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mercoledì 20 ottobre 2010

FREDDIE BECCIONI: ROMA, L'OSTINATO ARCHITETTO E LA MAREMMA MAIALA


Per chi nella vita si può permettere di sudare per interposto imbecille, di viaggiare completamente spesato e di scaricare anche i vizi, grazie alla contabilità creativa, Roma può valere non solo una partita, ma anche un weekend lungo.
Infatti oltre al sottoscritto, ci puoi incontrare quasi tutti i parlamentari di questa Repubblica delle Papaye (altri direbbero “banane”, ma la differenza è sostanziale: le banane astringono, la papaya è lassativa).
Il vostro Beccioni, fin dal sabato pomeriggio in cui il patetico Baglioni implorava un uccellino di non andarsene affanculo, si è prodotto nell’esercizio di inutilità cosmica che lo ha portato ad assistere a Roma-Genoa.
Anticipo di poco valore, noiosa ed abulica sala d’attesa dell’incontro più importante della stagione: Genoa-Grosseto di Coppa Italia. Perché noi, quest’anno, alla Coppa Italia ci si tiene, eccheccazzo!
Sabato sera di merda, nel traffico della circonvallazione ostiense, nel grigio piscia dei porticati fascisti dove la vita vale un pugno in faccia a una rumena.
Per andare all’Olimpico il Caput Mundi si respira meno della cocaina nell’aria a piazza Argentina.
Solita mezza boccia di Dalwhinnie prima di sedere sugli spalti più lontano del mondo dal campo e poi, com’è andata lo sapete benissimo.
Bruciori di stomaco.
Gasptrite.
Della gara non parlo, d'altronde nel merito ci siete entrati fin troppo voi, cari amici.
Io, se riesco, preferisco entrare da qualche altra parte.
La carrellata dell’inutile prosegue in un’osteria di Testaccio (da Nando er Puzzone), tracannando un ordinario Tarquinia Rosso dei Monti della Tolfa, ideale per l’abbacchio allo scottadito, ma non per sciacquare via il ricordo di Palacio terzino. A Roma non si è mai mangiato male (bevuto sì), ma a fare il turista gastronomico de li mortacci tua, si perde sempre.
Come a fare i turisti del pallone all’Olimpico.
In compenso, nella Capitale, è talmente facile caricare una russa che mi ficco in un localino jazz e tento di portarmi a letto la cameriera, ciociara. Risultato: chiusura alle sei del mattino, lingua in bocca e invito ad andare sulla Nomentana a mangiare i maritozzi caldi da Alfio.
La cameriera però è simpatica, ama Rino Gaetano ed è figlia unica perché è convinta che Leo Messi non possa passare al Frosinone, squadra per cui fa il tifo.
Rino Gaetano era romanista e simpatizzava per il Genoa, la cameriera me lo conferma.
Solo una tifoseria nel mondo non lo sa. E canta le sue canzoni.
Le chiedo di Checco Moriero, ex frusinate e neo allenatore del Grosseto.
Dice che ha smesso.
“Anche lui?”
La riaccompagno a casa. Slinguazzata già più appassionata.
Se domani insisto, finisce che me la cede in prestito blindato.
Ogni tanto mi piacciono le avventure ordinarie.
Il 442 della conquista sessuale.
Risveglio pomeridiano con lingua felpata e molle come il passo di Kharja.
Di inutile, domenica, oltre all’affacciamento Papale, ci sarebbero talmente tante cose da fare che ho scelto la più gasperiniana di tutte.
Colosseo? Ma siamo matti? Banale e frequentato come il 4231, vogliamo farci riconoscere?
Fori Imperiali? Circo Massimo? Palatino? Come siete antichi, roba da catenaccio o al massimo da contropiede…noi innoviamo, ci eleviamo.
Su consiglio di Palma, la cameriera ciociara, ho scelto di andare al Museo Maxxi, un viaggio nell’architettura del secondo novecento.
Giovani ma non giovanissimi soldatini dell’arte al soldo di navigati capitani d’edilizia, finti rivoluzionari architettonici che si vendono e si arrendono al piano regolatore di Terni o Crotone.
Sì, mi piace! Intanto il Dalwinnie 16 anni va giù che è una goduria, guardando ‘sta robaccia postmoderna e ripensando alla partita del giorno prima, e non sento l’esigenza di fare come Ivan Graziani nella canzone Monnalisa, che entrava nottetempo nel Louvre per riportare in Italia la Gioconda ma finiva per tirare sganassoni al custode e massacrare l’opera di Leonardo con le unghie.
Proprio lì, davanti a una visione simil-Fuksas, penso che la reiterazione del Gasp non è più alto modernariato, ma necessità ostinata di lasciare un segno diverso, un’architettura unica, che possa passare alla storia breve e incolore del Terzo Millennio.
Fanculo all’architettura moderna a Roma. Lasciamo a Cesare quel che è di Cesare.
Il Museo Maxxi starà bene a Rovigo, a Brescia, a Latina. Ma nella Città Eterna è assurdo.
Un po’ come, nella culla del calcio, voler portare metodi applicabili solo da ignoti automi.
Come si può pensare di ridurre il potenziale emozionale di chi indossa la maglia rossoblu al Ferraris, a freddi schemi e catene tattiche? Ci credo che poi quando calcano campi lontani sono impauriti e spaesati.
Che bello non avere un cazzo da fare a Roma.
Mi sento ringiovanito, ho i vent’anni di Zuculini, e la stessa voglia di spaccare…se non il mondo almeno una persona! Invece divento premuroso e gentile, mi presento sotto casa di Palma e la porto fuori a cena nel mejo locale dei Parioli, poi mi porta lei in un postaccio al Fleming e si finisce che la infilo facilmente, come Borriello.
Lunedì sono già in ansia, la grande sfida incombe e parto prestissimo, verso le dieci del mattino, alla volta di Grosseto.
Devo misurare la loro voglia, quanto è sentita la sfida.
Ora di pranzo. Sono al Frantoio di Capalbio. Un luogo storico che se non ci siete stati sono onorevolmente cazzi vostri, ma dove lo trovate un ristorante-pub in piena maremma in cui al tavolo beccate un regista affermato, un buttero, un critico d’arte, un cantautore fallito, una velina, una contadina, un elettricista, un brigante pentito, una nobildonna fiorentina, un bagnino in pensione e Checco Moriero?
Porca miseria! Il proprietario interista Ado, un personaggio da neorealismo puro, mi ingozza di crostini, salamelle di cinghiale e pecorino al forno. Bevo un ottimo Caccia al Piano, cabernet di Bolgheri e chiedo alla velina se mercoledì vuol venire a Genova.
“A vedere il Grosseto?” chiede il buttero.
“Certo!” rispondo di scatto, evitando un rutto da cinghiale.
La contadina annuisce, anche il brigante pentito e il bagnino in pensione.
“Si fa la camionata! Tanto te tu c’hai il suvve!”
“Sì…ma io parto domani…”
“E che ci importa? Si va a vedere Genova!” sbraita la contadina.
Mi hanno fregato. Ma qui succede così, Maremma maiala.
Checco Moriero si schermisce…non pensava di trovare tanti ultras del Grosseto al Frantoio.
“Forza Grifone!” urla l’elettricista alzando il bicchiere.
“Forza Grifone!” ribadisco, e non capisco.
Già…anche il Grosseto, come noi e il Perugia, ha il Grifone come simbolo.
Non l’avevo mai notato.
Moriero agguanta la nobildonna fiorentina (ecco!), saluta ossequiosamente e se ne va.
“Checco! - Gli sfiato – facciamo l’impresa mercoledì?”
Il ricciolone si volta.
“Eh…magari…mi piacerebbe tornare a giocare al Meazza…”
Cazzo! La motivazione!
Fingo la ritirata al cesso e telefono alle mie conoscenze in società.
“Dite al Gasp che deve schierare una formazione decente, Moriero vuole qualificarsi”
“Non ti preoccupare – mi tranquillizzano – Sculli sarà titolare”
Sono calmissimo. Non hanno il Dalwhinnie, ma Ado mi porta sul tavolo una bottiglia di Caol Ila 18. Cavoli suoi.
La velina mi concede almeno la serata (un migliaio di euro compresi un paio di regalini in boutique di Orbetello) e cena alla spettacolare Osteria del Lupacante, le migliori zuppe di tutto l’Argentario.
Martedì pomeriggio, una nutrita spedizione maremmana alla conquista di Marassi, con lo sfigato che se li è caricati tutti in macchina e che li ospiterà in hotel a Nervi, che pensa ancora alla cameriera ciociara.
Cestino da viaggio: lonzetta di cinghiale, stracchino di Sorano, pecorino di Pienza, pane maremmano e Morellino di Scansano “Il Provveditore Riserva”.
Zuculini titolare, tutto il resto conta poco.
Come andrà, lo sapremo presto.
Il resto è architettura moderna nel Tempio, è il poco rispetto della storia, è l’ostinazione più cupa di fronte al fluire delle cose.
Altro che proclami, che ostentato ottimismo, il vero Genoa ad ottobre, il vero Genoa a novembre…il vero Genoa per fare cosa? Vivacchiare nella parte sinistra?
Quello per me è un Genoa finto, non è il vero Genoa.
Meglio la Maremma, che non ha fatto mai mistero di essere maiala.

