venerdì 30 luglio 2010
RE-FERENDUM
Il 4 agosto in Kenya si vota per approvare o meno la nuova costituzione. Sostanziali cambiamenti con quella redatta dai padri della patria con l'aiuto degli inglesi non ce ne sono, però viene ammodernata, si salta un po' di burocrazia, si concede meno potere al presidente monarca e più al parlamento, compreso quello di alzarsi gli stipendi che sono già tra i più elevati del mondo, si favoriscono le autonomie (sulla costa i mussulmani) e si fanno cadere certi tabù di santa madre chiesa. Insomma ci sono molte delle ricette che piacerebbero anche alla maggioranza degli italiani, se la maggioranza è ancora quella che ha votato per Gasparri, Scajola, Verdini, Dell'Utri, Calderoli, Capezzone. Nel terzo mondo, tra mille difficoltà e ancestrali freni a mano, ce la fanno. Ma qui è più facile: la stampa non è di sinistra e non ci sono le intercettazioni!
martedì 27 luglio 2010
I NOSTRI RAGAZZI

Chissà dove ci porterà questo progetto meraviglioso, che coniuga l'attenzione al sociale che qui in Kenya è un'urgenza dell'anima (chi, vivendo qui, può riuscire ad evitare di fare nel suo piccolo qualcosa per i giovani, spesso innocenti vittime di una condizione ancestrale) e lo sport più popolare del mondo e più amato dai bambini. La Kenya Football Academy cresce ed il merito va in primis a un mezzo doriano come Riccardo Botta, il deus ex machina. Con Karibuni Onlus e anche grazie al Genoa abbiamo creato la scuola calcio legata a doppio filo alla scuola e ai risultati scolastici (sabato 7 la presentazione ufficiale dei 22 selezionati) e adesso si pensa anche al Senior Team. Sport + Educazione. E intanto più di 40 giovanissimi sono stati tolti dalla strada e vedranno il loro futuro da un gradino un po' più alto della loro terra splendida ma controversa e povera.
E noi si va avanti! Eccome se si va avanti!
sabato 24 luglio 2010
BECCIONI IN: "ZUCULIIIN ZUCULIIIN, VIVA ZUCULIN!"

Non è una turbolenza, né il rantolo nasale di un enorme turista belga o tantomeno il malvagio spezzatino al curry della cena a bordo. A svegliarmi di soprassalto, con rivoli di sudore raggelati dall’aria condizionata del boeing, è un pensiero terrificante: vuoi vedere che Preziosi e De Laurentiis hanno litigato e non fanno più il film sui Gormiti?
Che il produttore avesse il quoziente intellettivo di Carparelli l’avevo capito già quando propose la serie A sul modello del football americano, senza retrocessioni. E io mi dovrei puppare le rumente in A tutta la vita? Ora attendo il comunicato ufficiale dell’acquisto di Franco Zuculini, che sicuramente non possiamo mandare in prestito altrove perché è già in prestito da noi, come Destro, Ranocchia e altri sei o sette di cui non posso fare il nome.
De Laurentiis è un pozzo d’intelligenza, ma perché lasciarsi andare a una dichiarazione come quella che ho letto appena prima di prendere il volo?
“Non partecipo all’asta con un presidente di una squadra che vuole Zuculini solo per toglierlo al Napoli”. Forse perché ritiene che lo stesso presidente abbia dato Floccari alla Lazio e il Papa al Milan solo per toglierli al Genoa? Io sti miliardari non li capisco. Fossi in loro mi comprerei una squadra di Lega Pro che fa 200 abbonati a stagione, che mi diverto di più. Compro tutti fenomeni, poi alle ultime giornate mi vendo le partite e rimango in serie C. Tanto nessuno mi contesta e se contestano sono in duecento…quanti cagacazzo volete ci siano oggigiorno tra duecento cristiani? Cinque? O li blandisco, o li compro o li mando affanculo e me ne frego.
Ma i tycoon del calcio oltre che essere ultimiuomini sono primedonne, vogliono il palcoscenico…sapessero almeno cantare o al limite muovere le anche. Scriverei qualcosa per loro. Invece me la canto: “Jamme Jamme Jamme ‘ncoppa Ja, Zucuculì Zucuculà, Zucuculì Zucuculà…”
Ballo sulla poltrona della business class ed esulto, perché a me De Laurentiis sta parecchio sui coglioni! Bravo Enrico, soffiagli il talento argentino e speriamo di riuscire a strappare anche un buon prezzo per il diritto di riscatto della comproprietà a fine stagione, pratica che il produttore, abituato alle battute dei Vanzina, ancora non riesce a capire.
Un altro quesito che mi attanaglia, mentre sorvoliamo la Libia come un Mig d’altri tempi, è: ma i Vanzina nella vita di tutti i giorni, saranno idioti come le battute dei loro film o sono invece fini intellettuali convinti che la gente preferisca la merda? Nella seconda ipotesi, come mai in Italia tutti quelli che vanno avanti con questa certezza hanno successo? Per dire, ora tutti a osannare Checco Zalone. A me sta sul cazzo pure lui, ricicla battute di trent’anni fa col vestito nuovo. E vai di milioni. E noi qui a preoccuparci delle esternazioni di Prez & Gasp.
Sto mondo mi fa sempre più schifo anche guardandolo di sbieco. Per fortuna ci sono le donne, il buon rum, ma anche il whisky la vodka e il cognac. Sì, vabbè, lo champagne. E il cibo, per carità, quasi tutto il cibo. Ok. Più che il mondo intendevo gli esseri umani va bene?
Arrivo a Fiumicino che sono le 23. Una bella escursione, non c’è che dire.
Dai 3 gradi di Jo’Burg ai 43 di Roma è stato come passare da Kate Moss in astinenza a Beyoncé sbronza.
Per fortuna ad attendermi c’è una bottiglia piramidale di J.Bally 12 anos, in pieno petto di Katherine, quasi a formare una scultura delle Isole di Pasqua con le due zinne. Kathrin è una finta bionda austriaca che, oltre a pompe galattiche che nemmeno alla Erg, guida il mio Suv con frigobar come Jakko Nieminen, che è un tennista ma essendo finlandese sicuramente mastica anche di rally. Lei mastica una daygum e tira una grammata con una sola narice. De André sarebbe allibito, altro che miele e cera.
