E se uno dei nostri ne incontra uno dei loro da solo, perché sta segnando un terreno o seguendo le orme di un percorso nuovo, dovrebbe ucciderlo.
Mio fratello lo ha fatto, io ho paura e non mi è mai capitato, ma so che dovrei farlo.
Quando siamo andati a votare abbiamo capito che qualcosa non sarebbe andato per il verso giusto. Erano due di loro a prendere le nostre schede, nella scuola elementare di Endebess. Erano venuti fino a qui da Kitale scortati da una Land Rover della polizia. Solo in queste occasioni si vede una Land Rover, in questo altissimo deserto di roccia e cespugli. Oppure quando arriva l’uomo bianco a regalarci stracci e a darci pastiglie che ci tolgono la febbre gialla.
Due giorni dopo le elezioni qualcuno è partito per Eldoret e non è più tornato. Alla luna nuova sono arrivati in venti e ci hanno rubato cinque vacche. Avevano un camion scassato, che non correva più di mio cugino Kapketirir, quello che è andato a Nairobi a quindici anni e ci manda ogni tanto cinquecento scellini perchè ha vinto una maratona. Così li abbiamo inseguiti cercando di salire sul camion e liberare le vacche, ma è spuntato un uomo grasso con la divisa da militare e ha sparato all’impazzata. Due di noi sono morti e uno oggi ha una gamba che non funziona.
Da quel giorno Endebess si è trasformata in un incubo. Leghiamo le nostre vacche e la notte dormiamo insieme a loro nella capanna, ci organizziamo in ronde per il villaggio e facciamo la guardia a turno. A volte appicchiamo fuochi per ostruire il passaggio e la vista a chi viene da fuori.
Ne abbiamo uccisi due, ma non sono sicuro che volessero le vacche, per me erano soltanto poveri senza tetto che cercavano da mangiare. Qualcuno ha anche festeggiato ubriacandosi di Chang’a.
Dopo un’altra luna, poi, sono arrivati i fuori strada dei bianchi.
C’erano altri neri con loro, perfino due indiani. Indiani così bianchi li avevo visti solo a Kitale, in un negozio di chiodi. I bianchi arrivano sempre dopo, a volte si dice che quando si fermano nel tuo villaggio, per un po’ non succederà niente, ma appena se ne vanno è meglio che te ne scappi anche tu. Così non abbiamo fatto, perché i bianchi e gli indiani che parlano swahili, ci hanno promesso che sarebbero tornati e hanno detto che Kibaki e Odinga hanno firmato la pace e che tutto il mondo li guardava dalla televisione.
Anche a Kitale è arrivata la televisione, e a Eldoret. Ha fatto vedere al mondo i loro morti, le loro case incendiate, i loro volti urlanti. Quelli dei Luo e dei Kikuyu. Per loro sono tutti Luo e Kikuyu, non sanno che ci sono anche i Kalenjin di un certo tipo e quelli di un altro, quelli con tante vacche e la terra migliore dove pascolare e quelli che la vorrebbero.
Così ci ammazziamo ancora adesso, che c’è la pace e che non c’è più la televisione.
E una questione di vacche, quelle avevamo prima, quelle cerchiamo di tenerci adesso e di aumentare.
Vacche, e la terra per pascolare.
NAIROBI - Li hanno assaliti e uccisi per rubar loro il bestiame: 20 persone sono morte cosi’ nella Rift Valley, nell’ovest del Kenya, durante e dopo un raid compiuto martedi’ scorso. Tra le vittime anche 5 banditi, uccisi dalla polizia. Un migliaio i capi di bestiame rubati dagli aggressori. (Agr)
Kitale - 19/03/2008 – Le comunità del Monte Elgon hanno chiesto ufficialmente al Governo di fermare la repressione delle forze di Polizia locali nei villaggi. Gli interventi dei militari si sarebbero resi necessari per sedare nuove faide tra clan per motivi territoriali e di bestiame e avrebbero causato altri morti e feriti. (Reuters)
A me importa delle mie vacche, specialmente.
Poi anche dei miei figli, ma quelli muoiono anche se gli stai dietro, anche se li segui a vista.
Si lamentano e muoiono, prima di averti dato frutti. Le loro madri come frutto ti hanno dato quelle bestiole e se loro non hanno dato frutti ti sembra di avere vissuto per niente.
Mica puoi tenerli alla corda, i figli.
E allora trovati una moglie più giovane, falla scopare da tuo padre o da tuo fratello maggiore e, se è buona e resistente, scopala per un po’. Se hai fortuna in cinque anni non ti fa più di tre bambini.
Le mogli non sono fondamentali. A Kitale per scopare ci sono le ugandesi, che però vogliono tanti soldi. Anche a Tororo ci sono le ugandesi e costano di meno, ma quel che risparmi in soldi lo spendi in tempo e fatica: tre ore in camion (venti scellini per il passaggio) e poi valicare il confine, attraverso le gole di Walanga. Poi altre due ore di roccia con i piedi sanguinanti avvolti in pelle di antilope, fino alla strada ad aspettare un altro camion. Questo costa solo 10 scellini, se hai la moneta ugandese. Un safari di un giorno per trovarti una donna più nera di me che odora di erbe di città e si muove con lentezza, non come tua moglie che sembra sempre un animale braccato.
Cinque minuti ed è tutto finito. Quasi meglio scoparsi una capra.
L’ho fatto solo due volte. La prima ero ragazzino, la seconda avevo deciso di scappare e di fermarmi a lavorare a Tororo. La polizia ugandese mi ha rimandato indietro e per un anno non ho avuto il coraggio di guardare in faccia i miei vecchi.
Da allora ho pensato che le vacche sono meglio.
Con le vacche ci bevi il latte, ci cresci i tuoi figli che uno su quattro ti darà i frutti. Con le vacche ci puoi scopare, nel senso che più vacche hai e più mogli ti puoi comprare. Se la vacca si ammala te la puoi mangiare e vendere la carne. Ti puoi mangiare anche il vitello, se hai tanta fame da non aspettare che diventi un bue. Alle vacche basta l’erba e se hai la forza e la pazienza da salire fino al Grande Monte, trovi anche quella buona e ti fumi quella che cresce spontanea.