martedì 5 ottobre 2010

FREDDIE BECCIONI: ROSARIO, IL PONTETTO E LA SCOMPARSA DI PIERFLAVIO


La notizia della misteriosa scomparsa di Pierflavio ha colto tutti di sorpresa.
Tutti tranne me, che me ne vado allo stadio fischiettando, in sella al suo motorino.
Zia Esterina non è riuscita a stendere come si deve la pasta delle lasagne e quella rumenta di suo marito ha fatto un pesto di merda. Ero convinto che non gli importasse molto di quel figlio uscito storto come un torcetto biellese in una scatola di crumiri di Casale.
Da una settimana non da notizie di sé.
La fidanzata, con cui ormai si vedeva per interposto i-phone solo su Facebook, crede sia in un campo di addestramento militare del Movimento Cinque Stelle, l’amico brocker gode perché non gli ha chiesto indietro gli introvabili vinili di musica "prog" degli anni Settanta, la compagnia del pub irlandese giura che non è né al Matteotti di Rapallo né al O’Donaghy di Dublino.
Mi rimane solo il Pontetto.
Ci passo poco prima dell’inizio della partita, sperando di non essere riconosciuto dai miei detrattori. Lo faccio solo per fare un favore ai due vecchi che mi hanno sempre trattato come un figlio. Mio fratello è figlio unico.
Mi hanno chiesto quasi piangendo di indagare su dove potrebbe essere finito.
Qualche idea ce l’avrei. Un vecchio ragazzo mai cresciuto come lui, deve essere nascosto non troppo lontano da qui. Non è il tipo da lasciare la sua Zena, e non ha abbastanza fantasia per superare gli angusti confini della tv via satellite.
Sicuramente è deluso e amareggiato, come un mister qualsiasi dopo una sconfitta per 5-0, quando non può nemmeno appellarsi alla sfortuna, all’arbitro o alla gastroenterite di due titolari.
Mio cugino aveva avuto la prima botta a giugno con la conferma di Gasperson, poi la Tessera del Tifoso, il mancato trasferimento di Sculli. Infine la bestemmia di Berlusconi, l’altro giorno, deve averlo messo definitivamente kappaò.
C’è gente abbrutita al Pontetto, tra omoni che sembra ce la mettano tutta per non arrivare a fine mese, altri che “Genova per noi che stiamo in fondo alla campagna” e ragazzotte che ridono sempre come se non sapessero di essere concittadine di Paolo Villaggio.
Si imbenzinano di birra alla spina da due lire e ruttano in faccia al Grifone sentenze sulla presidenza, sul Gaspensiero e sulla maggioranza dei tifosi rossoblu, che hanno solo il demerito di crederci. Alla fine anche i maschi, qui al Pontetto, hanno il sorriso stampato, come si volessero bene tra di loro. Tiro fuori la bottiglietta da mezzo litro di acqua minerale San Benedetto, che ho riempito di Dalwhinnie, e trinco senza pietà.
Mi arriva anche una canna di straforo. Darei nell’occhio se la rifiutassi.
Faccio un'espressione gaia tipo imbecille stralunato arrivato ieri dal Kenya.
Uno spinello, pensa te. L’ultimo me l’aveva offerto Morgan a un concerto in Abruzzo, quando cantava De Andrè alla maniera dei Marillion.
Cerco, origliando i discorsi dei pontificatori del Pontetto, di intuire qualcosa. Ci deve essere stata una migrazione, perché non manca solo Pierflavio, si dice che hanno dato forfait dopo decine di anni anche intellettuali zapatisti, emigranti del riso non cinese, ex punk-rocker calvi, storici della resistenza di Ponte Carrega e operosi topi di grifoteca.
La tessera del tifoso nella mano destra, “Noi genoani” nella sinistra, faccio il mio ingresso trionfale nella Nord.
E’ il primo anno che ci metto piede, ho sempre amato vedere le sue coreografie dai distinti o dalla tribuna succhiando una caramella, ma quest’anno mi sembra vivibile e meno coreografica. Daltronde siamo il Grifone, mica Nureyev... Che bellezza! Non sono obbligato a fare nessun coro, non ci sono occhiatacce nei miei confronti, ho rincontrato anche due miei compagni di liceo, che ai tempi tifavano Juventus.
Genoa-Bari sta per cominciare in una quasi-atmosfera: lo stadio è quasi gremito, la squadra in campo è quasi quella che vorrei, il terreno di gioco è quasi impraticabile, io sono quasi perso.
Respiro aria nuova e ancora erba di casa loro. Fischi a Ventura, ovazione al Gaspallecoperte.
L’hashish non fa un bell’effetto agli alcolizzati, nei primi venti minuti mi sembra di vedere un Genoa stranamente sbilanciato in avanti, pur subendo il gioco del Bari e lo trovo tecnicamente impossibile.
Finisco il Dalwhinnie ma sciaguratamente mi arriva un’altra zaffata di Pakistan in faccia.
Poi passiamo in vantaggio e cresce il mio stato confusionale, perché finalmente ora il Bari gioca in contropiede come se stesse vincendo lui, e questo lo trovo assolutamente incredibile! Ahaha, ma che succede? Mi diverto! Appoggio anche la mano sulla spalla del mio vicino che mi guarda come fossi Lele Mora. E non è nemmeno attraente come Fabrizio Corona!
Sono davvero fuori, ragazzi, disarmonico e scoordinato nei movimenti e nei pensieri, come un armadio a muro in un trullo. L’unico vantaggio è che solo ora (sarà la droga o la Nord?) comprendo appieno il gioco di Gasperini! L’effetto sballo però continua, infatti sono convinto di vedere che, dopo aver pareggiato ed essere rimasti noi in dieci uomini, il Bari arretri ancor di più il baricentro, roba da fumetti! Ahahaha come sto messo…noi in dieci senza un giocatore nel suo ruolo originario che mettiamo sotto il Bari in superiorità numerica, fisica e con la razionalità di chi gioca da sempre un 442 con le ali alte. Dio bonino, Mimmo mi sembra meglio di Dani Alves, Rafinha mi fa godere, Mesto sembra più allucinato di me, Chico pare stia giocando un’altra partita ma non la gioca male e soprattutto si vince quando finalmente si rompe Veloso ed entra Milanetto. La Nord esplode in pieno recupero, e io mi faccio anche due gocce di pipì sotto dall’entusiasmo! Che viaggio mi sono fatto! Il grande cuore del Genoa mi ha fatto dimenticare tutte le sofferenze, le magagne e le privazioni che non ho mai avuto. Ma meglio una dimenticanza preventiva che un ricordo fasullo, no? Io vivo nel presente, mica voglio fare il nostalgico, mica mi voglio perdere questo spettacolo per una questione di principio! Grifone sempre e comunque!
Mentre sfilo davanti al Little Club, mi si avvicina uno veramente losco, col giubbotto di pelle e i capelloni brizzolati annodati alla peggio.
Un cazzo di apache metropolitano.
“Tu sei Beccioni?”
Merda. Pensavo di averla scampata.
Questo non è il presente, è il passato prossimo che m’insegue.
Coraggio.
“Sì, caro, in persona…”
“Bella la canzone…e anche tu, come metafora non sei male”
Vaffanculo. Secondo me tu non hai mai assaggiato il Caroni.
Metafora sarà tua sorella e se me la porti qui, ti faccio vedere anche la metà dentro.
Sorriso di circostanza.
”Grazie fratello! Alla prossima…”
Fa per andarsene e ci provo.
“Ascolta…sai per caso che fine ha fatto mio cugino Pierflavio?”
Allunga il passo, come non avesse sentito.
Poi si gira e sorride.
Agita una mano.
“Rosaaarioooo!!!” mi urla con l’espressione dell’oritteropo nella stagione della riproduzione.
“Nooo, Pierflavioooo!” dico io.
“Ahahahaaaa!”
Ma che cazzo ti ridi, anacronistico!
La prossima volta bevo anch’io le birrette del cazzo del Pontetto, mi sparo tre cannoni uno in fila all’altro ed entro allo stadio convinto di assistere a Genoa-Montevarchi.
Sembra comunque che faccia bene allo spirito.
Altro che le camel, altro che ‘sto cazzo di whisky.
Magari è la vecchia remissività che si trasforma in nuova resistenza.
Che cazzo bisogna fare per inventarsi la propria felicità, domenica per domenica…
Fanculo!
Brindiamo alla vittoria del Grifone e allo Spirito!
Quello perduto di Pierflavio e quello allegro dell’amico del capellone.
Rosario.

domenica 29 agosto 2010

FREDDIE BECCIONI: UDINE, KAKA KAZAN E LA PATAFISICA DEL PICCOLO INVERTITORE


Tanto per sgombrare il campo, e anche il mio divano rossoblu, da ogni dubbio odoroso: ieri pomeriggio ho goduto come una seppia in inzimino. Quando si vince così, diciamo un po’ all’italiana d’altri tempi, c’è un gusto particolare. E’ come corteggiare la meno avvenente delle due sorelle e ritrovarti quella più fica che ti si “rovescia” addosso. Quasi qualcuno dall’alto ti volesse premiare perché ti stavi accontentando. Ogni tanto riesce, la sorte s’inverte e oggi di invertitori parleremo. Altro che rovesciate!
Poi ci sono delicate sfumature: l’espressione tirata del prete rancoroso, come se l’avessero preso in infilata in prossimità del gran premio della montagna di Arabba, la vana ostinazione di Domizzi, testa grande e cervello finto, che quando gioca contro di noi vorrebbe fare tre ruoli contemporaneamente (secondo me anche perché sa di piacere tanto al Gasparagnino).
E il gol? Ogni cuore grifone in quel momento ha esultato tre volte: una perché si iniziava a soffricchiare e a subodorare il clou di un film già visto in troppe Gaspartite in trasferta, due perché un gol così ti toglie il fiato e tre perché la prima di campionato è la prima di campionato. Roba da dimenticare all’istante le microsofferenze patite nel secondo tempo, la difficoltà relativa nel contenere un Udinese in ritardo e con problemi sulle fasce (più la decisa involuzione di Asamoah). Con una rovesciata volante di Mesto, poi! Roba da scomodare Alfred Jarry e il teatro dell’assurdo. Far entrare un laterale al posto di una punta, quando hai già un’aletta a fare il centravanti e un vivace ectoplasma dall’altra parte, è pura patafisica. Ma siccome una partita è uno spaccato di vita (e anche uno spaccato di coglioni, talvolta) l’assurdo ci sta eccome.
Ma andiamo cronologicamente e senza vergogna, come un libro di Bruno Vespa.
Sono tornato in tempo per il fischio di inizio, in aereo da Kazan. Avevo promesso ad alcuni amici un pellegrinaggio russo e io sono uno che onora le scommesse e rispetta le decisioni prese. Oltretutto ho visto anche i tartari senza deserto e il deserto senza Buzzati. E anche i tartari con gli occhi strabuzzati. Gli hanno comprato Sasà per 11 milioni. Ragazzi, il Prez è un grande venditore quando vuole (ogni giorno ne vende uno diverso/chissà che cosa gli racconta/per me è la fabbrica che c’ha che conta), su questo non ci piove, e non solo nel deserto. A Kazan se ne sono fatti una ragione e si sono fatti il loro film…nonostante non ci sia più Elia, ma questa è per cinefili doc. Da Kazan a Kaka sono poche ore d’aereo, avessi saputo che ci buttavamo sul bollitone georgiano, partendo da Milano, avrei riportato in patria l’uomo dallo sguardo triste e l’ingaggio milionario, che invece ha deciso di venire a svernare da noi. In questo mercato stitico, Preziosi indubbiamente kaka.
Tornato a casaccia just in time per godermi l’esordio assoluto del campionato numero 0 dell’anno maroniano. Stadi non ancora deserti, ma si provvederà, i gestori di autogrill contenti fino a un certo punto (quelli non sai mai da che parte stanno) e i noleggiatori di pullman in rovina. In compenso s’impennano le vendite di pantofole e le mie amiche rumene riprendono a lavorare di buona lena anche la domenica pomeriggio.
Nell’ordine:
1. Non capisco la formazione, poi la capisco e poi non la ricapisco. Se fosse un 433 Rafinha non starebbe sulla fascia, se fosse un 343 Rossi starebbe a sinistra. Dimmi perché uno che reclamizza Rossi interno e ha un brasiliano che ha sempre giocato terzino destro deve ridursi così. Secondo me è una malattia. Da piccolo gli hanno infilato un invertitore da qualche parte. E lui prende e inverte: Mesto laterale? Ala! Sculli ala? Centravanti! Veloso regista? Incontrista! Destro centravanti di riserva?
L’invertitore ne inventa una delle sue per disorientare come sempre Guidolin. E’ una fatica immergersi nel 361 ad assetto variabile del Gasp. D’altronde i grandi geni sono quelli “avanti”, che verranno capiti dopo la loro dipartita. Tra qualche mese, forse, lo capiremo come merita. Ma io preferirei cullarmi nell’ignoranza tra le prime quattro, per tutta la vita.
2. Mi innamoro di Ranocchia e vorrei baciarlo, nonostante i pericoli già accennati in passato. Ora come ora è più utile dove sta, piuttosto che se si trasformasse in Principe.
3. Apprezzo le geometrie di Veloso e lo immagino magro, veloce, propositivo e con un altro nome e cognome. Comunque anche lui è di un altro pianeta rispetto a Zapater e qualcosa imparerà da Milanetto. Speriamo non a stare a tavola.
4. Spero che Moratti non stia vedendo la partita, ma subito Beppone finalizza l’unica nostra azione pericolosa del primo tempo. Miracolo di Handanovic. Guarda, Massimino, guarda!
5. Spero che il Prez stia vedendo Toni e inizi a sfogliare il postal market del centravanti. Al limite anche uno come il Bogdani che vedrò sbattersi qualche ora dopo mi va bene. Basta che non arrivi un invertibile o un invertito.
6. Secondo tempo. Pur di non vedere più Sculli centravanti mi faccio mettere una bottiglia semivuota di Caroni nel culo durante un amplesso.
7. Palacio comunque è leggerino. Bisogna dirlo.
8. Al confronto di Palladino, Palacio è un elefante namibiano.
9. Quando al 55’ abbassiamo il baricentro, dentro me sento nascere un uomo nuovo, che non vuole più soffrire, che è pronto in qualche modo ad arruolarsi in Al Shaabab o tornare immediatamente a Kazan e rinverdire i fasti di Giovanni Drogo.
10. Al 60’ mi drogo. Anche senza Giovanni.
11. Entra Mesto. Mesto acagàsotto.
12. Godo! Godo! Godo! Sei entrato improvvisamente nel mio sistema linfatico con una rovesciata volante imparabile. Ti ho sempre amato, per quella capacità di essere terzino anche quando sei ala e ala quando dovresti essere terzino. Viva gli invertiti e gli invertitori!!!
13. Ansia finale, contenuta e speranzosa.
14. Sto bene. Eduardo mi fa sentire sicuro come fece mia cugina ventenne quando ne avevo quattordici.
15. Ho sete.
16. Buona la prima.
Estraggo la bottiglia di Caroni, trinco l’altra metà in modo da poter evitare di esprimermi sulla bottiglia mezza vuota o mezza piena. La bottiglia è finita e ce n’è un’altra pronta, tutta piena, per l’esordio casalingo con il Chievo. Almeno quella non la invertono!

venerdì 20 agosto 2010

IL GENOA SIAMO NOI (Freddie Beccioni)


"Sì, sono un genoano prima ancora che un cantautore. Essere tifoso del Genoa è la più grande conquista della mia vita. Perché come genoano so che non sarò mai un fallito. Sarà retorico, ma è quello che sento. Io ci soffro per certe cose. Forse sono io fatto male, ho un cuore piccino e bambino, mi emoziono tanto quando la canzone dice "gli angeli che fanno il tifo dal terzo piano della Nord". Lo so che non esiste il terzo piano, ma mi piace pensare che quando i ragazzi hanno scritto per Spagna che "vivere nei nostri cuori non è morire" io un po' ci credo, e penso ingenuamente che essere genoani voglia dire essere un po' speciali. Mi commuovo, penso ai fratelli lontani e a quelli che non ci sono più...
Poi mi faccio un tiro di boliviana, mi scolo mezzo Caroni, mi chiavo Mirjana (pagando, s'intende) e mi passa tutto. Per un po'." (Freddie Beccioni)

http://www.youtube.com/watch?v=0A9md6C64UM

sabato 24 luglio 2010

BECCIONI IN: "ZUCULIIIN ZUCULIIIN, VIVA ZUCULIN!"