Si parte dritti dritti per Neustift, questo è il programma. A tale scopo l’ho fatta arrivare da Milano, via Innsbruck. Anche perché ho visto troppo tardi la foto di Anita Pittaluga.
Katherine è una fata, talmente rigogliosa e dolce che sono convinto che se riesce a baciare Ranocchia, di colpo si trasformerà in Milito. Poi sono problemi del Gasp a farlo giocare davanti in coppia con Toni. L’ho conosciuta mesi fa a una festa di DJ OTZI che, se non sapete chi è, sono provvisoriamente cazzi vostri, perché pure in Sudafrica hanno ballato la sua “Hey Baby”.
Ma anche chi l’avesse sentita, di certo non sa che la mamma di DJ OTZI era di Neustift Im Stubaital (che secondo me significa “non sniffare su in baita” ahaha me la rido da solo ma non riesco a tradurre la mia simpatia come vorrei a Katherine) e il papà si chiamava Anton ed era tirolese, faceva il dj anche lui ed è morto giovane. Comunque, grazie a Gerhard detto Otzi, il Dj più famoso d’Austria, ho una bella figa di fianco, diciamo in prestito oneroso, e una casetta da utilizzare a Neustift.
Prima dell’alba siamo già sull’autostrada del Brennero. Mentre superiamo l’uscita di Rovereto, vedo una Fiat Brava sfilare in direzione opposta. A parte la bruttezza della macchina, pari quasi all’istinto omosessuale che suscita in me l’efebico Andrea Agnelli, noto un bandierone rossoblu sventolare fuori dal finestrino. Ma che stracazzo fate? Tornate già dal ritiro? Dite la verità, è perché avete scoperto che Fatic è ancora al centro Riattiva di Lavagna? O speravate di vedere Destro? Arriva, arriva Mattia. E’ già il mio idolo, il ragazzino. Me lo sento che lo rimpiangeremo come El Principe. Tutti si aspettano Lucattoni…e invece! Vedrete se non ho ragione. Intanto è arrivato Chico. E’ il primo di 4 grandissimi acquisti che ci faranno divertire un casino. Nei prossimi giorni sono attesi Groucho, Harpo, Zeppo e Gummo. Solo la tristezza di Veloso che non giocherà in Europa potrebbe fare da diga foranea alla loro verve.
Il J.Bailly è già finito. E si vede. Un litro cinquecento chilometri, consumo dignitosissimo.
Urge uno stop, anche perché io ho dormito un po’ ma Katherine ha bisogno di certe batterie di cui solo io posso fornirla, ehehe.
Ci fermiamo in autogrill, mi connetto wireless che è un servizio che danno gratis e infatti fa cagare come un Camogli bruciacchiato fuori ma ancora gelido e mucoso dentro.
Leggo il Secolo XIX e c’è ancora sto cazzo di test di Proust ai giocatori. Ma avete rotto la minchia! O forse sono lontano da certe logiche…c’è qualcuno che se li colleziona tutti? Li compara?
Va a vedere se gli attaccanti amano più i film d’azione e la difesa quelli grotteschi? Se Eduardo sarà mago? Se Palladino ha apprezzato Gomorra come Borriello o se il sogno ricorrente di Palacio è essere un puledro che corre libero nella pampa senza nessun gaucho del cazzo che gli chiede ogni cinque minuti di tornare? Ma vogliamo pensare ai test di Cooper o ai test di cazzo che affollano l’Ataquark insieme ad Atapiero Angela? Mi toccherà invocare di nuovo Atahualpa.
Già sento il ronzio di Pierflavio nelle orecchie…mi dirà che col Gasp Zuculini non avrà spazio, che non è all’altezza di Milanetto, che tanto se è forte passerà all’Inter già a gennaio come Ranocchia…mi fanno impazzire questi pessimisti che pensano calcio come Sebastiao Lazaroni e che sparano quindici nomi per volta ricopiati dalla playstation per poterne azzeccare uno e dire “Hai visto? Che ti avevo detto?”. Quasi meglio il questionario di Alain Proust, uno che anche se ormai ha i suoi anni forse guida meglio di Katherine.
Mentre la mia bella austriaca si fa un pisolo che prelude secondo me a un servizietto al risveglio, compilo in fretta e furia il mio Proust.
Eccolo!
Il tratto principale del mio carattere
TRATTO PEN (E)
La qualità che desidero in un uomo
LA DIPENDENZA
La qualità che preferisco in una donna
I SALDI
Quel che apprezzo di più nei miei amici
I SOLDI
Il mio principale difetto
LA STIPSI
La mia occupazione preferita
OBBLIGARE GLI ALTRI AD OCCUPARSI DI ME
Il mio sogno di felicità
DISTILLARE RUM
Quel che vorrei essere
ANGUILLA
Il Paese dove vorrei vivere
ANGUILLA
La partita di calcio che mi ha emozionato di più
GENOA-CHIEVO 2-2
Il libro preferito
”L’UOMO DEL FIUME”
La canzone preferita
”PAURA DI AUTOSOFFOCARSI CON LE CALZE DI SVETLANA” di F. Beccioni, ma anche WHILE MY GUITAR GENTLY WEEPS di George Harrison non è male
Il film preferito
TRAILERS O FILM PORNO ma anche “L’UOMO CHE USCIVA LA GENTE”
L'idolo sportivo da ragazzo
ENRICO VANO
L'idolo sportivo adesso
MATTIA DESTRO
Il mio eroe nella vita reale
DUPRE’ BARBANCOURT
Quello che detesto più di tutto
QUALSIASI CERCHIO SU SFONDO BLU
Il dono di natura che mi piacerebbe avere
LA COSTANZA DI ROCCO SIFFREDI
Come vorrei morire
DI UN MALE LENTO, ALMENO TRE ANNI, PER GODERMI LA COMPASSIONE ALTRUI
Stato attuale del mio animo
NELL PARTE SINISTRA DELLA SODDISFAZIONE
Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza
NON TORNARE NELLA PROPRIA METACAMPO
Il mio motto
SE NON HAI DI MEGLIO DA FARE, FAI A TE STESSO CIO’ CHE VORRESTI TI FACESSE L’OPINIONE PUBBLICA (una sega)
Kathrine si risveglia. Ho una cassa di birra austroungarica e sei Camogli per la colazione.