La più buona sta sulle colline di Kaptaleria. Se arrivi fino a là e ti piace il rischio, puoi andare a Eldoret una volta al mese e venderla. Puoi guadagnare anche 150 scellini. Sono i soldi per cinque chili di polenta. Non si può vivere solo con le vacche, ma senza di loro non avrei scoperto questo business.
A me di Kibaki e Odinga non frega niente. Adesso hanno fatto la pace, prima avevano scatenato la guerra. Ma qui a Endebess la guerra si è sempre fatta. Si muore e ci si uccide da quando c’è la parola per dire le cose. Ci si ammazza per le vacche, per la terra e per l’erba migliore.
Noi siamo tutti di una tribù, ma c’è qualcuno che si sente diverso, perché viene da Kimilili e dice che noi non siamo Kalenjin, ma mezzi Kamba. Dicono che tanti anni fa noi stavamo a Kapchorwa, dall’altra parte del Grande Monte. In Uganda. Ci hanno sempre ucciso se ci trovavamo dalle loro parti con le nostre vacche, hanno segnato la terra dei pascoli e distrutto le nostre capanne temporanee. Conoscono le nostre abitudini e ci aspettano. Qualcuno di loro non compra le vacche, aspetta le nostre. E se uno dei nostri ne incontra uno dei loro da solo, perché sta segnando un terreno o seguendo le orme di un percorso nuovo, dovrebbe ucciderlo.
Mio fratello lo ha fatto, io ho paura e non mi è mai capitato, ma so che dovrei farlo.
Quando siamo andati a votare abbiamo capito che qualcosa non sarebbe andato per il verso giusto. Erano due di loro a prendere le nostre schede, nella scuola elementare di Endebess. Erano venuti fino a qui da Kitale scortati da una Land Rover della polizia. Solo in queste occasioni si vede una Land Rover, in questo altissimo deserto di roccia e cespugli. Oppure quando arriva l’uomo bianco a regalarci stracci e a darci pastiglie che ci tolgono la febbre gialla.
Due giorni dopo le elezioni qualcuno è partito per Eldoret e non è più tornato. Alla luna nuova sono arrivati in venti e ci hanno rubato cinque vacche. Avevano un camion scassato, che non correva più di mio cugino Kapketirir, quello che è andato a Nairobi a quindici anni e ci manda ogni tanto cinquecento scellini perchè ha vinto una maratona. Così li abbiamo inseguiti cercando di salire sul camion e liberare le vacche, ma è spuntato un uomo grasso con la divisa da militare e ha sparato all’impazzata. Due di noi sono morti e uno oggi ha una gamba che non funziona.
Da quel giorno Endebess si è trasformata in un incubo. Leghiamo le nostre vacche e la notte dormiamo insieme a loro nella capanna, ci organizziamo in ronde per il villaggio e facciamo la guardia a turno. A volte appicchiamo fuochi per ostruire il passaggio e la vista a chi viene da fuori.
Ne abbiamo uccisi due, ma non sono sicuro che volessero le vacche, per me erano soltanto poveri senza tetto che cercavano da mangiare. Qualcuno ha anche festeggiato ubriacandosi di Chang’a.
Dopo un’altra luna, poi, sono arrivati i fuori strada dei bianchi.
C’erano altri neri con loro, perfino due indiani. Indiani così bianchi li avevo visti solo a Kitale, in un negozio di chiodi. I bianchi arrivano sempre dopo, a volte si dice che quando si fermano nel tuo villaggio, per un po’ non succederà niente, ma appena se ne vanno è meglio che te ne scappi anche tu. Così non abbiamo fatto, perché i bianchi e gli indiani che parlano swahili, ci hanno promesso che sarebbero tornati e hanno detto che Kibaki e Odinga hanno firmato la pace e che tutto il mondo li guardava dalla televisione.
Anche a Kitale è arrivata la televisione, e a Eldoret. Ha fatto vedere al mondo i loro morti, le loro case incendiate, i loro volti urlanti. Quelli dei Luo e dei Kikuyu. Per loro sono tutti Luo e Kikuyu, non sanno che ci sono anche i Kalenjin di un certo tipo e quelli di un altro, quelli con tante vacche e la terra migliore dove pascolare e quelli che la vorrebbero.
Così ci ammazziamo ancora adesso, che c’è la pace e che non c’è più la televisione.
E una questione di vacche, quelle avevamo prima, quelle cerchiamo di tenerci adesso e di aumentare.
Vacche, e la terra per pascolare.
NAIROBI - Li hanno assaliti e uccisi per rubar loro il bestiame: 20 persone sono morte cosi’ nella Rift Valley, nell’ovest del Kenya, durante e dopo un raid compiuto martedi’ scorso. Tra le vittime anche 5 banditi, uccisi dalla polizia. Un migliaio i capi di bestiame rubati dagli aggressori. (Agr)
Kitale - 19/03/2008 – Le comunità del Monte Elgon hanno chiesto ufficialmente al Governo di fermare la repressione delle forze di Polizia locali nei villaggi. Gli interventi dei militari si sarebbero resi necessari per sedare nuove faide tra clan per motivi territoriali e di bestiame e avrebbero causato altri morti e feriti. (Reuters)
mercoledì 22 ottobre 2008
WILMA, KATANA E I QUESITI FONDAMENTALI
Lo svaporato.
Da solo.
Sulla riva del fiume.
Alle prime ore del mattino.
Non accende la radio e non ha gli occhi incollati da nessuna parte.
Vuole soltanto parlare con un ippopotamo.
Buongiorno, Wilma!
"'giorno"
Ecco!
"Questa parmigiana fa schifo. E' fatta con le melanzane grigliate"
Credo sia a causa della mancanza di olio di semi in casa.
"Piuttosto non cucinatele"
Pensavo che ti saresti arrabbiata, se fossi arrivato a mani vuote.
"Sono comunque arrabbiata. Sempre."