Non è una turbolenza, né il rantolo nasale di un enorme turista belga o tantomeno il malvagio spezzatino al curry della cena a bordo. A svegliarmi di soprassalto, con rivoli di sudore raggelati dall’aria condizionata del boeing, è un pensiero terrificante: vuoi vedere che Preziosi e De Laurentiis hanno litigato e non fanno più il film sui Gormiti?
Che il produttore avesse il quoziente intellettivo di Carparelli l’avevo capito già quando propose la serie A sul modello del football americano, senza retrocessioni. E io mi dovrei puppare le rumente in A tutta la vita? Ora attendo il comunicato ufficiale dell’acquisto di Franco Zuculini, che sicuramente non possiamo mandare in prestito altrove perché è già in prestito da noi, come Destro, Ranocchia e altri sei o sette di cui non posso fare il nome.
De Laurentiis è un pozzo d’intelligenza, ma perché lasciarsi andare a una dichiarazione come quella che ho letto appena prima di prendere il volo?
“Non partecipo all’asta con un presidente di una squadra che vuole Zuculini solo per toglierlo al Napoli”. Forse perché ritiene che lo stesso presidente abbia dato Floccari alla Lazio e il Papa al Milan solo per toglierli al Genoa? Io sti miliardari non li capisco. Fossi in loro mi comprerei una squadra di Lega Pro che fa 200 abbonati a stagione, che mi diverto di più. Compro tutti fenomeni, poi alle ultime giornate mi vendo le partite e rimango in serie C. Tanto nessuno mi contesta e se contestano sono in duecento…quanti cagacazzo volete ci siano oggigiorno tra duecento cristiani? Cinque? O li blandisco, o li compro o li mando affanculo e me ne frego.
Ma i tycoon del calcio oltre che essere ultimiuomini sono primedonne, vogliono il palcoscenico…sapessero almeno cantare o al limite muovere le anche. Scriverei qualcosa per loro. Invece me la canto: “Jamme Jamme Jamme ‘ncoppa Ja, Zucuculì Zucuculà, Zucuculì Zucuculà…”
Ballo sulla poltrona della business class ed esulto, perché a me De Laurentiis sta parecchio sui coglioni! Bravo Enrico, soffiagli il talento argentino e speriamo di riuscire a strappare anche un buon prezzo per il diritto di riscatto della comproprietà a fine stagione, pratica che il produttore, abituato alle battute dei Vanzina, ancora non riesce a capire.
Un altro quesito che mi attanaglia, mentre sorvoliamo la Libia come un Mig d’altri tempi, è: ma i Vanzina nella vita di tutti i giorni, saranno idioti come le battute dei loro film o sono invece fini intellettuali convinti che la gente preferisca la merda? Nella seconda ipotesi, come mai in Italia tutti quelli che vanno avanti con questa certezza hanno successo? Per dire, ora tutti a osannare Checco Zalone. A me sta sul cazzo pure lui, ricicla battute di trent’anni fa col vestito nuovo. E vai di milioni. E noi qui a preoccuparci delle esternazioni di Prez & Gasp.
Sto mondo mi fa sempre più schifo anche guardandolo di sbieco. Per fortuna ci sono le donne, il buon rum, ma anche il whisky la vodka e il cognac. Sì, vabbè, lo champagne. E il cibo, per carità, quasi tutto il cibo. Ok. Più che il mondo intendevo gli esseri umani va bene?
Arrivo a Fiumicino che sono le 23. Una bella escursione, non c’è che dire.
Dai 3 gradi di Jo’Burg ai 43 di Roma è stato come passare da Kate Moss in astinenza a Beyoncé sbronza.
Per fortuna ad attendermi c’è una bottiglia piramidale di J.Bally 12 anos, in pieno petto di Katherine, quasi a formare una scultura delle Isole di Pasqua con le due zinne. Kathrin è una finta bionda austriaca che, oltre a pompe galattiche che nemmeno alla Erg, guida il mio Suv con frigobar come Jakko Nieminen, che è un tennista ma essendo finlandese sicuramente mastica anche di rally. Lei mastica una daygum e tira una grammata con una sola narice. De André sarebbe allibito, altro che miele e cera.
Si parte dritti dritti per Neustift, questo è il programma. A tale scopo l’ho fatta arrivare da Milano, via Innsbruck. Anche perché ho visto troppo tardi la foto di Anita Pittaluga.
Katherine è una fata, talmente rigogliosa e dolce che sono convinto che se riesce a baciare Ranocchia, di colpo si trasformerà in Milito. Poi sono problemi del Gasp a farlo giocare davanti in coppia con Toni. L’ho conosciuta mesi fa a una festa di DJ OTZI che, se non sapete chi è, sono provvisoriamente cazzi vostri, perché pure in Sudafrica hanno ballato la sua “Hey Baby”.
Ma anche chi l’avesse sentita, di certo non sa che la mamma di DJ OTZI era di Neustift Im Stubaital (che secondo me significa “non sniffare su in baita” ahaha me la rido da solo ma non riesco a tradurre la mia simpatia come vorrei a Katherine) e il papà si chiamava Anton ed era tirolese, faceva il dj anche lui ed è morto giovane. Comunque, grazie a Gerhard detto Otzi, il Dj più famoso d’Austria, ho una bella figa di fianco, diciamo in prestito oneroso, e una casetta da utilizzare a Neustift.
Prima dell’alba siamo già sull’autostrada del Brennero. Mentre superiamo l’uscita di Rovereto, vedo una Fiat Brava sfilare in direzione opposta. A parte la bruttezza della macchina, pari quasi all’istinto omosessuale che suscita in me l’efebico Andrea Agnelli, noto un bandierone rossoblu sventolare fuori dal finestrino. Ma che stracazzo fate? Tornate già dal ritiro? Dite la verità, è perché avete scoperto che Fatic è ancora al centro Riattiva di Lavagna? O speravate di vedere Destro? Arriva, arriva Mattia. E’ già il mio idolo, il ragazzino. Me lo sento che lo rimpiangeremo come El Principe. Tutti si aspettano Lucattoni…e invece! Vedrete se non ho ragione. Intanto è arrivato Chico. E’ il primo di 4 grandissimi acquisti che ci faranno divertire un casino. Nei prossimi giorni sono attesi Groucho, Harpo, Zeppo e Gummo. Solo la tristezza di Veloso che non giocherà in Europa potrebbe fare da diga foranea alla loro verve.
Il J.Bailly è già finito. E si vede. Un litro cinquecento chilometri, consumo dignitosissimo.
Urge uno stop, anche perché io ho dormito un po’ ma Katherine ha bisogno di certe batterie di cui solo io posso fornirla, ehehe.
Ci fermiamo in autogrill, mi connetto wireless che è un servizio che danno gratis e infatti fa cagare come un Camogli bruciacchiato fuori ma ancora gelido e mucoso dentro.
Leggo il Secolo XIX e c’è ancora sto cazzo di test di Proust ai giocatori. Ma avete rotto la minchia! O forse sono lontano da certe logiche…c’è qualcuno che se li colleziona tutti? Li compara?
Va a vedere se gli attaccanti amano più i film d’azione e la difesa quelli grotteschi? Se Eduardo sarà mago? Se Palladino ha apprezzato Gomorra come Borriello o se il sogno ricorrente di Palacio è essere un puledro che corre libero nella pampa senza nessun gaucho del cazzo che gli chiede ogni cinque minuti di tornare? Ma vogliamo pensare ai test di Cooper o ai test di cazzo che affollano l’Ataquark insieme ad Atapiero Angela? Mi toccherà invocare di nuovo Atahualpa.
Già sento il ronzio di Pierflavio nelle orecchie…mi dirà che col Gasp Zuculini non avrà spazio, che non è all’altezza di Milanetto, che tanto se è forte passerà all’Inter già a gennaio come Ranocchia…mi fanno impazzire questi pessimisti che pensano calcio come Sebastiao Lazaroni e che sparano quindici nomi per volta ricopiati dalla playstation per poterne azzeccare uno e dire “Hai visto? Che ti avevo detto?”. Quasi meglio il questionario di Alain Proust, uno che anche se ormai ha i suoi anni forse guida meglio di Katherine.
Mentre la mia bella austriaca si fa un pisolo che prelude secondo me a un servizietto al risveglio, compilo in fretta e furia il mio Proust.
Eccolo!

Il tratto principale del mio carattere
TRATTO PEN (E)
La qualità che desidero in un uomo
LA DIPENDENZA
La qualità che preferisco in una donna
I SALDI
Quel che apprezzo di più nei miei amici
I SOLDI
Il mio principale difetto
LA STIPSI
La mia occupazione preferita
OBBLIGARE GLI ALTRI AD OCCUPARSI DI ME
Il mio sogno di felicità
DISTILLARE RUM
Quel che vorrei essere
ANGUILLA
Il Paese dove vorrei vivere
ANGUILLA
La partita di calcio che mi ha emozionato di più
GENOA-CHIEVO 2-2
Il libro preferito
”L’UOMO DEL FIUME”
La canzone preferita
”PAURA DI AUTOSOFFOCARSI CON LE CALZE DI SVETLANA” di F. Beccioni, ma anche WHILE MY GUITAR GENTLY WEEPS di George Harrison non è male
Il film preferito
TRAILERS O FILM PORNO ma anche “L’UOMO CHE USCIVA LA GENTE”
L'idolo sportivo da ragazzo
ENRICO VANO
L'idolo sportivo adesso
MATTIA DESTRO
Il mio eroe nella vita reale
DUPRE’ BARBANCOURT
Quello che detesto più di tutto
QUALSIASI CERCHIO SU SFONDO BLU
Il dono di natura che mi piacerebbe avere
LA COSTANZA DI ROCCO SIFFREDI
Come vorrei morire
DI UN MALE LENTO, ALMENO TRE ANNI, PER GODERMI LA COMPASSIONE ALTRUI
Stato attuale del mio animo
NELL PARTE SINISTRA DELLA SODDISFAZIONE
Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza
NON TORNARE NELLA PROPRIA METACAMPO
Il mio motto
SE NON HAI DI MEGLIO DA FARE, FAI A TE STESSO CIO’ CHE VORRESTI TI FACESSE L’OPINIONE PUBBLICA (una sega)

Kathrine si risveglia. Ho una cassa di birra austroungarica e sei Camogli per la colazione.
L’importante è non scoreggiare già mentre me lo succhia.
Volgare? Che volete, sono figlio di questi tempi. Tempi di troie.
Neustift, Grifone, Rudolf, Caneo…sto arrivando!!!
Noi gridiamo in coro evviva evviva urrà sì si…Zuculiiin, Zuculiiin, viva Zuculin!

lunedì 19 luglio 2010

CHI E' BECCIONI?