L’importante è non scoreggiare già mentre me lo succhia.
Volgare? Che volete, sono figlio di questi tempi. Tempi di troie.
Neustift, Grifone, Rudolf, Caneo…sto arrivando!!!
Noi gridiamo in coro evviva evviva urrà sì si…Zuculiiin, Zuculiiin, viva Zuculin!
lunedì 19 luglio 2010
CHI E' BECCIONI?

Alcuni amici, parenti, conoscenti, pedicure di fiducia mi hanno chiesto chi cavolo sia Freddie Beccioni.
Vorrei spendere poche parole su di lui: Nato a Genova dal 1963 al 1968, calciatore fino all'età di nove anni, cantautore alla costante ricerca di discografici che credano in lui con all'attivo 6000 canzoni depositate alla Siae, vive di rendita grazie all'eredita paterna e materna e ad alcune botte di culo. Alcolista, cocainomane ma della prima ora, puttaniere. Un solo pregio: tifosissimo del Genoa. E' talmente di destra che molti di loro sono convinti sia di sinistra. O viceversa, non ricordo bene.
Il produttore e giornalista televisivo elvetico Edoardo Gatti, a differenza di Beccioni persona di grande cultura e saggezza, e come lui genoano sfegatato, lo ha definito semplicemente "un pirla".
sabato 10 luglio 2010
IL SOGNO DELLA SCUOLA CALCIO DI FREDDIE: CENTO BIMBI SELEZIONATI

Cento bambini kenioti selezionati, dieci partite in un giorno, migliaia di spettatori allo stadio, una grande festa rossoblu con pranzo offerto a tutti dal Genoa Cfc 1893.
Questi i numeri della splendida giornata organizzata sabato scorso a Malindi, in Kenya, per le selezioni finali della Scuola Calcio Genoa Cfc 1893-Karibuni Onlus Como. Sull’erba dello stadio “Alaskan” della cittadina keniota, cento tra i ragazzini dai 10 ai 13 anni più talentuosi del distretto malindino. Dopo una prima selezione (più di cinquecento i giovanissimi kenioti tenuti in considerazione), sono trentasei i prescelti e di questi ne verranno “reclutati” 22, in base ai migliori voti scolastici.
Sono i criteri della Kenya Football Academy, la scuola calcio riconosciuta dalla Federazione Calcio keniota che abbina professionalità a intenti sociali, diretta dall’ex primavera della Sampdoria Riccardo Botta e coordinata dallo scrittore e tifosissimo rossoblu Freddie del Curatolo.
Botta applica i dettami delle scuole calcio Genoa di Barabino & Partners ma anche il programma ufficiale della FIGC, adattandolo ovviamente alle esigenze e alle problematiche di un paese africano del Terzo Mondo. Tra i bambini selezionati, infatti, ci sono situazioni di povertà estrema, gravi problemi famigliari, tematiche che spesso portano questi adolescenti sulla strada, a contatto con droga e violenza.
“Il nostro primo compito – spiega Botta – è quello di garantire a questi giovani un futuro, pagando loro la scuola e migliorandone i servizi, curando la loro salute e l’alimentazione, seguendoli nel loro percorso di crescita. Una volta raggiunti i 14 anni, i migliori di loro entreranno a far parte della Malindi United, accademia per giovani calciatori fino a 18 anni, dove cresciamo talenti che, chissà, un giorno potrebbero vestire la maglia rossoblu”.
Il Genoa Cfc 1893 ci ha visto lungo e per primo nella terra africana che ha dato i natali al campione europeo dell’Inter McDonald Mariga. Il presidente Preziosi infatti, tramite l’associazione Onlus Karibuni di Como, impegnata da anni con progetti di educazione e sanità in Kenya, ha sponsorizzato per il primo semestre di attività la scuola calcio, e sicuramente il Genoa proseguirà quest’avventura africana. Intanto la Malindi United ha tra le sue fila il capitano della nazionale Under 17 keniota, di cui lo stesso Botta è allenatore (ruolo che gli permette di visionare decine di promettenti calciatori dai 14 ai 17 anni) e scommette sul suo futuro. “Si chiama Charles Bruno – spiega l’allenatore ligure, che ha militato anche nel Savona e nel Vado prima di lanciarsi in quest’avventura africana – ed ha lo stesso ruolo di Mariga. Come lui, altri ragazzi di Nairobi che ho visionato, sono già pronti per fare un provino in Italia o comunque, grazie alle nostre scuole calcio, arriveranno già con una marcia in più”.
Sognando di essere campioni, intanto la Kenya Football Academy, grazie alla Karibuni Onlus e al Genoa, fa studiare e garantisce un futuro a tanti ragazzini che ne hanno davvero bisogno. “Con il programma di sostegno a distanza – spiega Freddie del Curatolo – anche i tifosi rossoblu potranno aiutare questi ragazzi, garantendo loro gli studi, fino al diploma di scuola superiore e migliorando la qualità della loro misera vita. Anche chi non dovesse sfondare con il calcio, avrà comunque potuto utilizzare gli strumenti educativi giusti e gli aiuti del mondo solidale rossoblu per crescere più sereno e consapevole, trovare un lavoro e uno stipendio che lo faccia uscire dalla povertà più nera”. Il programma di sostegno a distanza della scuola calcio Genoa in Kenya verrà presentato nelle prossime settimane, quando arriveranno anche le divise messe a disposizione dalla società. Chi si assumerà gli oneri di seguire uno dei 22 giovanissimi calciatori (per una cifra che si aggira su 400 euro all’anno) riceverà online i report sul suo andamento scolastico e su quello calcistico, e tante altre notizie. Inoltre, per chi vorrà visitare la scuola calcio e i suoi ragazzi, tramite il portale italiano www.malindikenya.net ci saranno agevolazioni su viaggi e soggiorni rossoblu. Considerando anche che Malindi è una rinomata località turistica, frequentata ogni anno da migliaia di italiani.