Wilma, ti sei mai posta le domande fondamentali?
"Quali sarebbero?"
Chi siamo...
"Ippopotami"
Da dove veniamo?
"Galana River"
Perchè siamo qui?
"Melanzane alla parmigiana...di merda"
Dove siamo diretti?
"Marikabuni Primary School"
C'è un'altra vita oltre a questa?
"Sì, ma fa ancora più schifo"
Grazie, Wilma, è piacevole conversare con chi ha le idee chiare.
Lo Svaporato resta solo.
Vorrebbe rivolgere le stesse domande a un Katana qualsiasi, qui sotto il ponte sul fiume Sabaki.
Lo sa, del mondo e anche del resto.
Lo sa che tutto va in rovina, ma di mattina...
Non che un Katana qualsiasi non si sia mai posto i quesiti fondamentali, anzi, probabilmente li ha risolti moooolto prima di noi.
Ecco un esempio di come il giriama modello ha affrontato la questione:
(d = domanda, r = risposta)
d. CHI SONO?
r. Un Katana qualsiasi
d. DA DOVE VENGO?
r. Da Mtangani, sulla strada per le prigioni di Malindi
d. DA DOVE VENIAMO TUTTI?
r. Io da Mtangani, alcuni miei parenti da Kaloleni, i cugini da Marafa. Gli altri, basta chiederglielo.
d. PERCHE’ SIAMO QUI?
r. Per i soldi, altrimenti ce ne stavamo al villaggio a farci i cavoli nostri (e anche le nostre mchiche) dalla mattina alla sera.
d. DA QUANTO TEMPO SIAMO QUI?
r. Parecchio, il matatu è in ritardo
d. DOVE SIAMO DIRETTI?
r. Dipende da chi guida e se ha fatto sufficiente benzina.
d. C’E’ UN ALTROVE?
r. Sì, ma il passaporto per andarci costa troppo e il viaggio non ne parliamo…
Da solo, lungo le rive del Sabaki.
Alle prime luci del mattino...
Da solo.
Sulla riva del fiume.
Alle prime ore del mattino.
Non accende la radio e non ha gli occhi incollati da nessuna parte.
Vuole soltanto parlare con un ippopotamo.
Buongiorno, Wilma!
"'giorno"
Ecco!
"Questa parmigiana fa schifo. E' fatta con le melanzane grigliate"
Credo sia a causa della mancanza di olio di semi in casa.
"Piuttosto non cucinatele"
Pensavo che ti saresti arrabbiata, se fossi arrivato a mani vuote.
"Sono comunque arrabbiata. Sempre."
Wilma, ti sei mai posta le domande fondamentali?
"Quali sarebbero?"
Chi siamo...
"Ippopotami"
Da dove veniamo?
"Galana River"
Perchè siamo qui?
"Melanzane alla parmigiana...di merda"
Dove siamo diretti?
"Marikabuni Primary School"
C'è un'altra vita oltre a questa?
"Sì, ma fa ancora più schifo"
Grazie, Wilma, è piacevole conversare con chi ha le idee chiare.
Lo Svaporato resta solo.
Vorrebbe rivolgere le stesse domande a un Katana qualsiasi, qui sotto il ponte sul fiume Sabaki.
Lo sa, del mondo e anche del resto.
Lo sa che tutto va in rovina, ma di mattina...
Non che un Katana qualsiasi non si sia mai posto i quesiti fondamentali, anzi, probabilmente li ha risolti moooolto prima di noi.
Ecco un esempio di come il giriama modello ha affrontato la questione:
(d = domanda, r = risposta)
d. CHI SONO?
r. Un Katana qualsiasi
d. DA DOVE VENGO?
r. Da Mtangani, sulla strada per le prigioni di Malindi
d. DA DOVE VENIAMO TUTTI?
r. Io da Mtangani, alcuni miei parenti da Kaloleni, i cugini da Marafa. Gli altri, basta chiederglielo.
d. PERCHE’ SIAMO QUI?
r. Per i soldi, altrimenti ce ne stavamo al villaggio a farci i cavoli nostri (e anche le nostre mchiche) dalla mattina alla sera.
d. DA QUANTO TEMPO SIAMO QUI?
r. Parecchio, il matatu è in ritardo
d. DOVE SIAMO DIRETTI?
r. Dipende da chi guida e se ha fatto sufficiente benzina.
d. C’E’ UN ALTROVE?
r. Sì, ma il passaporto per andarci costa troppo e il viaggio non ne parliamo…
Da solo, lungo le rive del Sabaki.
Alle prime luci del mattino...
martedì 21 ottobre 2008
PREFERISCO IL POLIZIESCO
A volte detesto l'uomo.
Spesso non credo che l’abbia creato lo stesso ingegnere che ha creato il creato.
Chi ha inventato il droghiere, pettegolo come un portiere di notte?
Chi ha inventato il corriere della droga che arriva in stazione alle sette?
Chi ha inventato il macellaio? La rude cordialità del casellante?
Da dove arriva l’usuraio? E il mafioso tarchiato con il suo mandante?
A volte non capisco l’uomo.
Spesso non credo che il cameriere sia così felice di versarmi da bere
Chi ha inventato il monsignore che prega ma in testa ha solo il sesso?
chi ha inventato il professore così piccolo nel raccontarti l’universo?
chi ha creato il parrucchiere che usa i bigodini al posto del cervello?
da dove arriva l’impiegato che uccide moglie figli e anche il cognato?
e i vigili, così vigili, che grandi figli di…vigili vigili
i vigili sempre vigili, proprio figli di… vigili vigili
qualcuno prima o poi li multerà?
Se questo è il genere umano, preferisco il poliziesco
Se questo il genere umano, meglio il poliziesco
Avevo dei valori, ma oggi non ci riesco
Non esiste più il genere umano, meritiamo il poliziesco
Ho sopravvalutato l’uomo.
Ho sperato in un mondo in cui nessuno sia il cacciatore e nessuno la preda
Ma chi ha inventato i politici (sia della prima repubblica che della seconda…)
Chi ha creato i dianetici (e i testimoni di Geova)
Chi ha inventato i fanatici (e non solo quelli islamici)
E ci giustifica i carnefici?