Alcuni amici, parenti, conoscenti, pedicure di fiducia mi hanno chiesto chi cavolo sia Freddie Beccioni.
Vorrei spendere poche parole su di lui: Nato a Genova dal 1963 al 1968, calciatore fino all'età di nove anni, cantautore alla costante ricerca di discografici che credano in lui con all'attivo 6000 canzoni depositate alla Siae, vive di rendita grazie all'eredita paterna e materna e ad alcune botte di culo. Alcolista, cocainomane ma della prima ora, puttaniere. Un solo pregio: tifosissimo del Genoa. E' talmente di destra che molti di loro sono convinti sia di sinistra. O viceversa, non ricordo bene.
Il produttore e giornalista televisivo elvetico Edoardo Gatti, a differenza di Beccioni persona di grande cultura e saggezza, e come lui genoano sfegatato, lo ha definito semplicemente "un pirla".

martedì 15 giugno 2010

I MONDIALI DI BECCIONI: 2 - LE AVVENTURE DI "NICOCA" E IL VENTO DI CAPE TOWN


Nicola dice che ha smesso con la roba, è diventato quasi a modo. Commercializza le cialde della Lavazza e tra Cape Town e Johannesburg conduce soltanto affari “puliti”.
Domani vado a cercarlo, ma non mi fotte nulla di sapere se non pippa più, voglio soltanto chiedergli come fa ad essere amico di quel guaio vivente di Massimo Mauro.
Uno dei motivi per cui a me il Prez non dispiace, è che non rivedrò più la sua faccia associata al Grifone. Anzi, lui ci odia più di Iachini e le sue corde vocali laminate diarrea non perdono occasione per emettere suoni ostili.
La notte a Port Elizabeth è materia di studio per giovani registi americani sballati: collegiali boere ripiene di rummaccio da quattro soldi (“Dark Sailor”, un distillato di urina d’elefante diabetico sarebbe meglio) la danno via per due risate in compagnia, aitanti rugbisti ricchioni agitano il ciuffo biondo sculettando lo Waka Waka e sognando una vuluzela nera in mano (ma senza dirlo al papà predicatore o farmista), e la coca gira come una giostra di cavallucci multietnici da cavalcare al volo. A me invece ronza in testa una canzone scema di Vinicio Capossela. Di conseguenza, decido di noleggiare una cadillac e un giornalista.
Sono ancora incazzato bianco con quel nonno da quarto reich di Otto Rehagel che ha lasciato in panca il Papa e ha schierato una Grecia inguardabile. Poi ho gustato l’eccellente prova di Grella e mi sono chiesto perché non ingaggiamo il nipote di Franca Valeri che gioca nel Sassuolo. Ma forse fa più ridere Grella. Non voglio pensare anche al calciomercato, mi chiama ancor più l’alcool.
Sono felice di essere approdato in questa cittadina di stronzi, di respirare aria di mare.
Tommy Mlambo, il cronista del quotidiano locale “The Herald”, che mi accompagna per le vie del porto elisabettiano, mi fa un altro ritratto dell’imprenditore italiano di Città del Capo.
“Nicola Caricola andava e veniva da Genova e Cape Town – mi racconta – i suoi container trasportavano di tutto, non solo macchinette del caffè espresso. Voi ricordate sicuramente l’inchiesta italiana in cui fu intercettato mentre si metteva d’accordo per ritirare la polvere bianca dall’amico di Padovano e fare la cresta distribuendola ad altri calciatori, tra cui Vialli…ma anche qui ne ha combinate delle belle, per via della cocaina. Lo chiamavano Nicoca”.
Sì, quella storia la ricordo. Non che abbia mai considerato Caricola un uomo che quando passerà a miglior vita, ascenderà al terzo piano della Nord…lo vedevo più come uno che in vita sarebbe finito nel terzo raggio di San Vittore. Invece se l’è sempre cavata e i cinque anni prima della prescrizione del reato di detenzione e spaccio se li è passati in riva all’oceano, surfeggiando su onde bianchissime. L’ardore da caccia all’autografo, come quando inseguivo Damiani o Basilico da ragazzino, mi è passato da tempo e l’unico giocatore per cui mi sono emozionato è Scantamburlo. Ma quello è un simbolo. E poi guadagna meno di Diodato Abagnara ed è pure simpatico.
Luca Mosole invece me lo ricordo meglio. Entra ed esce di galera, il pusher delle star juventine. Quanti festini con sbarbine d’ogni razza, lui era un wiskaro e io ai tempi andavo solo a “sciampo”.
Ma questa è un’altra storia. Anzi sono un’ottantina di altre storie.
“Quel che non tutti sanno è che in Sudafrica non ha perso le buone abitudini – fa Mlambo – si è sposato con una delle modelle più famose di qua, Tania Fourie, che gli ha dato due bimbi. Ma, dopo la separazione, le ha fregato duecentomila euro dai suoi conti e le ha incasinato la vita con giochetti di contabilità creativa importata direttamente da Torino”.
“Ah, il Made in Italy…” spezzo io, per sdrammatizzare.
“Tania ovviamente l’ha denunciato e lo ha sputtanato in tutta Cape Town…così lui ha diretto gli affari verso Johannesburg e vuoi sapere una cosa?”
“Anche due” gorgoglio con una Grey Goose (avete capito bene) nel cavo orale
“Già da un anno, Johannesburg grazie anche agli affari del Mondiale, è diventato il nuovo smercio della cocaina di tutto il centro e il sud del Continente! Credi che Nicola si sia lasciato sfuggire questa occasione?”
“Hai le prove di quello che dici?”
“No, ma ho due mignotte che ci aspettano al Radisson Blu Hotel”
Di Nicola e del suo passato genoano già non me ne fotte più una cippa. Andrei a trovare Tania, piuttosto.
Ho ritrovato la Grey Goose, domani rivedo Celso Duarte e mi godo due rossoblu in nazionale. Queste sono soddisfazioni. Fanculo alla dietrologia dei mercenari, delle bandiere, degli incedibili…quando il tuo cuore è rossoblu sopporti anche questo.
Quando il tuo cuore è per gli azzurri sopporti anche Gasparri. A Mlambo questi discorsi piacciono, eccome. Vorrebbe sentirmi dire che Di Pietro è come Sculli, ti fanno sperare per un attimo in un mondo più giusto, poi ti rendi conto che i casi sono due: o sono manipolati, o sono due paraculi.
Invece io bevo e magnifico Berlusconi, tanto per fare l’italiano alternativo all’estero.
Le due polpette sono colorate. Non che mi aspettassi Yolanthe, la moglie di Snejder.
Voglio un’altra Grey Goose. Voglio Tania, che è bianchetta e ha i polmoni sviluppatissimi.
Ma intanto mi ingozzo di cioccolata. Perché così è l’Africa e con lei bisogna soffrire.
Dedico il secondo e ultimo orgasmo alla mamma di Massimo Mauro e mi addormento.
In poche ore è già doccia, è già aereo, è già Cape Town.
Una piccola parentesi sulle linee low-cost sudafricane. Ne ho viste due, la Mango e la Kulula.
Ho scelto quest’ultima, perché la Mango mi ricordava il cantautore ricchione.
Gli aerei sono, manco a dirlo, cangianti e pieni di tromp l’oeil e scritte del cazzo.
Sul muso di quello che ho appena preso, c’è l’immagine di Babbo Natale spiaccicato con i regali che piovono sulla fiancata e la slitta con la renna spetasciata sulle ali. Idea carina…niente di strano, se non fossimo in giugno.
Cape Town è una fetta di torta servita di taglio su un piatto nero spolverato di zucchero a velo, e stavolta non è colpa di Caricola. L’unico a tirare come un matto, mentre sfilo sul lungoceano, è il vento. Il cielo è terso, il mare è quarto…mi beo della prima battuta della giornata e vado di birra.
Sono le due del pomeriggio, c’è un pub pieno di palestrati teutonici già ubriachi. Mi guardo Olanda-Danimarca giusto per verificare la reale quotazione di Kjaer e ammirare uno dei “Buffalos” del Grifone, Eljero Elia. Sarà nero come le polpette di ieri, ma mi piace, mi piace, mi piace!
Applaudo una sua giocata e due afrikaans mi guardano in tralice.
Eccoci, penso.
“Zumbler grunfen metzelder kastler vultrenheim truk trukkenwald”.
Questo è quello che capisco. Potrebbe voler dire “tua madre si è rasata la patonza perché così gli garba al macellaio di Castelvolturno che se la tromba di gusto”.
Per tutta risposta preventiva, chiedo alla barista calva e tatuata di offrire guinness a tutta la compagnia.
Sorridono e mi perdonano il grave gesto di esultanza nei confronti di un coloured.
Gimme hope Jo’anna…
Squilla il telefono. E’ il grande Celso.
“Estoy ja all’estadio. Non mi hanno fatto entrare l’arpa”
“Arrivo, companhero!”
Mi faccio portare dal vento, il miglior mezzo di trasporto della città.
Vaffanculo piove. E come piove! Manco ci fosse il monsone.
Lo stadio è tutto italiano, i paraguayani saranno duecento e Celso vorrebbe andare a salutarli tutti di persona, secondo me per vedere quanti lo riconoscono.
La partita secondo voi ha storia? Uno zero a zero rubato alla casualità. Due gol del cazzo, due colpi da fermo, agonismo e confusione, due squadre senza capo ne coda.
Mimmo ha fatto il suo, ditemi il nome di un terzino sinistro da portare al posto suo.
Montolivo è utile come un marinaio sull’Everest.
Alla fine il pari mi sta bene perché l’avevo giocato, unitamente alla vittoria dell’Olanda e a quella del Giappone. Se domani vince anche il Portogallo siamo a posto.
Celso ci è rimasto male, sperava nel colpaccio. Io invece credevo al miracolo Di Natale.
Il bello di tutta questa storia, dico a Celso poche ore dopo nel solito pub del centro, gremito di afrikaans infoiati fin dal mattino, è che domani vado a Durbanville a conoscere Tania, alla faccia di Nicola e degli amici suoi.
Però…che cazzo di pioggia e che cazzo di vento!
(fine seconda puntata)

giovedì 3 giugno 2010

FREDDIE BECCIONI: 10 - IL TIFOSO VERO E I MILLE TESSERATI DEL GRIFONE


Io non sono un tifoso qualunque, io sono Beccioni.
Io vivo di Genoa, anzi vivo IL Genoa.
Oppure è il Genoa a vivere dentro di me, devo ancora pensarci a questa cosa.
A dio ci credo quando mi fa comodo, quando penso alla mamma e quando me la faccio sotto e ho la tachicardia e mi formicola il pancreas.
Al Genoa non hai bisogno di crederci, il Genoa c’è, si vede ed è comunque una fede.
Che figata! Mica stiamo parlando chennesò del lardo di Colonnata, o del musciame di Carloforte.
Il Genoa ha sapore ma non si mangia, ha odore ma non si annusa, ti ubriaca ma non si beve. E mi fermo qui sennò sembra uno di quei cazzo di giochi da festa delle medie.
La parola Fede, che non è solo un cognome così come Preziosi non è un aggettivo, riferita al Genoa è quanto di più vicino al mio non essere mistico ci possa essere.
Vita nuova, dopo queste scoperte, maturate grazie a un finale di campionato in cui l’ansia prepartita, la speranza del risultato, la tensione dell’obbiettivo non erano parte dei miei pensieri.
Grazie, società e grazie Gasp per questo! Ma solo per questo, intendiamoci.
Altra novità: sono passato dalla Grey Goose al Caroni. Non è un midfielder argentino da plusvalenza, ma un rhum cubano (o dominicano sa il cazzo) a 65 gradi.
Di Caroni e di Genoa vivo in questo frangente. Ma il Genoa di più, “because is red and blue”.
Un rap potrebbe scaturire il mio sentirmi così tanto genoano, come mai nella vita! Ne sono pregno, ne sono degno, mi impegno, m’ingegno, il premio di primo tifoso mi assegno, mi lagno, mi bagno, mi sdegno e della croce mi faccio il segno fino a quando come lei divento legno.
A volte credo di essere io, il Genoa.
Non può contenermi la Nord, non mi basta il Ferraris, centoventi anni di storia mi sembrano pochi in confronto alle vicissitudini di questa vita mia. Così spiego la mia attenzione ad ogni notizia, ad ogni pettegolezzo, spiffero e frammento di informazione che riguardi il Grifone. Il mio appassionarmi all’universo rossoblu per interno, dagli atomi ai pianeti, dai satelliti ai microbi.
Un batterio vecchio e balordo mi attrae e lo osservo al microscopio, un parassita genoano va studiato e compreso, anche uno stronzo blu che esce da un buco del culo rosso è degno della mia curiosità. Conosco i segreti dell’autista Piero Noli, le scappatelle di…vabbè, non lo dico, i nomi dei parenti del magazziniere. Ma senza impegnarmi troppo, semplicemente mi ricordo di tutto quel che riguarda il Genoa, che se applicassi lo stesso sconosciuto metodo all’ingegneria genetica, sarei già premio Nobel da un pezzo. Ormai l’universo Genoa mi sta stretto come il sistema solare agli astrofisici! Figuriamoci undici giocatori, o i ventidue/ventitre della rosa gasperiana…sono pochi. In questo sono genoano come il mio presidente. Che anche per lui sono pochi e in questi anni se n’è comperati altri ventidue/ventitré e li ha parcheggiati come il Suv, alcuni davanti a un centro commerciale costruito da uno più ricco di lui, altri in doppia corsia, in tripla garanzia, in regalia, in garage e così sia, in prestito, in credito, in dubito, in conto vendita, in sconto perdita, col vuoto a perdere, col divieto a vincere, in comproprietà, in vendopietà, bustarella, filibusta, busta paga, bustapagala e buttalo-al-malaga.
Li conosco pure io, son tutti miei, o sono io travestito senza maglia rossoblu. Domenica scorsa, ad esempio, ero davanti alla tv, ho sofferto e gioito da genoano. In porta c’era Russo, e ci siamo salvati a Salerno, col Vicenza. C’era anche Botta, che giostrava a centrocampo. Con Bielanovic davanti, sì…la salvezza è anche un po’ nostra. Renzetti è ai playoff…che fatica…a metà con l’Albinoleffe, però…un po’ mi sentivo alleggerito. Un bicchiere di Caroni in più.
Per Lupo Greco un’altra promozione…che portafortuna! Quanta gente deve dirci grazie, quanti tifosi che poi ci trattano in modo ignorante da avversari. Loro come l’Inter di Milito e Motta. Dovrebbero stendere un tappeto rossoblu dove camminiamo. O al limite non dirci “stronzi!”.
Il Torino, dice che lo abbiamo mandato in B e poi gli regaliamo Gasbarroni per risalire…il Frosinone lo benefatturiamo da anni ed eccoli sempre lì che si salvano…ma dov’è finito Tavares? Ogni tanto mi concentro sul calcio svizzero, Lugano e Bellinzona, ma non mi da soddisfazione. Anche se ubriacarsi in un crotto di Morbo Inferiore con Baldini sparlando di Gargo che si vendeva le partite e Sersone che lo portava a troie ad Albenga è stata un’esperienza unica.
Il Genoa. Da ragazzo pensavo fosse un fatto solo mio e di pochi. Oggi siamo ovunque, se ne accorgono tutti che ci siamo, che siamo una squadra di serie A, che siamo nelle prime cento del mondo! Due bicchieri di Caroni per festeggiare la classifica IFFHS (che non si legge alla napoletana…“i fess”)!
Ogni giorno il calciomercato parla di Genoa. Vogliamo tutti e tutti vorrebbero venire a giocare al Genoa, sognando di seguire le orme di Diego Alberto. Anche Diego Angelo ci sta provando, ma le orme di Milito sono troppo piccole per lui, che ha il 41. Lo svincolato brasiliano è un difensore e comunque ha il 44, potrebbe sformare tutte le orme precedenti, tranne quelle di Sottil, che ha la pianta più larga e di Policano, che aveva il 52 e mezzo. Per questo verrà ceduto in contoprestito.
Finita la prima bottiglia di Caroni. Settanta euro spesi bene. Passo a un più morbido Zacapa.
Con l’opzione delle squadre da inventare, con la playstation 3, preparo un torneo quadrangolare rossoblu degli acquisti d’estate.
Ubriaco, impasticcato, creativo, unico. Un tifoso genoano vale questa e mille altre esperienze, pur di non tornare a Sesto San Giovanni e non dover andare nelle opzioni “Crea giocatore” e dover recuperare il mio amico Scanta con Basso, Carfora e gli amici suoi del bar di Fermo.
Meglio allora giocare con la formazione di un mio fan sfegatato di cui non conosco nemmeno un giocatore: chi sono Hakan Combi, Stepanov Basciu, Danic Megu, Fabio A. Riccio, Marc Chang e Albert Molinari? Mostri notturni, maligne presenze che inquinano il Bisagno e il mio bicchiere mezzo pieno, lasciatemi in pace, lasciatemi sognare tutti i progetti che voglio. E soprattutto, lasciatemi cantare, con la chitarra in mano, lasciatemi cantare, sono un genoano.