lunedì 5 luglio 2010
NEVIO FAVARO, I MUMFORD E LA COMMEDIA DI EDUARDO
E’ come chi cerca un album dei Mumford & Sons. A parte che sono pochi, perché è un mondo di merda che piange Taricone e non sa chi sia Saramago. Col carisma di Bondi, la favella di Marco Civoli e il savoir faire di Felipe Melo, convinci uno a comperare “Sigh no more” dei Mumford e quello dopo tre ore ti chiama: “eh, ma non l’ho trovato alla Mediaworld…”.Perché, ci trovi una Ovation dodici corde? Il Benriach? Il Demerara 1970 alla Mediaworld? Ci trovi tua sorella che batte? Magari questa settimana e solo questa settimana prima del decoroso oblio, ci puoi raccattare “I grandi successi di Gepy & Gepy” o gusterai le specialità culinarie del Montefeltro, sfuggite ancora per poco alla Denominazione d’Origine Europea.
Così qui in Sudafrica, enorme centro commerciale ormai svuotato delle meraviglie sudamericane e delle finte offerte speciali messicane, giapponesi e slovacche, rimangono sugli scaffali di Soccer City e di Cape Town solo i nuovi “Top 11” e i semifinalisti. Giochi assurdi della grande distribuzione per i quali Podolski vale cinque volte Beausejour solo perché è andato più avanti ed è in bella mostra nel reparto Carri armati.
Io, un grande genoano che vive a Durban di nome Ennio e il giornalista tanzaniano Bumba, non abbiamo bisogno della settimana del ciauscolo, dei coglioni di mulo, o dei ciarimboli. Che Perez è l’uomo giusto per sostituire Juric lo abbiamo capito da mo’, quando ancora non sapevamo se l’Uruguay avrebbe passato il turno. Così come che Dos Santos è una giovanissima salamella.
Ora siamo tutti col fiato sospeso, in attesa che la commedia di Eduardo si risolva con un lieto fine.
Il riassunto delle puntate precedenti della telenovela “Condominio Genoa” racconta che nelle prime puntate il portiere Amelia litiga con il Gaspadrone e dopo qualche mese gli amministratori riescono a fargli fare le valige per un hotel cinque stelle di Milano, stabile di pregio in odor di decadenza. Ora tutti sanno che c’è bisogno di un nuovo receptionist. Il Gaspadrone, che ha gestito in passato un piccolo residence al sud, vorrebbe un Sorrentino o un garzone che aveva anni fa e che nel frattempo, sopravvalutato, fa il consierge in Costa Smeralda. In cambio manderebbe loro volentieri il fattorino Robert, che è caruccio e deve fare ancora gavetta. C’era anche un portiere brasiliano, Felipe, che però caratterialmente non dava affidamento. Poi magari ti fanno entrare nel condominio giri strani di transattaccanti, oscuri personaggi mezzi uomini e mezze ali, terzini che escono a fare commissioni dalle porte laterali e non tornano mai. Nel centro commerciale Sudafrica c’era anche un greco che fa il portiere come Olivera puliva le mattonelle, un serbo che non voleva fare il figlio della serba e finalmente uno interessante pronto a calare la Braga in quanto a provvigioni.
Ora, dice la telenovela, si prova con lui. Intanto la suite condominiale è stata occupata da uno stambeccone che in Sudafrica non c’era, e questo depone a suo favore. “Era fuori stock…ma rimediamo subito”, è stata la scusa più gettonata dagli inservienti.
Da qui a qualche giorno, si attende il maitre del ristorante, quello capace di far girare le cose come si deve, perché per tutto l’anno scorso quel ruolo ha dovuto interpretarlo il sommelier, che oltretutto ha una certa età e non avrà più al suo fianco il contrabbandiere croato che gli procurava porcini dei carpazi e slivoviça. Ce la ridiamo, io e Ennio, che ha scovato chissà dove un Masseto, che se lo trovate e avete voglia di fare una colletta come si deve, è il miglior vino del mondo.
Chiamo l'infido cugino-non-cugino Pierflavio e gli racconto della telenovela.
“Carina – mi dice – peccato che il condominio non è più “Genoa”, ora fa parte della catena “Internazionale”. Dicono che tra qualche anno diventerà definitivamente un supermercato…ahaha rido saltellando come una Ranocchia!”.
Sento dei disturbi, sulla linea, non ancora di fegato.
Ogni qual volta mio cugino si lancia in illazioni che non hanno fondamento, mi sale tutta la Grey Goose che ho bevuto in zona Brera a Milano, prima di evolvermi verso il rum.
Io ero un ragazzino sano, che cantava “serie A o serie B u Grifun l’è sempre chi”, mica cantavo “Parte destra, parte sinistra, il Grifone è presenzialista”…io nel primo portafogli che mi regalarono, tenevo come un santino la figurina di Nevio Favaro, perché quella avevo trovato per prima. Veneravo Odorizzi e Basilico e ne coltivavo il mito come fossero piantine di spezie sul davanzale, fino a tre o quattro anni fa non mi sono mai chiesto se Matteo Ferrari fosse un difensore o una plusvalenza, se col contro riscatto fossimo o meno del gatto. Per me eravamo il Genoa, il Vecchio Balordo. Il presidente, chiunque fosse, era qualcuno da temere o da combattere, a prescindere. Se poi faceva il grande acquisto, lo faceva soltanto per placare il popolo rossoblu.
Lo so, lo so, non è colpa di Prezzemolo Preziosi, che anche se parla troppo e dappertutto, è colpa del mondo che cambia. Ma io che mi sono esaltato e ho amato l’era moderna della cocaina, degli afterhours (non intesi come gruppo, bada bene) e dell’aperitivo in città vecchia. Quasi quasi in città vecchia preferivo vedere il bagascione che pisciava accovacciato nel vicolo facendo attenzione a non centrare i mutandoni e il marocchino come una perla rara che ti vendeva il fumo. Quando il condominio era una mansarda in via della Maddalena. E Nevio Favaro era il suo custode.