Giuro, ho amato l’uomo.
Ho sognato che il rispetto e la verità fanno parte del nostro Dna
Ma chi ha inventato i baristi che maggiorano i prezzi del 300%?
Chi ha inventato i giornalisti che non danno la notizia ma solo il commento?
I cassieri delle poste, che non salutano nemmeno se li paghi?
E i banditori delle aste che da un giorno all’altro diventano maghi?
e i vigili, così vigili, che grandi figli di… vigili, vigili
i vigili sempre vigili, proprio figli di… vigili vigili
qualcuno prima o poi li multerà?
Se questo è il genere umano, preferisco il poliziesco
Se questo è il genere umano, meglio il poliziesco
Avevo dei valori, ma oggi non ci riesco
Non credo più al genere umano, viva il poliziesco
Se questo è il genere umano, preferisco il poliziesco
Se questo il genere umano, preferisco il poliziesco
Non esiste più il genere umano, meritiamo il poliziesco
(dall'album di Freddie "Nel regno degli animali")
Spesso non credo che l’abbia creato lo stesso ingegnere che ha creato il creato.
Chi ha inventato il droghiere, pettegolo come un portiere di notte?
Chi ha inventato il corriere della droga che arriva in stazione alle sette?
Chi ha inventato il macellaio? La rude cordialità del casellante?
Da dove arriva l’usuraio? E il mafioso tarchiato con il suo mandante?
A volte non capisco l’uomo.
Spesso non credo che il cameriere sia così felice di versarmi da bere
Chi ha inventato il monsignore che prega ma in testa ha solo il sesso?
chi ha inventato il professore così piccolo nel raccontarti l’universo?
chi ha creato il parrucchiere che usa i bigodini al posto del cervello?
da dove arriva l’impiegato che uccide moglie figli e anche il cognato?
e i vigili, così vigili, che grandi figli di…vigili vigili
i vigili sempre vigili, proprio figli di… vigili vigili
qualcuno prima o poi li multerà?
Se questo è il genere umano, preferisco il poliziesco
Se questo il genere umano, meglio il poliziesco
Avevo dei valori, ma oggi non ci riesco
Non esiste più il genere umano, meritiamo il poliziesco
Ho sopravvalutato l’uomo.
Ho sperato in un mondo in cui nessuno sia il cacciatore e nessuno la preda
Ma chi ha inventato i politici (sia della prima repubblica che della seconda…)
Chi ha creato i dianetici (e i testimoni di Geova)
Chi ha inventato i fanatici (e non solo quelli islamici)
E ci giustifica i carnefici?
Giuro, ho amato l’uomo.
Ho sognato che il rispetto e la verità fanno parte del nostro Dna
Ma chi ha inventato i baristi che maggiorano i prezzi del 300%?
Chi ha inventato i giornalisti che non danno la notizia ma solo il commento?
I cassieri delle poste, che non salutano nemmeno se li paghi?
E i banditori delle aste che da un giorno all’altro diventano maghi?
e i vigili, così vigili, che grandi figli di… vigili, vigili
i vigili sempre vigili, proprio figli di… vigili vigili
qualcuno prima o poi li multerà?
Se questo è il genere umano, preferisco il poliziesco
Se questo è il genere umano, meglio il poliziesco
Avevo dei valori, ma oggi non ci riesco
Non credo più al genere umano, viva il poliziesco
Se questo è il genere umano, preferisco il poliziesco
Se questo il genere umano, preferisco il poliziesco
Non esiste più il genere umano, meritiamo il poliziesco
(dall'album di Freddie "Nel regno degli animali")
lunedì 20 ottobre 2008
LE RICETTE DEL BABBUINO ORAZIO: GAMBERONI AL MANGO
Una tovaglia quadrettata sulla riva del fiume Sabaki. Una rete da pesca dalle trame fitte. Una teglia pronta per l'ippopotamo Wilma: melanzane alla parmigiana. Ma il babbuino Orazio, cuoco sopraffino o, come ama definirsi lui stesso pensando in grande: "Chef d'Orang", ha altri pensieri per la testa. Osserva il dirupo che sbriciola argilla fin sotto il ponte e confonde il rosso vivo dei sentieri con il verde acceso degli argini. Orazio sta pescando gamberi di foce. Non sono i Jumbo di Lamu, ma ci si può accontentare. Per la sua nuova ricetta ha raccolto manghi maturi dagli alberi dell'immediato entroterra e si è procurato gli altri ingredienti, come sempre, fregandoli nelle cucine di un Resort di Mambrui. D'altronde ci lavora il suo amico cuoco da cui ha carpito i segreti della cucina italiana, per poi farli incontrare con i cibi esotici.
Et voilà, ecco i gamberoni al mango di Orazio!
GAMBERONI AL MANGO
Ingredienti per 4 wazungu
1 kilo di Gamberoni di Lamu (Jumbo prawns). Se sono stati pesati da chi li vende con la sua bilancia fasulla ne servono un kilo e mezzo. Se volete procurarveli voi, avete mezzora di tempo alla foce del Sabaki prima che arrivi Wilma. (45 minuti se viene distratta dalle melanzane alla parmigiana)
2 Manghi fregati da un albero (sono i più gustosi)
Due bustine di anacardi, acquistate in strada da un bambino insistente che però quando lo cercate non c'è mai, quindi fatene scorta quando vi viene a tampinare lui.
Uno spicchio d’aglio prestato dal vicino.
Un bicchiere di vino bianco italiano che non sappia di tappo (rarissimo, in Kenya sanno di tappo anche quelli in cartone) o di vino bianco sudafricano che ha il tappo di plastica ma non sa di vino.
Mezzo tot di Brandy locale. Safari o Furaha le marche più gettonate.
Olio d’oliva per chi ha i soldi, altrimenti il mitico Elianto di semi.