lunedì 10 maggio 2010

FREDDIE BECCIONI: 8 - PORTE CHIUSE PER SEMPRE


Mi ero rotto le palle di queste domeniche sempre uguali, dei rituali ripetuti stancamente ogni anno, quasi come i compleanni degli zii a cui devi per forza partecipare, come i matrimoni dei cugini di cui ti scoperesti la moglie e a cui devi presenziare senza possibilità di ubriacarti a dismisura, per poter dire qualcosa di sensato e simpatico quando viene il tuo turno e sperare poi che ti funzioni l’arnese quando riesci a portarti in bagno almeno la migliore amica della moglie.
Vedi invece che il destino ogni tanto è sincero?
Anche il fato, che non è montenegrino, capisce che deve essere al passo con i tempi, che si deve adeguare al cambiamento radicale della nostra società, all’evoluzione della specie.
Così ci ha regalato la più bella domenica genoana della stagione!
Una domenica senza tifosi, senza supporter avversari, senza la Gradinata Nord.
Sì! Una domenica senza mugugni, senza canti sommessi o sguaiati, senza invocazioni o imprecazioni. Un pomeriggio senza lodi sperticate a questo o a quel giocatore, senza chiacchiere da bar e mormorii da stadio, una domenica finalmente a misura di tifoso moderno. Niente traffico, niente code per il parcheggio, niente scooter a respirare la merda. E i panini con la salsiccia a 5 euro, la birra Peroni a 3 euro, la focaccina bisunta nella tasca del cappotto. Tutta quella gente, fianco a fianco con facce che per il resto della settimana speri di evitare, che cazzo ne sai di chi sono, di cosa pensano…saranno i primi a rubarti i risparmi, saranno l’assicuratore infido, il postino che non recapita, il sindacalista ficcanaso, l’impiegato delle poste insolente, il netturbino in perenne malattia. E tutti quei ragazzini rimbambiti che non comprano un disco nemmeno se è per rimboschire l’Amazzonia. Vaffanculo!
Bene, ieri non ci voleva molto a capire che si sarebbe trattato di una domenica vincente!
Volevate la solita ultima giornata in casa per ripetere quegli stanchi rituali di sempre?
Salutare i guerrieri di una stagione, facce che (tranne una su cento, forse) dimenticheremo volentieri come quelle dei compagni di scuola delle elementari? Tifosi antiquati e fuori contesto, speravate di salutare a modo vostro Palladino che se ne torna alla casa madre? Bocchetti che verrà scambiato con Blasi o Brighi? Amelia che tornerà a impastare ravioli con sua nonna? Volevate un finale strappalacrime con Sculli che sotto la Nord giurava “non andrò neanche al Real Madrid”?
No, non è per noi, per una compagine che si vuole rinnovare per rimanere un “classico”, che vuole restare al passo con i tempi, con il calcio immediato e mediatico, sempre più oftalmico e meno naftalinico. Non so voi, io ho goduto a vedere lo stadio vuoto e il Grifone che ha vinto. In casa, con la pioggerellina del cazzo fuori e io con tutte le mie belle comodità. E pensate a tutte le partite invernali che ci perderemo! Niente più ombrelli che poi vedi solo pezzetti di campo come fossi in una cella di galera, impermeabili, freddo pungente nelle ossa e nei piedi, sciarpe umide e alitate, odore di lana infeltrita e zuppa in bocca.
Una salvezza, altrochè! E’ stato più di un caso, sembrava un malinteso, il solito inghippo politico.
No! E’ stato un banco di prova, una scommessa col futuro, un’avvisaglia!
E’ stato puro futurismo, poesia!!!
Siamo o no la più antica squadra d’Italia? Siamo o no gli antesignani del giuoco del calcio nella nostra Penisola! Siamo sempre stati i primi, abbiamo inventato moduli, modelli di tifo, la parola “mister”. Adesso, nel Terzo Millennio, possiamo precorrere di nuovo i tempi, galoppare il futuro! Dai, facciamo qualcosa di veramente nuovo, qualcosa di davvero rivoluzionario!
Regalatemi un Genoa a porte chiuse tutto l’anno, che vince sempre 1-0 con Sculli capocannoniere!
I tifosi veri a casa davanti alla televisione, come me, con il bicchiere mezzo pieno in mano, e gli ultras a mangiare la pizza derby in corso De Stefanis, discorrendo con quell’aria malinconica che li rendi belli, maledetti e romantici, dei tempi che furono, iniettando di ricordi violacei e cisposi le loro pupille sempre più spente. C’è gente che ama mille cose e si perde per le strade del mondo, chi vuole vedere il Grifone dal vivo si abituerà a fidelizzarsi, che cazzo vuoi che sia una tesserina magnetica con cui peraltro puoi anche sminuzzare i cristalli di bianca colombiana? Avete paura di una Banca Popolare di Sondrio? Di una Fideuram? Per i vostri figli ormai i colori rossoblu sono quelli delle maglie sbagliate della playstation, per i figli degli altri c’è sempre la ciclistica da Champions League. Andateci voi allo stadio il mercoledì sera, io ho ben altro da fare!
Ma la tessera del tifoso non ci dovrà portare in un Tempio per rincoglioniti con i santini di Scoglio e Signorini, noooo!
Nossignore! Con quella tesserina entreremo nei cinema 3D! Vedremo Criscito venirci addosso nel campo per destinazione, il pallone sorvolare le nostre teste dopo una punizione di Fatic!
Altro che rollare cannoni in gradinata o bere i liquori di erba Luisa! Ma vaffanculo Luisa!
Io l’anno prossimo voglio lo stadio a porte chiuse e le trasferte vietate a chi non risiede nella città dove si gioca il match. Giusto! Sono residente a Milano e andrò a vedermi Milan-Genoa e Inter-Genoa! Allo stadio si perde solo tempo, se non canti ti rimproverano che non sei un vero tifoso, se urli qualcosa di sbagliato che sei un tifoso del cazzo. Se fai un coro ad personam ti dicono che adori falsi idoli, che dobbiamo solo fare il tifo per la nostra storia, per la nostra maglia, che gli uomini passano e la fede resta. Ma cos’è la fede? Se è qualcosa di cieco e totale come dicono, allora possiamo anche non vedere le partite! Basta che il Grifone vinca sempre, che sia davanti alle merde, che segni sempre Sculli e che qualcuno ci spieghi la partita, ci dica com’è andata, che siamo stati sfortunati e vessati dall’arbitro se abbiamo perso (in trasferta) o che abbiamo ampiamente meritato se abbiamo vinto (in casa).
Voglio le porte chiuse! Ma non solo quelle dello stadio, anche quelle dei cessi, dei negozi intorno alla struttura sportiva, delle case senza citofono, del Pontetto (altro luogo triste di nostalgici e perdigiorno).
Ci vuole una nuova poesia, una nuova retorica, un nuovo lifestyle!
Tutti fuori dagli stadi, i campi come arene con un pubblico virtuale! Grandi televisori al plasma nei centri commerciali, ologrammi dappertutto, ologrammi e cheeseburger.
Grey Goose, Grey Goose Stadium!
Chiudete le porte e non fermate il mondo, che tanto, da qui a poco, non si potrà più scendere.

martedì 4 maggio 2010

FREDDIE BECCIONI: 7 - SI', IO ME LO MERITO!