Ma lo scherzo della vita è che bisogna andare al passo con i tempi, oppure te ne vai in Africa e non rompi i coglioni. Allora rispondo al reazionario.
“Voglio proprio vedere se, dopo Eduardo, arriva anche Boateng…con Toni, tutto Criscito e senza vendere né Bocchetti né il Papa, cosa mi dici…un Grifone così forte dove l’hai visto?”
Pierflavio riemerge: “Ci vuole un play basso…con Kharja e Boateng la difesa prende masconi anche se di fianco a Ranocchia ci sono Juan e Lucio…”
Niente da fare, non vuol capire che quest’anno, con le altre squadre in crisi e senza soldi, e noi con una marea di giovani in giro per l’Italia a distribuire volantini della Giochi Preziosi, saremo in prima linea. Io sta telenovela me la godo con piacere, e quando inizieranno a ritrasmetterla una volta alla settimana…sarò lì con la mia bella tessera.
Quella della pay-tv, ovviamente...
mercoledì 30 giugno 2010
MALINDI: STESSA SPIAGGIA, STESSO MARE

Stessa spiaggia, stesso mare”, cantava Piero Focaccia quando Malindi era soltanto un “buen retiro” di mercenari inglesi sotto spirito. Oggi la costa keniota, grazie anche agli italiani, ha la sua stagione turistica proprio come quella adriatica o quella ligure. Noi si apre i battenti a metà luglio, poi ci si rilassa ad ottobre e novembre (perché va bene il turismo, l’estate, il lavoro…ma ricordiamoci che siamo in Africa, se la nostra missione era faticare ce ne andavamo in Brianza…) e si riparte con “E la chiamano Estate” di Bruno Martino.
Come ogni stagione, qui a Malindi le piogge hanno mondato pettegolezzi, avventure e disavventure della comunità italiana più numerosa dell’Est Africa. Si riparte tutti da zero (o quasi) e come in un ipotetico campionato, comincia anche il calciomercato. Direttori di alberghi cambiano casacca come gli allenatori, ne arrivano di nuovi dall’estero e quelli storici si riciclano. Qui i residenti di lungo corso f“anno tutti come Trapattoni: in pensione non ci vuole andare nessuno. Tra fare poco e fare un cazzo, la differenza è minima…Ma il calciomercato di Malindi è più creativo di quello vero e proprio. Sì, perché qui capita che un terzino, cambiando squadra, diventi un centravanti e un portiere venga assunto come centrocampista.
“Jambo Ottavio, dove sei a lavorare quest’anno, sempre al Sun & Sea?”
“Macché, Anita! Faccio il costruttore edile”
“Ma l’anno scorso non eri Food & Beverage Manager?”
“E cosa cambia? In ogni caso continuo a darla a bere!”
Come vedete, può capitare addirittura che il massaggiatore sociale diventi presidente della propria squadra. Perché no, il sogno malindino è anche questo.
Tra giugno e luglio arrivano anche gli emigranti. Italiani che hanno deciso di provarci, di cambiare vita. Hanno scelto Malindi e ci arrivano in bassa stagione. Si guardano intorno circospetti, annusano l’aria umida e spesso hanno l’aspetto di uno che prima o poi se ne torna a San Benedetto del Tronto o a Gorizia.
Poi la sera fanno certi incontri…e decidono di prendere tempo.
Qualcosa troveranno anche loro. Perché a Malindi, a differenza dell’Italia, ci sono i saldi d’inizio stagione…
I presidenti, ovvero i proprietari o gestori di Hotel, ristoranti, attività redditizie, conoscono bene i tempi dek Kenya turistico, e conoscono i loro polli stagionali. Così ogni anno puntano al ribasso.
Se un animatore di villaggio turistico dieci anni fa guadagnava come un operaio di Pomigliano, oggi guadagna poco meno di un guidatore di tuk-tuk. Quasi quasi qualcuno ti fa intendere che per avere vitto e alloggio nel suo esclusivo resort, lavorare lì dentro è un favore che ti sta facendo.
Non c’è hotel o villaggio che non abbia un paio di giovani leve, spesso figli di papà, che fingano di essere in vacanza per un anno, e invece stanno svolgendo mansioni fondamentali! Hanno imparato a mimetizzarsi così bene con i turisti che non riusciresti a beccarli mai. Abbronzature invidiabili, notti brave stile Ibiza, orari di sveglia al mattino non proprio da safaristi e metà dell’esiguo stipendio che se ne parte in caffè. Sono loro gli “stranieri” che inflazionano il campionato malindino, coi loro ingaggi ridicoli. Poi un professionista è costretto a riciclarsi come venditore di pannelli solari porta a porta o come produttore di “basucola”, innovativo innesto africano tra basilico e rucola, presente soltanto a Malindi. Sì, perché qui ogni stagione ci si inventa nuovi mestieri, e alla fine tutti campano felici e contenti! Un anno li vedi in duecento a fare decoupage e volerti spacciare mobilia bianchiccia tutta uguale, l’altro anno è di moda il kitesurf, e tutti a piazzarsi in spiaggia con i loro catafalchi, la stagione successiva nascono dodici locali “lounge” che poi non si sa che cazzo siano, ma fanno tutti pessimi cocktail che non capisci quanto costino perché la musica è troppo alta e ipnotica per capire il prezzo detto a voce dal barista (che di listini prezzi non c’è neanche l’ombra).
Evviva Malindi la creativa! Malindi delle stagioni sempre diverse, sempre uguali. In questo angolo di mondo dove, tra mille piccole peripezie, tra micro corruzione e cialtronismo, con ritmi che la moviola è andante con brio al confronto, alla fine facciamo un po’ quello che ci pare con quella libertà che l’Italia sembra aver dimenticato.
Perché Piero Focaccia, che già sapeva come sarebbe andata a finire, cantava anche “lontano, lontano…nessuno ci vedrà”.
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martedì 29 giugno 2010
"THE ABBORDABLES": MEGLIO RON JEREMY DI K.P.BOATENG

Guarda te che coincidenza.