Sale e pepe quanto basta (all’houseboy per rovinarvi la cena)
Arrossate i gamberoni in una padella con un filo d’olio e due dita di vino bianco, a parte fate saltare il mango tagliato a dadini sottili con aglio, olio, sale e pepe e due dita dell'houseboy.
Unite i gamberi alla salsa dopo averli sgusciati lasciando la testa, aggiungendo mezzo tot di brandy e un goccio di tabasco. A parte sbriciolate gli anacardi, se non li ha già mangiati il giardiniere credendo fossero per lui. Preparate una terrina leggermente imburrata, rivestite il corpo nudo del gambero con gli anacardi e metteteli in forno alla temperatura media estiva di Marafa. Dopo una decina di minuti kenioti (dai quindici ai venti minuti italiani) estraeteli e guarniteli nel piatto con il resto della salsa.
Ringraziate il vostro cuoco africano e serviteli in tavola con l’aria orgogliosa di “questo l’ho fatto io!”.
Orazio
Et voilà, ecco i gamberoni al mango di Orazio!
GAMBERONI AL MANGO
Ingredienti per 4 wazungu
1 kilo di Gamberoni di Lamu (Jumbo prawns). Se sono stati pesati da chi li vende con la sua bilancia fasulla ne servono un kilo e mezzo. Se volete procurarveli voi, avete mezzora di tempo alla foce del Sabaki prima che arrivi Wilma. (45 minuti se viene distratta dalle melanzane alla parmigiana)
2 Manghi fregati da un albero (sono i più gustosi)
Due bustine di anacardi, acquistate in strada da un bambino insistente che però quando lo cercate non c'è mai, quindi fatene scorta quando vi viene a tampinare lui.
Uno spicchio d’aglio prestato dal vicino.
Un bicchiere di vino bianco italiano che non sappia di tappo (rarissimo, in Kenya sanno di tappo anche quelli in cartone) o di vino bianco sudafricano che ha il tappo di plastica ma non sa di vino.
Mezzo tot di Brandy locale. Safari o Furaha le marche più gettonate.
Olio d’oliva per chi ha i soldi, altrimenti il mitico Elianto di semi.
Sale e pepe quanto basta (all’houseboy per rovinarvi la cena)
Arrossate i gamberoni in una padella con un filo d’olio e due dita di vino bianco, a parte fate saltare il mango tagliato a dadini sottili con aglio, olio, sale e pepe e due dita dell'houseboy.
Unite i gamberi alla salsa dopo averli sgusciati lasciando la testa, aggiungendo mezzo tot di brandy e un goccio di tabasco. A parte sbriciolate gli anacardi, se non li ha già mangiati il giardiniere credendo fossero per lui. Preparate una terrina leggermente imburrata, rivestite il corpo nudo del gambero con gli anacardi e metteteli in forno alla temperatura media estiva di Marafa. Dopo una decina di minuti kenioti (dai quindici ai venti minuti italiani) estraeteli e guarniteli nel piatto con il resto della salsa.
Ringraziate il vostro cuoco africano e serviteli in tavola con l’aria orgogliosa di “questo l’ho fatto io!”.
Orazio
domenica 19 ottobre 2008
IL METALMECCANICO IN PENSIONE
Cosa direste a un metalmeccanico in pensione
Bravo! Ti senti realizzato oppure sei un coglione
Ma lui ha due figli di nome Emanuela e Mattia
Che a sedici anni è andato via
Colpito a morte dalla polizia
Dopo una sparatoria nei pressi di Verona
Per tutti quanti era una cavia umana
Gli hanno sparato alla testa
Lui protestava per l’aumento degli insaccati senza polifosfati
Che vita abbia fatto chi lo sa
Forse Costanzo o la Carrà
Il giornale ha scritto che
Non era come han detto alla televisione dopo la pubblicità
Se metti un wurstel a tavola la luce si accenderà
Le antenne spesso oscurano le scene della vita quotidiana
E questo il nonno lo sapeva, lui al destino ci credeva
Da quando Emanuela aveva partorito
Due gemelle, però siamesi
Una si è salvata ma ha un emiparesi
E il vescovo in persona è venuto a battezzarla e ha voluto anche baciarla
Che vita abbia fatto chi lo sa
Forse Costanzo o la Carrà
Hanno deciso di chiamarla Maria
Come la madonna ma anche come una zia
Che non sapeva parlare l’italiano correttamente
E aveva fatto il corso Radioelettra per corrispondenza
La grammatica le riusciva come un cavo che fa massa
Ed era anche molto grassa
E questo il nonno lo sapeva, sì questo il nonno lo sapeva
Era solo un metalmeccanico ma aveva cinquant’anni di attività alle sue spalle
Ogni giorno la moglie gli spazzolava il vestito e lucidava le scarpe
Col suo naso scintillante da bevitore di acquasanta
Controllava perfettamente le mosse del compagno di scala quaranta
In piazza e al circolo anziani ci andava raramente
E forse per questo che qualche amico lo trovava indisponente
Riciclava gli spazzolini per pulire i suoi modellini
Che vita abbia fatto chi lo sa, Socrate non l’ha predetto
Nemmeno Sant’Agostino o Pasolini, forse Costanzo o la Carrà
Che vita abbia fatto chi lo sa
Forse Costanzo o la Carrà
Singolo presentato alle selezioni del Premio Recanati 2004
Bravo! Ti senti realizzato oppure sei un coglione
Ma lui ha due figli di nome Emanuela e Mattia
Che a sedici anni è andato via
Colpito a morte dalla polizia
Dopo una sparatoria nei pressi di Verona
Per tutti quanti era una cavia umana
Gli hanno sparato alla testa
Lui protestava per l’aumento degli insaccati senza polifosfati
Che vita abbia fatto chi lo sa
Forse Costanzo o la Carrà
Il giornale ha scritto che
Non era come han detto alla televisione dopo la pubblicità
Se metti un wurstel a tavola la luce si accenderà
Le antenne spesso oscurano le scene della vita quotidiana
E questo il nonno lo sapeva, lui al destino ci credeva
Da quando Emanuela aveva partorito
Due gemelle, però siamesi
Una si è salvata ma ha un emiparesi
E il vescovo in persona è venuto a battezzarla e ha voluto anche baciarla
Che vita abbia fatto chi lo sa
Forse Costanzo o la Carrà
Hanno deciso di chiamarla Maria
Come la madonna ma anche come una zia
Che non sapeva parlare l’italiano correttamente
E aveva fatto il corso Radioelettra per corrispondenza
La grammatica le riusciva come un cavo che fa massa
Ed era anche molto grassa
E questo il nonno lo sapeva, sì questo il nonno lo sapeva
Era solo un metalmeccanico ma aveva cinquant’anni di attività alle sue spalle
Ogni giorno la moglie gli spazzolava il vestito e lucidava le scarpe
Col suo naso scintillante da bevitore di acquasanta
Controllava perfettamente le mosse del compagno di scala quaranta
In piazza e al circolo anziani ci andava raramente
E forse per questo che qualche amico lo trovava indisponente
Riciclava gli spazzolini per pulire i suoi modellini
Che vita abbia fatto chi lo sa, Socrate non l’ha predetto
Nemmeno Sant’Agostino o Pasolini, forse Costanzo o la Carrà
Che vita abbia fatto chi lo sa
Forse Costanzo o la Carrà
Singolo presentato alle selezioni del Premio Recanati 2004
sabato 18 ottobre 2008
NONNO KAZUNGU E IL TURISMO SESSUALE
Quel pomeriggio al Safari Bar tirava aria di dibattito.