Io sono fatto così: quando sono convinto di meritarmi una cosa, faccio di tutto per ottenerla.
Dopo un sabato all’insegna del Triangolo delle Svetlane, sulla cui esplorazione geofisica non mi soffermerò, domenica pomeriggio, mi voglio concedere molto di più di una presenza femminile, merito una compagnia davvero speciale, una persona unica che però sia anche un simbolo.
Perché me lo merito, sì.
Grazie all’amico Donuts e alle sue incredibili conoscenze alto e basso locate, giovedì ero già riuscito a trovare il Suo numero di telefono.
Lo avevo raggiunto e mi aveva informato che domenica avrebbe giocato.
Non ho avuto esitazioni: “Vengo a vederti, me lo merito!”.
Intorno alle 10.30, un po’ rintronato perché un cacchio di adepto del “Beccio Fan Club” mi ha consigliato di passare alla Beluga, che pensavo fosse una vodka al caviale e me ne sono scolate tre bocce con buona pace della Grey Goose e delle Svetlane, supero la barriera di Melegnano alla Zapater senza rischiare di andare a sbatterci come una punizione di Juric, ma questa volta in direzione Cisa.
Devo arrivare a La Spezia.
Lui mi aspetta.
Non vedrò la partita del Genoa a Bari, nonostante il pathos che accompagna questa sfida, con le succulente dichiarazioni della vigilia, la strenua difesa dell’ottavo posto, la minaccia fino all’ultimo di Fiorentina, Parma dello stesso Bari e financo di Chievo e Udinese se vincessero, di toglierci dalla parte sinistra della classifica. Sarà un campionato da vivere fino all’ultimo secondo, difenderemo l’ottavo posto con i denti e, se ce la faremo, lo festeggeremo come fosse una plusvalenza, come il traguardo anelato di tutta una stagione. Un po’ per scaramanzia, un po’ per timore che i vari Bonucci, Meggiorini, Masiello potessero giocarci un tranello (che fa anche rima, e finisce subito in una canzone), non vedrò la partita.
Oggi mi merito ben altro.
Ed eccomi a La Spezia, allo stadio Alberto Picco, per seguire Spezia-Alghero.
E’ un match decisivo, mancano due giornate e gli aquilotti, che peraltro ho sempre odiato quasi come i cicloturisti di sampedenna, sono secondi in classifica, puntano ai playoff col miglior piazzamento, se non alla promozione diretta in LegaPro 1.
Spezia è allagata da un nubifragio della vodka madonna. Ma oggi ho deciso di non bere.
Voglio essere lucido.
L’appuntamento con Lui è alla una in punto sul viale dello stadio.
Volevo portarlo a mangiare datteri di mare proibiti in un posticino a Portovenere, ma giustamente mi dice che non può, ha la partita alle tre. Peccato, me lo meritavo e se lo meritava anche lui. Rimedieremo per cena, da “Polpo Mario” a Sestri Levante.
Avrò solo una mezzoretta, poi deve raggiungere i compagni.
L’emozione è alta. Ho incontrato tante persone nella mia carriera di uomo di spettacolo, ricordo ancora la stretta di mano di Adriano Celentano negli studi Rai, un buffetto di Renato Zero al Teatro Tenda di Roma, un…vabbè lasciamo stare, di Lucio Dalla, che comunque rimane un grande artista. Non dimenticherò mai le parole di Michael Bolton, e quel duetto con Bocelli che pensava fossi Antonacci…ma oggi da uomo, non da cantante, da tifoso rossoblu e non da supporter qualunque, raggiungo il massimo.
Il cuore batte.
Piove che dio la manda, ma non sento l’acqua scorrere sul mio viso.
Lui scende dalla macchina, indossa una tuta da ginnastica e ha i capelli raccolti con una fascetta. Cammina barcollante con la classica andatura del fluidificante e regge l’ombrello.
Mi fa un sorriso.
Mi faccio incontro, gli tendo la mano.
Ci abbracciamo.
E’ più forte di me, lo stringo al petto e...non è la pioggia, sono lacrime!
Tante sensazioni che si accavallano, gioie e dolori trattenuti per anni.
Sì me lo merito.
“Ti meritavo, Davide”
“Figurati – mi fa con un delicato accento lagunare – grazie a te di essere qui. Non ho i tuoi dischi ma me li procurerò presto”.
E’ un distillato di gentilezza ed umiltà, Davide Scantamburlo.
Ma non solo per questo me lo merito.
Me lo merito perché lui è uno vero.
Uno che da l’anima e l’ha data anche da noi.
Uno che non si è mai potuto permettere un Suv o una Porsche, ed è arrivato qui con una Ford Focus. E’ uno che si sarebbe legato alla nostra maglia per tutta la vita, se solo fosse stato più talentuoso.
Io mi merito Scantamburlo, mi merito di tornare a Lumezzane, a Teramo, a Castel di Sangro, a Crotone (se poi ci tornasse anche qualcun altro…) e dico “tornarci” perché IO ci sono stato.
Perché prima di diventare famoso, prima di montarmi la testa, prima delle Grey Goose e delle Svetlane, io ero un tifoso, uno vero, uno che il Genoa era il Genoa e andava bene anche in serie B, purchè in campo ci fossero undici grifoni e che finissimo la partita con sei cartellini gialli e due rossi. Moine, promesse, lusinghe della Serie A, della nuova società e di un ambiente più “in”…ho fatto presto a dimenticarmi certi veri valori e intorno vedo tanta gente che non c’era, non partecipava ma che è uscita fuori come champignon geneticamente modificati.
Fanculo, io rimango un vecchio porcino!
Noi ci siamo sempre comportati allo stesso modo, contro tutto e contro tutti.
Io me lo merito sì, Scantamburlo.
E non chiamatelo Scatamburlo senza la enne, che m’incazzo.
Potete storpiare il nome di Acquafresca, di Palladino, imparare da Sculli a pronunciare quello di Papasthatopoulos e di El Shaarawi…ma non mi sbagliate Davide Scantamburlo da Venezia.
Ci guardiamo negli occhi come ci conoscessimo da una vita.
In effetti è così, sei sempre stato nelle mie sofferenze, nelle mie angosce, nei campionati giocati fino all’ultimo secondo dell’ultima partita e spesso anche oltre.
“Allora siamo d’accordo – gli dico – dopo la partita si va a cena a Sestri, pesce e vino bianco, poi in discoteca con due amiche mie, si dorme dove capita e domani a Milano a registrare la tua voce sulla mia canzone dedicata a te”.
“Me pare un bel programmino – risponde – sojo sue done non te prometo niente parché sono un toso fedele…e poi anche una tratoria de Cornigliano me va bene”
E ti pareva che non mi meritassi uno così?
Ci riabbracciamo e vado a ritirare l’accredito di tribuna centrale. Non porto nemmeno la radiolina, oggi sono tutto per Lui. Non mi merito altro.
La pioggia si attenua ma il terreno è infame. L’arbitro Cervellera da Taranto sembra una creatura mitologica, metà stronzo e metà Racalbuto. Al nono minuto un sardo puro e tignoso di nome Rais piomba sulla caviglia di Davide come fosse Gattuso su una gnocca lituana. Mi alzo in piedi e urlo “bastaaaaardo” con quanto fiato ho in gola.
L’arbitro, forse intimorito dalle urla, ammonisce il Rais. Fanculo ai sardi e anche a Selassiè.
Cazzo, questi picchiano duro, Cervellera fischietta ma dovrebbe ancora ammonire, io urlo improperi e qualcosa di razzista sull’isola di Cossiga e di Valerio Scanu. Ci sono trenta esagitati da Alghero che sembra siano venuti qui per fare rissa. No, per favore, oggi no…un piccoletto in tribuna mi aggredisce, mi cinge alla gola e mi infila in bocca l’I-Phone. Per fortuna qualcuno lo acchiappa e lo fa sedere.
Intanto succede di tutto. In campo si picchiano, Scanta le da e soprattutto le prende, il tecnico dello Spezia D’Adderio viene espulso, un nostro attaccante viene colpito da un pugno ma Cervellera non dice nulla. Ora diluvia in maniera bestiale.
Che partita d’altri tempi, quante ne ricordo così…i bei tempi del mio Grifone.
Finisce il primo tempo, Scanta passa sotto la tribuna e mi fa ciao, e anche segno che è durissima.
Intanto il Sud Tirol è in vantaggio a Pavia e si tiene il primo posto.
Mi dicono che il Genoa fa 0-0 a Bari. Ma oggi il Grifone è qui con me, sotto il diluvio, sporco di fango e pieno di lividi come Davide.
Ma all’inizio della ripresa, sotto un vero nubifragio, passiamo in vantaggio.
GOOOL!
Scanta esulta e si butta nel fango con i suoi. Cazzo, come sente la partita!
L’Alghero non smette di picchiare, specialmente l’autore del gol Casarini. Il pur mansueto arbitro ne ammonisce quattro in rapida sequenza.
Mi rialzo e urlo a Davide: “Picchia, Scanta! Picchia ‘sti bastardi!”
Stavolta rischio l’I-Phone direttamente nel culo.
Ma Scanta mi ascolta e mette giù un sardone con un colpo di thai-boxe.
Cartellino giallo. Meritato, come io mi merito Lui.
Grande!
Dai corri Scanta, corri! Fai vedere il cuore!
Intanto è entrato un altro picchiatore di Alghero, Cau. Dopo pochi secondi dall’ingresso si lancia come un invasato contro un giocatore spezzino, tale Lollo. Intervento da espulsione, ma l’arbitro ammonisce soltanto. Per farvi capire quanto è stato tosto l’impatto, Cau non si rialza più e viene portato fuori in barella. Sostituito dopo due minuti dall’ingresso. Battuta la punizione a centrocampo, palla a Scantamburlo, supera in corsa un avversario, si accentra, lascia partire un missile dai trenta metri….eeeeeeeeeeeee PALO!!! Cazzo, la solita sfiga del Genoa…poteva essere l’apoteosi…stasera champagne di quello buono, tipo un millesimato di Philipponat o una roba del genere. La palla schizza nel fango, si crea la mischia…poteva essere il gol della tranquillità.
Intanto qualcuno mi dice che il Grifone sta perdendo a Bari…gol di Meggiorini.
Ma me lo merito io Meggiorini?
E Almiron in prestito?
Intanto è un parapiglia, quelli dell’Alghero se la pigliano con Lollo, reo forse di aver costretto all’infortunio Cau, tentando il suicidio. Una roba mai vista, viene espulso anche il vice allenatore Fusco. Ormai è una partita di rugby, Scantamburlo ha parecchi amici a Calvisano, ha giocato anche a Bassano e a Belluno…manca poco, Scanta scatta, finta il passaggio, supera il cerchio di centrocampo e lancia millimetricamente per Chianese che è solo in contropiede e GOOOOOOOL!!!
Sembra Barreto, sembra Castillo…goooool!
Scanta esulta, è stato il migliore in campo, non c’è dubbio.
Lo Spezia rimane secondo, playoff matematici. Il Genoa ha difeso coi denti del Bari l’ottavo posto.
Domenica io e Scanta saremo a Salò, per l’ultima partita, l’incontro decisivo con la terza in classifica per tenersi il posto d’onore e un vantaggio.
Al Ferraris col cazzo che ci vado, domenica.
Mi sa che non me li merito, Scarpi, Zapater e Palladino.

martedì 27 aprile 2010

FREDDIE BECCIONI: 6 - TUTTI A ZENA COL TRUCK


I milanesi ammazzano il sabato, io mi sfilaccio il fegato dopo averlo marinato per bene in un’emulsione di prosecco, amarone e Grey Goose.
Mi muovo dai navigli e respiro la primavera con gioia, mica come gli acerbi Gucher e Aleksic. Sono allegro, io…mica Allegri! Via alla seconda Grey Goose e dentro alla notte meneghina, per prepararmi al meglio alla partitona di domani.
Le dichiarazioni del Prez mi hanno caricato a molla. Vogliamo il settimo posto e il match di Parma lo ha dimostrato, e io che non ci credevo e ho rischiato di diventare ciclista…per colpa di Pierflavio e degli ultras.
Bisogna fidarsi solo dell’istinto, e in qualche caso di Adamoli.
A San Siro, invece, l’Inter del Principe ha già battuto l’Atalanta e i giocatori sono nei migliori ristoranti della metropoli e poi si concederanno l’ultima serata di “sciambola” prima di tuffarsi nel ritiro più importante dell’anno. Io li voglio vedere questa sera, voglio capire chi di loro è da Genoa. Perché lo so che un paio di loro arrivano, anche se Branca (che ci odia perché è doriano dentro) non digerirà che gli rispediamo al mittente quel ciabattone di Suazo. Ma tutto andrà a posto perché gli regaleremo una favola: il Principe che bacia Ranocchia, dopo un gol al Meazza!
Allora in chiave Grifone pensavo ad Arnautovic: ha tutte le carte in regola, come cantava Piero Ciampi. E’ olandese, quindi piace al Gasp, è giovane quindi piace al Prez. Ha giocato pochissimo quindi non piace a Mou. Nessuno lo ha ancora nominato, quindi piace alla stampa.
Un bel prestito con finto diritto di riscatto e vero premio di valorizzazione.
Becco “Arna” al LoolaPalooza, in compagnia di una bionda messa giù da paura che, se è la sua fidanzata, è sprecata come un Casinò con privè a Campomorone.
Faccio pervenire una magnum di Moet, tanto per far capire che non scherzo, e poi mi presento.
“Beccioni…enchanté…il cantante…”
Toh, non è la fidanzata ma solo “un’amica” e conosce bene Svetlana.
“Allora Marko – dico a un certo punto al bimbo che mi guarda storto come dopo un tackle di Pestrin – verresti al Genoa?”
Lui ha in bocca le bollicine e, sbruffando una risata, me le spruzza tutte in faccia…ma che cazz…per fortuna Svetlana 2 mi asciuga prontamente e domani, con notevole esborso, potrà essere mia.
“Mi piacerebbe, perché no?” risponde, a bocca vuota, come gli avessi chiesto se gli andrebbe una pista di bamba. “Magari viene anche mio compagno Santon e anche Destro…”
“Lo so, lo so, Santon gioca bene con entrambi i piedi…”
Questa me la segno, è uno scoop! Allora vuol dire che gli diamo Mesto?
Ci finiamo il Moet e ne ordina un altro lui. Sicuramente a Barcellona sarà in tribuna.
Intanto nel locale arriva Quaresma. No, per favore, lui no. Mi ha trivellato la minchia. No, se lo accettiamo, e loro dovessero acquistare il Papa, giuro che divento interista.
Giù di botto in pochi minuti l’altra boccia.
Svetlana 2 vorrebbe l’uomo maturo epatico, invece stasera le tocca l’imberbe ma duro apatico.
Esco dal locale e mi sento come se avessi vent’anni di più e la faccia di Schifani. Sensazione orribile che bisogna attenuare con la Grey Goose che ho lasciato in macchina, dentro un cooler.
Faccio due passi e vedo uscire dall’Hollywood, la discoteca di Maldini, due o tre giovanotti. Un muratore bergamasco vestito a festa colombiana, mi fa: “Quello è Simone Padoin!”.
Colgo l’occasione e lo fermo.
“Ehi, ehi Simone! Vieni al Genoa?”
“No, grazie, torno a Bergamo con il Tir”
Ma io intendevo…cazzo, però…figo muoversi in Tir, modello Hi-Trucks ‘merigani…e io che credo ancora sia il massimo il Suv…me lo dovrei comprare anch’io…non un Tir, magari un Truck, che l’Hummer è già superato…un bel truck…Allora senza truck e senza ingann (ahaha le grandi battute folgoranti del Beccio) chiedo informazioni su Guarente…ma lui non c’è.
Mi avvio al Suv pensando al Truck.
Ho il chitarrino in macchina, scrivo una canzoncina simpatica…
“Tutti a Zena col truck”…dedicata alle nuove mode e al calciomercato…sentite qua un assaggio.