Boateng lo seguivo anch’io da un po’ di tempo.
Almeno da quando ha preferito la Tennent’s Super alla Franziskaner Weiss.
Non che mi faccia impazzire, ma sicuramente è meglio di Van Den Borre, anche come possibile protagonista di film hard-core.
Ne parlo al Twelve Gates di Durban, con il giornalista sportivo tanzaniano Bumba Lalango, mentre seguo distrattamente le evoluzioni di Robinho e spalpebreggio sulle chiappone della cameriera bionda Nadia, che sarebbe perfetta coprotagonista per un pornazzo, ma al fianco (o meglio: dietro, sopra, sotto) del grande Ron Jeremy.
Altro che Kevin Prince Boateng. Quello al massimo può competere grazie al nome e ai tatuaggi.
Bumba, a dispetto del suo nome, è una scheggia d’ebano di un metro e sessantacinque e lo puoi sistemare tranquillamente nello spazio tra il frigorifero e il muro, utilizzandolo come apribottiglie con i suoi dentoni alla Luis Suarez.
Mi dice che sotto i pantaloni, a Ron Jeremy lo farebbe impallidire.
Lui ha coniato il nome per la mia squadra ideale dei mondiali. “The Affordables”, gli acquistabili dal Genoa. Io l’ho maccheronizzata in “The Abbordables”, immaginando allo stesso tempo un vascello somalo con un Gaspirata sulla tolda, Juric rampante sull’albero di trinchetto, il Comandante Prez a prua. Lupi di mare a caccia di scialuppe che navighino in cattive acque con cui fare affari, dopo aver doppiato Capo di Buona Speranza e dopato Capo Zucca.
Fare acquisti ai mondiali è come cercare i saldi a Natale in via Montenapoleone a Milano.
Non dovrebbe essere aria per chi è abituato alle rate Agos dei centri commerciali.
Nadia mi porge foglio e penna e mette in evidenza l’avantreno. Questa la faccio volare come Webber, tanto atterra sui respingenti.Pub del cazzo. Come rum hanno solo il Pampero Aniversario e come vodka l’Absolut.
Vedo su una mensola in alto l’etichetta del Remy Martin e dico a Bumba “vaffanculo” in swahili.
Capisce al balzo e tratta sul prezzo dell’intera boccia impolverata.
Scrivo la formazione degli “Abbordables”.
In porta, ovviamente, Romero. Non per l’espressione da cugino bello di Rubinho o fratello idiota di Demichelis, ma perché tra i buoni numeri 1 è quello che più degli altri è stato avvicinato al Genoa. Infatti l’ho dovuto comperare dall’altra mia formazione, i “The Buffalos”. Verrà brillantemente sostituito da Diego Alves (che sarebbe piaciuto al Gaspagnolo) con Eduardo a fare i saldi di Natale in casa Cupiello.
Nella difesa a 3 da Gaspavento ci metto il cileno Ponce, capelli al vento e buon killer anche se preferisco Lola, che ha voce e culo ragguardevole. Ovviamente al centro Diego Lugano, che ormai probabilmente è un fuori quota, e il Papa che forse in parte è già nostro, pur avendo poche Gasperanze. A centrocampo io dico che, nonostante abbia trent’anni, Diego Perez sarei andato a prelevarlo a Monaco insieme a due amiche lituane di Celle Ligure e gli avrei fatto trovare Jorge Drexler, il più grande cantante uruguaiano, sul divano della suite dell’hotel di famiglia a Cornigliano, a cantargli “Todo se transforma” (così è anche pronto al possibile cambio di ruolo architettato dal Gasprofeta).
Perché da quel che ho visto io qui è un giocatore di corsa, sostanza e piede.
E direi che a trent’anni si è ancora nel fiore, se è vero che Ivan Drago Juric l’abbiamo scrotonizzato a 32. Ora, sembra che Perez abbia firmato già per il Bologna. Vuol dire che viene via al massimo a 2,5 milioni. Era super-abbordable! Poi magari al Monaco hanno il gusto retrò e piace Zapater…ma mi sa che l’iberico è mobilia solo per quell’antiquario nostalgico di Corioni, che sogna anche Recoba, Appiah, Martiradonna e Trifunovic.
Bumba ha in mano anche un Courvoisier e il numero di telefono di Nadia. Quasi quasi lo assumo come segretario. In Tanzania guadagna duecentocinquanta euro al mese ed è un signore. Due terzi se li beve e col resto non paga affitto e ristoranti.
Sarà, ma io Boateng lo vedo sulla fascia, perché a fianco di Perez sogno un regista con le Gaspelotas, uno che detta i tempi, uno talmente preciso che per pulirsi il culo usa il goniometro.
Altro che Annan, con buona pace delle Nazioni Unite. Ma forse questo ruolo non esiste più.
Infatti mi chiedevo come mai il Cile non avesse convocato Pizarro. Uno che anche il Gaspatriota approverebbe, perché ormai si è fatto le ossa e anche la pancetta nella nostra bella Penisola.
“Si gira troppe volte su se stesso” è stato il commento di un reporter di Santiago frequentatore di un hammam turco a Jo’Burg. In base a questi criteri, Milanetto dovrebbe giocare da almeno dieci anni nel Borgomanero e Montolivo tornare nell’azienda paterna di extravergine d’altura.
A sinistra, ovviamente, il messicano Salcido che oltretutto ha una cannella fungiforme che Scarpi in allenamento potrebbe gustarsi comodamente a bordo campo, per evitare figuracce.
Davanti, il mio idolo Beausejour, che Dos Santos lo mette a nannuccia rimboccandogli le coperte e che torna in difesa prima ancora che glielo chieda il Gaspretenzioso, ed Eljero Elia, che mi piace più di Barrera (non torna nessuno dei due, se non per dire al Gaspirla, “cazzo avevi da urlare”?).
Al centro non so se ci sono “abbordable”, ma mi accontenterei dello svizzero Derdiyok, se raddrizzasse il piede. Col piede attuale potrebbe piacere molto al Gasprendilo.
La nave pirata va. Ha solcato l’Oceano Indiano ed è diretta in Kenya.
Punta forse al prestito di Mariga?