Nel preciso instante in cui nonno Kazungu faceva il suo ingresso, valutando il cigolio del cancelletto di ferro e aspettando la consueta risposta dell’upupa in amore sul baobab, il sole colorava la facciata dipinta di fresco color carta da zucchero.
All’interno del locale, in ordine sparso, la Kakoneni che conta: il prete, il rappresentante di telefonini Lawrence Kamongo, l’elettricista Makotsi, il barista Kibonge, il beach-boy imprenditore Kadenge Davide e il suo amico mzungu Svaporato, il vicino di casa Mwachiro e Kibebe, lo scemo.
Sui tavolini di formica ballavano bicchieri spessi dal fondo irregolari e troneggiavano parecchie Tusker Lager. In pratica tutti, tranne Kibebe, stavano bevendo birra, il prete addirittura una guinness, rigorosamente temperatura ambiente.
"Qui si parla di donne" pensò nonno Kazungu.
Uno dei quotidiani locali riportava i risultati di un’indagine dell’Unicef, presentata alcuni mesi prima a Nairobi ma ripresa dalla stampa mondiale ora che il Kenya faceva notizia.
In tempi di pace, di altre guerre bisogna parlare.
"Gli italiani sono al secondo posto" sentenziava Kadenge Davide, quasi a vantarsi della posizione sul gradino di mezzo del podio e battendo con la mano sulla spalla dello Svaporato.
Ormai a Kakoneni rappresentava gli italiani e non solo se ne era fatto una ragione, ma ci sguazzava come un coccodrillo nel Galana.
"Sì, ma noi siamo sempre i primi!" ribattè Kibonge.
Maratona?
Cinquemila metri piani?
Tremila siepi?
Quale altro sport avrebbe visto il Kenya al primo posto e l’Italia al secondo?
"Ciao nonno! Sapevi che il Kenya è una delle principali mete del turismo sessuale nel mondo?"
"Anche della residenza sessuale, a giudicare dalle statistiche" aggiunse lo Svaporato.
"Residenza sessuale?"
"Già, il 38% dei clienti delle ragazze locali siamo noi, i kenioti" disse Makotsi.
"Seguono gli italiani con il 18% e i tedeschi con il 12%..."
"E gli americani che hanno il 2% ma rappresentano il 70% degli incassi totali…" sputò Kadenge
"Ma questo non c’è scritto…?" disse il prete
"Te lo dico io…li ho visti in azione…"
"Basta…per favore! – gridò nonno Kazungu – Datemi un Ginger Ale e fatemi capire".
Cosa vuol dire turismo sessuale? Da quel che si leggeva nel giornale, c’è gente che viene in Kenya soltanto o soprattutto per andare con le ragazze locali, alcuni di loro (ma non ci sono numeri né percentuali) purtroppo cercano le minorenni.
"Secondo me invece è il nostro 38% che si riferisce alle minorenni - disse Kibonge – quanti di voi hanno sposato una ragazza maggiorenne?"
Mwachiro, Makotsi e Kazungu si guardarono allungando il labbro inferiore. Anche il prete annuì silenziosamente, pensando alle decine di matrimoni celebrati a Kakoneni.
"La mia seconda moglie aveva 14 anni"
"Conjestina ne aveva 15 – ricordò il nonno – ma io ne avevo 19…"
La terza moglie di Kokoto ne aveva 13, e lui più di quaranta…"
"Tutto legale?" chiese lo Svaporato.
"Se non le togli dalla scuola dell’obbligo e paghi la famiglia, è tutto a posto" ammise il prete.
"Secondo lei è giusto, padre?" chiese il mzungu.
Il prete prese un bel respiro.
"La nostra società si basa sulla famiglia – cominciò, con tono ieratico, quasi avesse ricevuto un transfer da Cardinal Tarcisio Bertone – che è la struttura portante di ogni villaggio. Prima si costituisce una famiglia e prima se ne hanno i frutti. Qui si è soliti dire che la donna è tale dal giorno in cui ha le mestruazioni…tuttavia i tempi sono cambiati".
"Certo! Oggi le ragazzine sono molto più sveglie…" saltò su Kibebe.
"Zitto, imbecille…" fece Mwachiro, colpendolo con il piede destro sullo stinco, come un panga in un banano.
"Questo è il punto – fece Kadenge – gli europei invece non sono abituati, a quell’età le loro figlie sono ancora bambine, non le darebbero mai in spose per venti capre…"
"Almeno cinquanta…" rise Kibebe e si prese una di quelle pangate che avrebbe saltellato su un piede solo per un paio di giorni.
Il vecchio Kazungu prese in mano la situazione e mollò il ginger ale.