Se fossi un Palacio sarei demolito/Se fossi un po’ Mesto sarei più intristito
Se fossi il Papa sarei riconvertito/Se fossi Amelia sarei un travestito

Se fossi Guarente, sarei già guarito/ Se fossi acqua fresca, mi sarei già bevuto
Se amassi Foggia, mi sarei trasferito/ Se amassi Chico, sarei un pervertito

Qui non si può fare un acquisto normale/senza riscatti o senza cambiale
Qui si esclama “GASP!” come Donald Duck/E si va tutti a Zena col truck!

Ogni colpo di genio ha bisogno della sua clacque, mi trasferisco al Pink Leopard, un locale per scambisti sulla Nuova Paullese. Non sono gli scambi che animano la mia fantasia questa sera, tipo Floccari per metà Foggia e tutto Hitzplesberger. Svetlana 2 ha messo a letto il bimbo di Enschede e mi raggiunge. Ama la vodka e mi marca stretto, come farà domani Bocchetti con Rocchi.
Parte un’altra Grey, facciamo l’alba e ci ritiriamo nel mio loft sui Navigli.
Dopo aver discusso dell’ingaggio, tutto il resto sono trattative intime, preliminari di contratto, compartecipazioni a letto, prestiti secchi e con diritto di riscatto. So già che al risveglio si andrà alle buste. Ma la sessione è stata davvero faticosa. Riapro gli occhi che Svetlana 2 è al cellulare con Svetlana 1, manco fossero due volanti nel Rione Sanità.
Sono le cinque meno un quarto, un sole anemico e nemico fa capolino dalle tende. Un presentimento mi assale: accendo il televisore su Sky e vedo Morganti fischiare la fine.
Piovono fischi come fossero pietre, sento urlare “venduti”…la quaterna arbitrale deve averne combinate di cotte e di crude. Vedo il risultato, Genoa 1 - Lazio 2.
Addio Europa, addio a tutti quei giocatori che sarebbero venuti solo con la vetrina europea: Kuranyi, Menegazzo, Cavenaghi, Ledesma…
Gasperini dirà che è tutta colpa sua, il Presidente lo perdonerà e la pace tornerà a regnare sulle nostre primavere tranquille, senza sussulti, senza motivazioni, senza sorprese.
Mi riprendo dallo shock e mi sembra di capire che presto mi giocherò la rivincita: Svetlana 1 - Svetlana 2.
E domani prometto che cambio macchina, in estate anch’io voglio andare a Zena col Truck.

lunedì 19 aprile 2010

FREDDIE BECCIONI: 5 - FINTI GENOANI, VERE RUMENTE E IL "VODKA MADONNA"


Evaporato in una nube islandese/in uno dei molti tornelli del Ferraris/con un bisogno di trazione anteriore/troppo “se tifi Genoa piangi” per essere corrisposto…
Domenica mattina, Svetlana dorme e io non riesco a scrivere una canzone come si deve.
Peccato, sarebbe la ballata numero mille, da professionista.
La novità è che non mi fanno andare a Parma…te le fanno soffrire le ultime trasferte senza tessera del tifoso…Sono incazzato soprattutto perché da Ugo, sulla via per Traversetolo, fanno i migliori tortelli dell’Emilia e il suo antipasto di salumi e sottolii è una meraviglia tale che riesco anche a pasteggiare a Lambrusco (secco).
Così mi tocca prendere il Suvvetto e andarmene a Zena, perché la cabala mi dice che se me ne sto a Milano, perdiamo. Non che ne faccia un dramma, ma il Prez ha detto che ce la dobbiamo giocare fino in fondo, e poi quella faccia di Colonnata di Ghirardi mi sta sul culatello.
Zia Esterina e zio Tiberio non ci sono, il destino li ha chiamati in Calabria, per il funerale del fratello del vecchio doriano che è morto prima di lui perché tifava Toro. Approfitterei di Sky per vedermi la partita in santa pace, scoreggiando sul divano di un doriano, ehehehe.
Arrivo in discreto anticipo a Sant’Ilario con tre bocce di Grey Goose e una scorta di focaccia al formaggio da fare invidia a un avellinese, entro in casa e…nooo!
C’è Pierflavio.
“Ah…anche tu qui?”
“Vedi un po’, è casa mia, Dodi Battaglia…”
“Vabbè, casa dei tuoi genitori, diciamo…”
“E tu sei solo un cugino che ne approfitta. Un po’ come i delegazionisti con il Ferraris…”
“Perché devi sempre offendere per primo?”
“Perché sei entrato già con ostilità. Non possiamo vedere la partita insieme?”
“Con te che non fai altro che criticare?”
“Io non critico mai durante la partita, faccio le mie considerazioni prima e dopo. Durante la partita, tranne oggi che era vietata la trasferta, io canto…”
“Anche io canto…”
“Sì…lasciamo perdere…”
“Tu sei contro la dirigenza che ha costruito il più grande Genoa di sempre”
“…e lo ha distrutto dopo soli dodici mesi, vendendo i tre pilastri principali”
“Sei contro il più grande e duraturo allenatore che abbiamo mai avuto”
“…che riteneva Olivera più forte di Figueroa e Suazo meglio di Floccari. Che fa giocare Palacio terzino e anche se ha una delle difese a 4 più forti d’Italia, la fa giocare a tre e prendiamo sessanta gol”.
“Vedi che con te non si può parlare?”
“Parlare di calcio sì, di fede cieca negli uomini no. L’unica fede è quella nei colori e nella nostra storia. Nemmeno il “popolo rossoblu” esiste più. Esiste l’idea. Allora mi puoi dire che sono un idealista”
Minchia. Mi tocco le palle (me tastu se ghe sun, dovrei dire, ma Milano mi ha contagiato) e capisco che con le parole di Pierflavio non potrei mai scriverci una canzone. Nemmeno alla Claudio Lolli.
“Quando però il Genoa ti vince il derby 3-0 con Milanetto e Rossi, non sei lì a ringraziare l’idea…”
“Sono lì, così come c’ero a Genoa-Cosenza e a Salerno. E tu, dov’eri? Ho le mie idee e me le tengo. Nessuno può comprarmi. Scommetto che a te piace la Tessera del tifoso…”
“Ehm…”
Mancano due ore alla partita.
Mando affanculo Pierflavio e prendo una decisione storica: mi compro un bel biglietto di gradinata Nord e mi godo finalmente il mio stadio, senza timore.
“Ti prendo il motorino, se non ti dispiace, caro…”
“Basta che non lo rivendi realizzando un’interessante plusvalenza…”
Ma rivaffanculo.
Prima di entrare mi fermo al mercato coperto, c’è un fruttivendolo ancora aperto e un droghiere.
Compro un chilo di limoni di Sicilia e una bottiglietta di Tabasco.
E’ la ricetta del “Vodka Madonna”, il mio cocktail preferito. ¾ di Grey Goose, ¼ di succo di limone tre gocce di tabasco e ghiaccio. Roba che se le lo bevi d’un sorso, reciti l’alleluja, se ne bevi quattro di fila, canti come Jeff Buckley. Se ne bevi dieci, fai la sua stessa fine.
Me ne faccio sette, artigianali con un bicchiere di plastica. Con un’intuizione degna di Milanetto, utilizzo il ghiaccio del bancone del pesce, che ha appena chiuso.
Sono pronto per entrare nel Tempio.
In silenzio, con una sciarpina azzurra per non dare nell’occhio, sono nella Nord a tifare Milan.
Che mi fa un po’ schifo comunque, ma è sempre meglio di una bastonata in testa. E io lo so bene…
Dopo dieci minuti dal calcio d’inizio ho capito qual è la tattica delle rumente. Primi venti minuti a correre come dei forsennati cercando il gol, come contro di noi. Questa volta però non ce la fanno. Segna invece Borriello!!! Ecco il vero derby…grande ex genoano…ce l’avessimo avuto noi quest’anno…intanto da Parma arriva la notizia che il Grifone è in vantaggio.
Piovono fischi. Da cicloamatori a ciclo-odiatori….ahahaha questa è bellissima.
All’intervallo, dopo che i ciclotimici con velleità europee hanno sfiorato il pari e i rossoneri con illusioni scudettare sembrano la fotocopia sbiadita di quelli che hanno preso tre pappine a Manchester, ascolto un po’ di discorsi cerchiati.
Alcuni sostengono che Genova sono loro, per diverse ragioni: perché da quando ci sono, hanno vinto più cose, perché loro hanno il presidente genovese e il Genoa ce l’ha avellinese (ma chi l’ha detto, come minimo è silano), perché la Sampdoria è “l’immagine positiva e ottimistica di questa città”. Quest’ultima frase mi è piaciuta talmente che sono andato di persona a complimentarmi con il signore che l’ha pronunciata, gli ho detto che ci avrei scritto una canzone sopra e il suo amico, battendomi la spalla, ha detto “ma lei non è Beccioni, il cantante? Ma non era genoano?”
Alla parola “genoano” si sono girati in una ventina, tra cui equadoregni, senegalesi, due zoccole ma genovesi e un genovese ma figlio di puttana che mi ha preso per il collo e tirato giù.
Sono volati calcioni, cazzotti e accuse di arrivismo. Poi un’anima pia non genovese mi ha raccolto e mi ha rimesso al mio posto.
“Vuole continuare a seguire la partita?” mi ha detto.
“Come no, adesso viene il bello, ribaltiamo il risultato!”
Sarà stata la botta in testa, ma ho iniziato a tifare i ciclisti. Ecco che arriva il rigore di Cassano e l’espulsione del Bocchetti del Milan, che si chiama Bonera.
Che grinta le rumente, mentre da Parma annunciano che Palacio ha raddoppiato.
Intanto il Milan si mangia in dieci almeno tre volte il vantaggio e il Parma in cinque minuti pareggia. Boato di approvazione dalla Nord. Ma sì, maledetto Gasperini che non sa difendere, esulto anch’io! E al gol di Fatic ho anche un brivido di scontentezza.
A dieci minuti dal termine succede qualcosa di incredibile. Come avessero bevuto anche loro il Vodka Madonna, i giocatori del Milan vagano ubriachi per il campo. Non riescono a tenere il pallone tra i piedi, non hanno tattica né idee. Noi lo capiamo e prendiamo coraggio e alla fine, all’ultimo minuto di recupero, Pazzini la mette dentro!
E’ più forte di me, esulto! Siamo con un piede in Champions League! Abbraccio l’uomo che mi ha preso a calci, bacio il pugno che ruppe il mio naso, mi faccio avvolgere da una sciarpa cerchiata e vedo qualcuno che scatta una foto con il flash di un cellulare.
Che mi succede?
Troppi Vodka Madonna?
O forse sto abbracciando le idee di Pierflavio…ma sì, sono talmente genoano che sto diventando doriano! Ha ragione lui, sarebbe stato meglio un allenatore come Del Neri, con un solido 442. Non ne possiamo più di Gasperini, con quel modulo che una volta vinci 5-3 e l’altra ne prendi 4 e a casa. Che se non sei più che in forma, sei inguardabile. Per non parlare del nano che fuma il sigaro e del suo amico Peter Falck. Mi sono sempre stati sul cazzo, ma in fondo hanno capito tutto del calcio moderno e sanno spendere bene i soldi. Loro i tre pilastri, Palombo Cassano e il Pazzo, non li hanno venduti, hanno preso solo giocatori funzionali al modulo dell’allenatore e non si divertono a giocare al calciomercato.
Forse non è un motivo per cui debba tifare il Doria, forse solo un finto genoano può diventare una vera rumenta, forse ci stanno portando a una lenta e inesorabile fusione.
Per ora la fusione è sicuramente mentale e privata, sono ancora sotto l’effetto del Vodka Madonna. Una volta tornato a casa, sui Navigli di Milano, con Svetlana, la mia Gibson e due litri di tè verde freddo, ci penserò meglio.
E quando avrò trovato la soluzione, sarà comunque troppo tardi.