Dopo aver trovato una zulu per Bumba, abbastanza esile da non distruggerlo, attendo che Nadia finisca il turno al Twelve Gates. Lei sì che è decisamente abbordable. Sarebbe da proporla per un nuovo genere, il Gasporno. Tipo orgia tattica, gente che torna, torna e non viene mai, squadra lunga come la vuvuzela di Bumba, attacchi sterili con Gaspreservativo, posizioni rispettate, dal missionario all’usum pecora, e altre amenità che, dopo sussulti ed erezioni iniziali, poco a poco tendono ad ammosciare.
Fino a quando arriva Ron Jeremy, il fuoriclasse, e risolve lui.
E stavolta senza fallo da dietro.
Passi per Toni, ok per Sorrentino (meglio il regista, con Tony Pagoda direttore sportivo), ma Boateng…non so.
Per avere un Grifone penetrante ci vuole uno come Ron! Il Brasile di stasera ne aveva almeno sette. Mezze punte a centrocampo, ali usate come interni, attaccanti da tridente del Gaspregiudicato utilizzati da terzini, centrali goleador che ti impostano anche l’azione…
“Jeremy? Non lo conosco…” mente quella porcellina di Nadia, versandosi del Courvoisier raccattato dove lei sapeva.
“E Giuliano dell’Internacional?”
“Uhm…Nemmeno”
Il mio veliero entra in porto, quello dei Gaspreziosi è ancora in alto mare.
Altro che Boateng.
Ron, per favore, aggiusta il baffetto, prendi il tuo fuoribordo, carica sopra una decina di mignottone gaudenti e pensaci tu.
sabato 26 giugno 2010
PER RODRIGUEZ NIENTE VUVUZELA, SOLO BASTONI

Sono rimasto in Sudafrica perché voglio prendere a bastonate l'arbitro Rodriguez, quel frocio messicano leccato come un ballerino di tango con i pantaloncini all'ombelico e un invisibile manico di scopa nel culo. Devo ripeterlo e ripeterlo ancora, non ho niente contro i gay, ma mi fanno venire la rabbia i non confessi. Quelli che magari si sposano pure e rovinano famiglie e figli (quando lo scoprono). Moralisti del cazzo che coltivano disonestà intellettuali come gerani sul davanzale, credendo di rendere la loro vita più semplice e redditizia. Per carità, forse è anche vero in questa società...così io non sopporto Del Piero e molti altri che, per soldi o per carriera, si nascondono dietro a maschere più tollerate, dimostrando di vivere la loro condizione con una tristezza che dovrebbe indignare chi invece ne fa da sempre bandiera di libertà e ama distinguersi.
Ma io non voglio bastonare Rodriguez perchè è un gay inconfesso, ma perchè è un arbitro scadente, nevrotico e chiaramente influenzabile. Ha rovinato lo spettacolo di una partita bellissima (e difficile per gli iberici) come Cile-Spagna, intimidendo i sudamericani con una serie di cartellini gialli, estraendo poi come perla finale il rosso subito dopo il 2-0 spagnolo. Non lo posso accettare. Non perché avessi scommesso centomila rand sul Cile in semifinale (pagato a 71), o almeno, non solo.
Comunque me ne resto qui, mi prendo un giorno di vacanza dal calcio, dal mondo rossoblu e dai froci. Domenica c'è Inghilterra-Germania...chi se la perde?
venerdì 25 giugno 2010
I MONDIALI DI BECCIONI 4: I NOSTRI PEGGIORI SOGNI

Ognuno ha gli incubi che non si merita e mi mulina il belino che qualcuno per questo motivo si arroghi il diritto di sceglierci i sogni. Anche perché spesso i sogni che decide per noi, sono i suoi stessi incubi. Dopo un tale proemio morale, questo psicofarmaco di saggezza, potrei anche recarmi all’agenzia SAA di Jo’burg e prenotare il rientro in Italia per domani, perché già prima che si autocatapultasse fuori dai mondiali, ho capito che della Nazionale, delle miserie sudafricane, dopo aver visto gli splendori del Kruger e il lungoceano di Cape Town, dopo aver piluccato la vita notturna di Port Elizabeth e inalato la violenza di Soweto, me ne importa come del destino calcistico di Acquafresca.
Vuvuzela in culo a Lippi, non c’è dubbio, e alla presunzione in generale. Io tifo Diego, perché lui è il calcio ed anche l’uomo con i suoi fallimenti e le sue vette innevate, e Uruguay perché mia nonna era di Montevideo e Pato mi procurava certe sventole da paura.
Io, l’ho già detto, vivo e soffro per il Genoa.
Ci ho lardellato il pancreas prima di cuocerlo a fuoco lento, col Grifone. Ho ridotto il mio fegato a un pasticcio di amarene Fabbri e la mia circolazione ricorda Los Angeles alle sei di sera.
La notte prima di Slovacchia-Italia ho sognato la risoluzione delle comproprietà. L’angoscia di immaginare due o tre Genoa 2010/2011 diversi a seconda delle variabili alla Mike Bongiorno di “Busta numero 1, numero 2 o numero 3” si è scontrata, come in un duello intestinale tra aragosta alla catalana e riso pilaf con spezzatino di struzzo, con il presunto orgasmo di abili pokeristi che si divertono a giocare le loro cartacce tra un buio, un cip e parecchi bluff. Dietro al tavolo si alternano complici, soci più o meno occulti, procuravvoltoi e teste di legno. Cosa volete che siano, per certa gente, due milioni di euro in più o in meno? Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore. Un giocatore lo vedi dal cabotaggio, dal cinismo e dall’ipocrisia. E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai...
Mi sono svegliato sudato e per una volta non c’entrava né il rum (tra l’altro a Jo’Burg ho scovato tre bottiglie di Demerara), né la fotomodella mulatta che fa la pubblicità di un bagnoschiuma sul canale sportivo. Quando mi hanno assicurato che con cinquecento euro avrei potuto spupazzarla, mi ci sono lanciato come Tioté sulla caviglia di Elano.