"Non stiamo parlando di abitudini – disse – ma di costrizioni. Gli wazungu che vengono qui trovano due tipi di ragazze: quelle che non vedono l’ora di stare con loro per migliorare le loro condizioni di vita e quelle che invece non vorrebbero, ma vengono costrette dalla povertà, dall’insistenza del mzungu e a volte anche dai propri parenti".
"Sì, ma dov’è lo sfruttamento di cui si parla del giornale? Alla fine è sempre una scelta delle ragazze, non c’è costrizione" interruppe Makotsi.
"Infatti non si parla di violenza sessuale – disse a questo punto lo Svaporato – è il potere dei soldi a farle decidere"
"Ma è così anche in Italia!" ribattè Kadenge Davide, che si ricordò l’offerta di un’amica della suocera della prima moglie vicentina.
"Lo scambio corpo-soldi o sesso-benessere esiste da sempre in tutto il mondo - disse nonno Kazungu – la pedofilia anche, ma è un sopruso e dobbiamo combatterla. Cosa succede se becchiamo un membro del nostro villaggio con una delle nostre figlie non ancora sviluppate?"
"Lo ammazziamo a pangate!" strepitò il grosso Mwachiro, lanciando un’occhiata a Kibebe che ancora girava su sé stesso come una trottola.
"La violenza è sempre da punire" disse il prete "ma ammazzare non è cristiano…"
"Seppellire vivo?" chiese Mwachiro.
"Una bella scossa nei coglioni a 200 volt?" Makotsi.
"E lo sfruttamento?"
"Quello c’è in Italia, dove la prostituzione è in mano alla mafia, al racket della droga e alla malavita - spiegò lo Svaporato – qui finchè resta in mano alle ragazze è semplicemente uno scambio di piaceri. Come fai a considerare prostituzione la ragazza maggiorenne che cammina mano nella mano con il mzungu in spiaggia? Bisogna vigilare piuttosto sui locali notturni che offrono da bere alle ballerine per ubriacarle e renderle consenzienti e consigliare loro i clienti…quella è una brutta abitudine che abbiamo importato noi europei e che porta verso lo sfruttamento".
"Quindi il nostro 38% è diverso dal 18% degli italiani?" chiese Kibonge, guardando Kadenge come a farlo scendere dal podio virtuale.
"Se considerano prostituzione anche pagare una moglie dieci vacche, sì – disse nonno Kazungu – ma quando pubblicheranno i dati dei matrimoni misti in Kenya? Delle coppie che convivono e che continuano a considerare la loro unione uno scambio di carezze e soldi? Ci sono statistiche del genere? Chi le pubblica?".
Quest’ultima domanda era diretta allo Svaporato, che diede l’ultimo sorso alla Tusker e sentì gli occhi di tutto il Safari Bar addosso.
Il sole aveva lasciato una pennellata di tramonto sull’intonaco esterno e si occupava di regalare scie lilla e rosa al cielo della savana.
"Non si possono chiudere in una statistica le ragioni del cuore e quelle del piacere sessuale – disse lo Svaporato, impegnandosi alquanto – l’uomo è un animale da conquista a cui piace tenere la preda in cattività, piuttosto che sbranarla. Tuttavia c’è chi lo fa con amore e rispetto e ci sono anche donne che non conoscono altro modo di vivere di una dorata prigionia".
Nessuno capì nulla, ad eccezione del vecchio Kazungu che, alzandosi, salutò la compagnia.
"Stiamo più vicini alle nostre bambine – fu il suo monito serale – e diamo una controllata ai bianchi che trattano male le nostre donne. Gli europei hanno brutte abitudini, ma per fortuna quasi tutti lasciano a casa il loro lato peggiore, quando vengono qui. Speriamo sia sempre così".
Nel preciso instante in cui nonno Kazungu faceva il suo ingresso, valutando il cigolio del cancelletto di ferro e aspettando la consueta risposta dell’upupa in amore sul baobab, il sole colorava la facciata dipinta di fresco color carta da zucchero.
All’interno del locale, in ordine sparso, la Kakoneni che conta: il prete, il rappresentante di telefonini Lawrence Kamongo, l’elettricista Makotsi, il barista Kibonge, il beach-boy imprenditore Kadenge Davide e il suo amico mzungu Svaporato, il vicino di casa Mwachiro e Kibebe, lo scemo.
Sui tavolini di formica ballavano bicchieri spessi dal fondo irregolari e troneggiavano parecchie Tusker Lager. In pratica tutti, tranne Kibebe, stavano bevendo birra, il prete addirittura una guinness, rigorosamente temperatura ambiente.
"Qui si parla di donne" pensò nonno Kazungu.
Uno dei quotidiani locali riportava i risultati di un’indagine dell’Unicef, presentata alcuni mesi prima a Nairobi ma ripresa dalla stampa mondiale ora che il Kenya faceva notizia.
In tempi di pace, di altre guerre bisogna parlare.
"Gli italiani sono al secondo posto" sentenziava Kadenge Davide, quasi a vantarsi della posizione sul gradino di mezzo del podio e battendo con la mano sulla spalla dello Svaporato.
Ormai a Kakoneni rappresentava gli italiani e non solo se ne era fatto una ragione, ma ci sguazzava come un coccodrillo nel Galana.
"Sì, ma noi siamo sempre i primi!" ribattè Kibonge.
Maratona?
Cinquemila metri piani?
Tremila siepi?
Quale altro sport avrebbe visto il Kenya al primo posto e l’Italia al secondo?
"Ciao nonno! Sapevi che il Kenya è una delle principali mete del turismo sessuale nel mondo?"
"Anche della residenza sessuale, a giudicare dalle statistiche" aggiunse lo Svaporato.
"Residenza sessuale?"
"Già, il 38% dei clienti delle ragazze locali siamo noi, i kenioti" disse Makotsi.
"Seguono gli italiani con il 18% e i tedeschi con il 12%..."
"E gli americani che hanno il 2% ma rappresentano il 70% degli incassi totali…" sputò Kadenge
"Ma questo non c’è scritto…?" disse il prete
"Te lo dico io…li ho visti in azione…"
"Basta…per favore! – gridò nonno Kazungu – Datemi un Ginger Ale e fatemi capire".
Cosa vuol dire turismo sessuale? Da quel che si leggeva nel giornale, c’è gente che viene in Kenya soltanto o soprattutto per andare con le ragazze locali, alcuni di loro (ma non ci sono numeri né percentuali) purtroppo cercano le minorenni.
"Secondo me invece è il nostro 38% che si riferisce alle minorenni - disse Kibonge – quanti di voi hanno sposato una ragazza maggiorenne?"
Mwachiro, Makotsi e Kazungu si guardarono allungando il labbro inferiore. Anche il prete annuì silenziosamente, pensando alle decine di matrimoni celebrati a Kakoneni.
"La mia seconda moglie aveva 14 anni"
"Conjestina ne aveva 15 – ricordò il nonno – ma io ne avevo 19…"
La terza moglie di Kokoto ne aveva 13, e lui più di quaranta…"
"Tutto legale?" chiese lo Svaporato.
"Se non le togli dalla scuola dell’obbligo e paghi la famiglia, è tutto a posto" ammise il prete.
"Secondo lei è giusto, padre?" chiese il mzungu.
Il prete prese un bel respiro.
"La nostra società si basa sulla famiglia – cominciò, con tono ieratico, quasi avesse ricevuto un transfer da Cardinal Tarcisio Bertone – che è la struttura portante di ogni villaggio. Prima si costituisce una famiglia e prima se ne hanno i frutti. Qui si è soliti dire che la donna è tale dal giorno in cui ha le mestruazioni…tuttavia i tempi sono cambiati".
"Certo! Oggi le ragazzine sono molto più sveglie…" saltò su Kibebe.
"Zitto, imbecille…" fece Mwachiro, colpendolo con il piede destro sullo stinco, come un panga in un banano.
"Questo è il punto – fece Kadenge – gli europei invece non sono abituati, a quell’età le loro figlie sono ancora bambine, non le darebbero mai in spose per venti capre…"
"Almeno cinquanta…" rise Kibebe e si prese una di quelle pangate che avrebbe saltellato su un piede solo per un paio di giorni.
Il vecchio Kazungu prese in mano la situazione e mollò il ginger ale.
"Non stiamo parlando di abitudini – disse – ma di costrizioni. Gli wazungu che vengono qui trovano due tipi di ragazze: quelle che non vedono l’ora di stare con loro per migliorare le loro condizioni di vita e quelle che invece non vorrebbero, ma vengono costrette dalla povertà, dall’insistenza del mzungu e a volte anche dai propri parenti".
"Sì, ma dov’è lo sfruttamento di cui si parla del giornale? Alla fine è sempre una scelta delle ragazze, non c’è costrizione" interruppe Makotsi.
"Infatti non si parla di violenza sessuale – disse a questo punto lo Svaporato – è il potere dei soldi a farle decidere"
"Ma è così anche in Italia!" ribattè Kadenge Davide, che si ricordò l’offerta di un’amica della suocera della prima moglie vicentina.
"Lo scambio corpo-soldi o sesso-benessere esiste da sempre in tutto il mondo - disse nonno Kazungu – la pedofilia anche, ma è un sopruso e dobbiamo combatterla. Cosa succede se becchiamo un membro del nostro villaggio con una delle nostre figlie non ancora sviluppate?"
"Lo ammazziamo a pangate!" strepitò il grosso Mwachiro, lanciando un’occhiata a Kibebe che ancora girava su sé stesso come una trottola.
"La violenza è sempre da punire" disse il prete "ma ammazzare non è cristiano…"
"Seppellire vivo?" chiese Mwachiro.
"Una bella scossa nei coglioni a 200 volt?" Makotsi.
"E lo sfruttamento?"
"Quello c’è in Italia, dove la prostituzione è in mano alla mafia, al racket della droga e alla malavita - spiegò lo Svaporato – qui finchè resta in mano alle ragazze è semplicemente uno scambio di piaceri. Come fai a considerare prostituzione la ragazza maggiorenne che cammina mano nella mano con il mzungu in spiaggia? Bisogna vigilare piuttosto sui locali notturni che offrono da bere alle ballerine per ubriacarle e renderle consenzienti e consigliare loro i clienti…quella è una brutta abitudine che abbiamo importato noi europei e che porta verso lo sfruttamento".
"Quindi il nostro 38% è diverso dal 18% degli italiani?" chiese Kibonge, guardando Kadenge come a farlo scendere dal podio virtuale.
"Se considerano prostituzione anche pagare una moglie dieci vacche, sì – disse nonno Kazungu – ma quando pubblicheranno i dati dei matrimoni misti in Kenya? Delle coppie che convivono e che continuano a considerare la loro unione uno scambio di carezze e soldi? Ci sono statistiche del genere? Chi le pubblica?".
Quest’ultima domanda era diretta allo Svaporato, che diede l’ultimo sorso alla Tusker e sentì gli occhi di tutto il Safari Bar addosso.
Il sole aveva lasciato una pennellata di tramonto sull’intonaco esterno e si occupava di regalare scie lilla e rosa al cielo della savana.
"Non si possono chiudere in una statistica le ragioni del cuore e quelle del piacere sessuale – disse lo Svaporato, impegnandosi alquanto – l’uomo è un animale da conquista a cui piace tenere la preda in cattività, piuttosto che sbranarla. Tuttavia c’è chi lo fa con amore e rispetto e ci sono anche donne che non conoscono altro modo di vivere di una dorata prigionia".
Nessuno capì nulla, ad eccezione del vecchio Kazungu che, alzandosi, salutò la compagnia.
"Stiamo più vicini alle nostre bambine – fu il suo monito serale – e diamo una controllata ai bianchi che trattano male le nostre donne. Gli europei hanno brutte abitudini, ma per fortuna quasi tutti lasciano a casa il loro lato peggiore, quando vengono qui. Speriamo sia sempre così".
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