La mezza sosia di Tyra Banks non è bastata ad assicurarmi un sonno scevro da ipotesi e presagi. Già prima, mi sentivo come un aruspice che legge il futuro nell’incerto volo dell’uccello.
Il mio compagno di battaglia, cercava di stremare da dietro la mulatta come fa Marotta con Capozucca, mentre la longa manus di Branca le ghermiva il bacino, lavorandola ai fianchi.
Niente da fare, avevo come l’impressione che ci volesse l’aiuto di un mandingo o di un coniglio meccanico, per sottometterla definitivamente e portare a casa il risultato.
Sarà stata anche quella telefonata del mio produttore Chazz Massaccesi, interista sfegatato, da Milano.
“Come ti va? Ce l’hai il satellite in Sudafrica?”
“Eccome se c’è…certo…” ho risposto d’istinto, cadendo nella trappola come una mezzala serba in fuorigioco.
“Anche noi qui a Milano ce l’abbiamo il satellite…siete voi! Ahahahaha!”
“Noi non siamo il satellite di nessuno…se facciamo certe operazioni è perché ci conviene, capito?”
Mentre lo dicevo, alcune mie certezze scricchiolavano come il letto su cui Tyra avrebbe sfogliato volentieri Maxim e Vanity Fair, mentre me la sbattevo concentrandomi sulle percussioni di Criscito. Il tabellone del suo coinvolgimento, però, indicava impietoso un altro esterno sinistro da sbolognare. Modesto.
Non è servito nemmeno un tiro di “Caricola Extra Light”, una polveraccia rimediata a Houghton, tagliata più o meno come Aleksic.
Avanti così, mestamente, fino quasi all’alba, con lei a sonnecchiare sperando nella risoluzione immediata di quella compartecipazione e io a cercare di godermi il più possibile quel prestito oneroso.
Così sono sprofondato negli incubi. Con le palpebre pesanti e inutili come affermazioni di Moggi e il mio vecchio pirata con un occhio solo, in ritirata a mo’ di Juric, sono riuscito a scorgere la mulatta che si rivestiva e intascava la sua Trecento. Non mi aveva detto neanche il suo nome, ma avrebbe potuto benissimo chiamarsi Amelia, dalla sofferta soddisfazione con cui si era liberata di quella prigionia.
Eccomi tra le braccia di un Morfeo negro fantasista degli Orlando Pirates, un beffardo dio del sonno poco ristoratore dalle disarmoniche fattezze di Tshabalala. Nello sprofondo onirico mi è apparso dapprima Palladino, che mostrava le sue foto ritoccate con alternativamente la maglia di Juve, Napoli, Fiorentina, Palermo, Udinese e Atletico Madrid. “Con quale mi abbino meglio?” chiedeva. Genio di Adobe, il Palla. In ogni scatto aveva una pettinatura diversa ma la stessa espressione da antilope in posa perché convinta che il fucile del bracconiere sia un 35x100mm. della Canon.
Poi arrivava Ranocchia, saltando su un piede solo e canticchiando “Non sarà come Ventura, giocherò sei mesi nella Primaveraaaa”. L’uomo brizzolato al bancone del bar, con un succo d’ananas in mano, domandava “ma è la gamba sana che avete venduto o quell’altra?” Bonucci invece attraversa la stanza come un fantasma sorridente. Non proverà mai l’ebbrezza della difesa a tre. Tre carte, come alla teresina. Tre in difesa. Sul tavolo dei giocatori uscivano ogni giro soluzioni diverse, ma la carta del Papa non c’era mai.
A un certo punto un orribile cameriere-facocero, con la faccia di Brenzini, il collo di Biabiany, la gobba di De Ceglie e il culo di Lotito, serviva Chateau Lafite per tutti. Nessuno aveva vinto, tutti festeggiavano. Giochi d’azzardo moderni del cazzo, quando non sai a chi dovresti sparare e a chi offrire una bevuta.
Ho ripreso i Sensi (sarà stato merito di Lotito?) intorno a mezzogiorno.
Mi sono alzato, mi son vestito e sono uscito solo solo per la strada, Ho camminato a lungo senza meta finché ho sentito cantare in un bar. Era un cazzo di gruppo tipo Ladysmith Black Mambazo, quelli che facevano il gospel zulu, tutto fiato e giochi polmonari, nel mitico disco “Graceland” di Paul Simon. Li ascolti trenta secondi e ti sembrano angeli di un paradiso nero e giusto, dopo un minuto li hai apprezzati e attendi sereno la conclusione, dopo cinque minuti fai il tifo per l’enfisema e alla terza canzone rimpiangi l’apartheid.
Nessuno mi rapina, a Jo’burg. Come sapessero che mi attendono le buste.
E’ ora di recarsi a Soccer City. Qui, dove i satelliti regalano gioie sportive a tutto il mondo, stanno convergendo migliaia di italiani. La maggior parte parla la nostra lingua peggio di una badante kirghisa, ma sono verniciati a fresco come Treviso dopo una notte di graffitari.
Il centurione romano, il contadino etneo, la bionda col castello in testa che sembra l’Atalanta delle figurine, la coppia di froci con un solo poncho tricolore e le mani che si frugano, mamma e figlia scortate da due abbronzatoni primordiali. Un assaggio di popolo preso dallo sconforto. Doppio Vittek, azzurri inguardabili. Un incubo, tranne per me che ne ho vissuti di peggiori e detesto talmente questa realtà, da farmela scivolare addosso come il bagnoschiuma di Tyra, come un rinnovo di comproprietà col destino, fino a quando non sarà lei a stancarsi di me, e confonderà se stessa con gli incubi che ci vuole propinare, autoeliminandosi. E lasciandoci finalmente alla purezza e alla maestosità del sogno. Ecco la battaglia che ho deciso di combattere, a suon di alcool, di scopate, di stupidaggini e provocazioni. E allora perdonatemi se non torno in Italia, rimango qui a tifare Uruguay e Ghana. Poi ho da fare un giretto in qualche altra dittatura, in finte democrazie più dignitose della nostra. Chissà che non vi mandi una cartolina, da quei luoghi. E ricordatevi: i nostri peggiori sogni saranno sempre meglio dei vostri migliori incubi!
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