martedì 13 aprile 2010

FREDDIE BECCIONI: 4 - LA CILIEGINA SULLA PARTE SINISTRA DELLA TORTA


Per me il derby è una perfetta metafora di vita.
Chissà perché, mi ricordo nei minimi dettagli soltanto quelli vinti (specie quelli stravinti) e di quelli perduti mi sovviene a malapena il risultato. Se avessi un derby da rievocare come ricordo ogni canzone che ho scritto, avrei seicento anni e mi sentirei un po’ stanco, ma un derby vinto è più di una canzone, diciamo un album. Ecco, un cd per ogni derby vinto.
Neanche Lucio Dalla…anche perché che cazzo di derby ha Lucio Dalla? Bologna-Crevalcore?
La prima stracittadina a cui ho assistito è datata 1967. Era marzo e fu una partita come quella di ieri, ma all’incontrario. Segnò quasi subito Rivara, per il Genoa, e i seguenti attacchi dei ciclisti risultarono sterili come la cagna di zio Tiberio e inutili come suo figlio Pierflavio. Avevo otto anni ed ero in Gradinata Sud, con il mio dorianissimo papà. Ricordo che urlavo come un indemoniato e mi arrabbiavo con i giocatori della Samp che non riuscivano a pareggiare. Ero talmente scatenato che un signore grande e grosso, incurante di mio padre (o forse con lui compiacente) mi sollevò di peso e mi scaraventò qualche metro più in là. Quando mi rialzai, vidi la luce. Il simbolo del grifone in alto nel cielo, una bandiera messa di traverso nei distinti che mi indicò la via. Da allora sono genoano. Ma non vado in gradinata Nord, non si sa mai.
Questo derby è troppo importante, per noi potrebbe essere il coronamento di una bella stagione, il segno della continuità della gestione Gasperini, la ciliegina sulla parte sinistra della torta.
Sono arrivato a Zena in gran silenzio nel pomeriggio di domenica. Lungi da me passare dagli zii e da quel disfattista di Pierflavio. Per scaramanzia, dopo tre giornate senza vittorie, ho optato per una domenica senza Grey Goose. Con un nervoso che nemmeno mezza boccia di Zacapa mi ha attenuato, ho preso una suite al Jolly Hotel Plaza dietro via Assarotti e ho chiamato Marinela, una cubana che faceva i cori e i servizietti per una band di merengue in cui suonava un mio ex compagno di liceo.
Mi ha salutato con la lingua e si è concessa un bagno pieno di schiuma cantando una canzone allegra che mi ha messo subito a mio agio.
“Di chi è esta cancion, chica? Sono nervioso para el clasico de esta tarde!”
“Non està preoccupado, Celia Cruz…”
“No, non c’è Cruz, avevamo Hernan Crespo e stasera avrebbe fatto comodo, ma trattava il Gasperson come un dilettante, pretendeva di decidere lui i movimenti in campo…che vergogna, uno della sua età…stasera però gioca Sculli centravanti, come all’andata!”
Mentre Marinela si fa bela (ahaha, rima baciata con la lingua…) ho ordinato due chili di farinata dall’affossato nella piazzetta qua dietro e due magnum di Cristal 2002. Il derby capita solo due volte all’anno, o no?
Intanto inizio a sentire, fuori dalla finestra, la circolazione intasarsi come le mie arterie dopo tre Grey Goose. Ansia a mille. Giocherà Dainelli?
Arriva il consierge, gli dico di entrare pure, per vedere se mi riconosce, ma nello stesso istante Marinela esce nuda dal bagno, col suo metro di gamba e il resto in ottimo stato.
Salvo la farinata, che praticamente mi arriva morbida tra le braccia come un cross di Mesto, ma le due bocce di “sciampo” vanno in frantumi come il ginocchio di Jankovic e il consierge ne avrà per un paio di mesi…meglio di Juric.
E’ un piccoletto stempiato, sembra Cassano tra vent’anni. Marinela tenta di rianimarlo, gli si piazza sopra, col manto erboso del Ferraris ad altezza occhi, ma è peggio. Allora indossa un accappatoio, mette le scarpe e se lo prende in braccio, mollandolo nell’ascensore con un bigliettino.
Altro giro di Cristal, altro regalo.
Accendo la tv e mi sintonizzo su Primocanale.
“Nooo, c’è Scarpi?”
Marinela rientra e si toglie anche il tacco dodici, l’unica cosa che le era rimasta addosso.
“Ecco, niente scarpi…”
Sembra che qualcuno si stia picchiando in corso De Stefanis. D’altronde è il derby. Almeno non malmenano me…ma con la tessera del tifoso queste cose non succederanno più e non avrò bisogno di travestimenti per andare allo stadio. Bella roba ‘sta tessera del tifoso, finalmente anche i genoani d.o.c. come me che spesso sono costretti a stare a casa, con un semplice bancomat…taaaac, vanno allo stadio. E gli altri, tornino pure al bar sport come quando rompevano i coglioni in bianco e nero.
L’angoscia sale e la coscia…pure.
Fischia il Tagliavento, soffia la Tagliabufera…ahaha sono talmente simpatico che riesco anche a ridere da solo nel pathos di un derby. Peccato che Marinela non capisce. O forse è meglio così.
Subiamo, subiamo. Tackle molto decisi e Fischia il Vento va a senso unico.
Se Palombo fosse dalla nostra parte…vorrei proprio vedere.
Invece dalla nostra parte c’è Moretti che non riesce a saltare più in alto del consierge. Gol delle rumente, proprio mentre arrivano le nuove bottiglie di Cristal.
Stappo e il gioco del Genoa si fa più effervescente. Se Palladino avesse la genialità di Ribery, gli farei io personalmente le cicatrici. Sculli arriva puntuale sui cross rasoterra di Criscito in area, come il locale da Ventimiglia a Riva Trigoso. Dobbiamo sperare in Mesto.
Per settanta minuti è tutto un aspettando Coitò (ah, che titolo per una ballata un po’ irriverente…) e Marinela ne sa qualcosa. Stillicidio di preliminari sulla trequarti senza nemmeno tanta fantasia, e poi non si affonda.
“Entra Acquafresca!”
“Non c’è più Zacapa?” chiede Marinela.
Non c’è più speranza, anche Robert non va a segno.
L’hotel, l’idromassaggio, il Cristal, l’Havana…tutto si fa triste.
C’era una coreografia, c’era il clima giusto, quegli altri avevano soltanto quattro sciarpette e un catenaccio.
Marinela si riveste, lascia le mutandine in bagno ed esce dalla camera, visibilmente delusa.
Ad aspettarla, all’ascensore, c’è il consierge.
Ha finito il turno e gli hanno ridato il menisco. Mi fa recapitare una torta.
Non c’è la ciliegina e c’e solo la parte destra.
Se il derby è una metafora della vita, sto facendo un po’ una vita di merda.

domenica 4 aprile 2010

FREDDIE BECCIONI: 3 - SERSONE, PIERFLAVIO E I TIFOSI VERI


Adoro quando il Grifone gioca di sabato. Così posso scendere a Zena intorno alle 11 del mattino col mio amico Donuts, gran genoano e superammanicato, un po’ provato dal venerdì milanese in Brera, e gustarmi la prima Grey Goose della giornata all’altezza di Casei Gerola. Me la scolo tutta in dirittura del casello di Genova Est, per paura del posto di blocco, ma tengo sempre una mignon di Amaro 18 Isolabella in tasca. Così se mi ferma la volante, scendo dal Suv e, davanti all’agente, m’ingollo il liquore d’un fiato e dico: “da adesso in poi guida il mio amico…è che quando vedo un poliziotto mi emoziono e devo bere qualcosa”. Secondo il codice della strada l’agente non può più farmi la prova del palloncino...ahahaha, quello s’incazza ma non ci può fare niente!
Su questa goliardata ci ho scritto anche una canzone: “Più furbo di un palloncino”. Sapete chi mi ha insegnato questo trucco? Proprio lui, Serse Cosmi. Mannaggia all’uomo del fiume (altro titolo buono per una canzone, scusate…smetto un attimo di scrivere e la compongo, ballata alla De André, ovviamente) con lui ne ho fatte di crude…cotto era sempre l’umbro, alla fine della nottata. A Finale Ligure c’era un localino per scambisti, si chiamava “Fermento”. Ci presentavamo con due mign…no, ma forse questo non si può dire perché Sersone è ancora sposato…comunque mi ricordo le baldorie dopo il 3-0 di Treviso, quando c’incontrammo a metà strada a Cremona, e la sera del pareggio in casa col Catania, che andammo in giro tutta notte a cercare Pantanelli, “in che cazzo di discoteca sarà quel bastardo…”.
Eh, quante avventure con quel crapone. Oggi me lo ritrovo con l’acqua alla gola, da avversario. Non so se chiamarlo, ma è già tardi e devo lasciare la macchina da zia Esterina e prendere il motorino di zio Tiberio, che tanto sta a casa a guardarsi il Doria in televisione. Mentre Donuts svolanta come un pazzo per Sant’Ilario, apro una Grey Goose e indosso già la sciarpa “Io non mollo”. Tanto per gradire e ribadire il concetto con l’ironia che mi è propria, mollo invece una sonora scorreggia.
“Dicono tutti che non mollano, ma poi…hahahaha” urlo, bloccando l’apertura dei finestrini.
“Fai veramente schifo, Beccio” starnazza Donuts, togliendo la circolazione interna dell’aria condizionata del X-Five. Poi smette di lamentarsi e fa finta di svenire. La mia spalla ideale.
Arriviamo all’una e qualcosa a casa degli amati zii. Quella santa donna sta già preparando il pranzo per domani (ecco il secondo motivo per cui godo quando il Genoa gioca di sabato), mentre zio Tiberio è assorto nell’Avvisatore Cicloturistico. Lo saluto con due dita sul coppino e un’alitata di vodka, lui leva lo sguardo dal Secolo e mi fa: “il motorrino non gè”.
“Cazzo, come non c’è, zio!?!”
“Lappreso Pierflavio”
Nooooo. Sono arrivato troppo tardi. E adesso mi tocca correre, o più realisticamente prendere un taxi. Pier è il secondogenito degli zii. Lo so, dovrei dire “mio cugino”, ma un po’ detesto quei presuntuosi di Elio e le Storie Tese, un po’ non vado d’accordo con Pierflavio. Lui è uno dei quattro gatti rossoblu che non fanno altro che criticare: Gasperini, la dirigenza, la Nord, la Fifa, la Uefa, il Coni, la Daspo e questo paio di maracas. Sembra non ci sia nulla che funzioni nel Grifone che da tre anni ci fa godere nelle zone alte della classifica. Lui dice che sono critiche costruttive, che con la squadra che avevamo l’anno scorso dovevamo andare in Champions e che avremmo dovuto tenere Milito e Thiago Motta, e magari comprare altri due campioni così…per poi andare in bancarotta…è uno di quelli che solo perché erano a Salerno e a Giulianova, credono di poter fare a chiunque la morale, e che ci siano tifosi di serie A e di serie B. In verità io in C non sono andato mai a vedere la squadra perché in quel periodo il sabato sera suonavo sempre al piano bar di via Fiori Chiari a Milano, e facevo le nove del mattino. Ai tempi bevevo Moskovskaya e quella merda mi ha rovinato il fegato. Mi alzavo alle due se andava bene. Mi dici come facevo ad andare allo stadio?
“Zio, però mi avevi promesso…”
“Lo so, ma Pier mi addetto che non te lo meriti, perché vuoi che il Cenoa abbantoni il Ferraris”
“Ma anche tu lo vuoi, zio!”
“Sì, ma non guì a Sant’Ilario…”
“Perché?”
“Troppo casino, sotto casa. E poi l’otore di salsizza mi da la nausea. Io la domenica voglio cotermi il pranzo di Esterì e poi quardarmi il Doria in tv”.
“Comunque Pierflavio di calcio non capisce un belino…”
“Mi vuoi offendere, Federico…”
Quando mi chiamano Federico, potrei fare un gesto estremo, tipo lanciarmi fuori dalla finestra dalla rabbia o staccare la cornice del ritratto di Cristoforo Colombo che c’è in salone.
“Scusa, devo andare un attimo in bagno, poi riprendiamo il discorso” dico, e filo di corsa a sgargamellare l’altra mezza Grey Goose. Torno più sereno.
“Mmmmhhh…chiamami Freddie, per favore zio…perché ti dovrei offendere?”
“Perché io la penzo come ammio figlio. Avevate una sguadra da gembions e non solo non la racciungete, ma vendete anche i due pezzi migliori? Per combrare chi, Froccoli e Grespo che poi a cennaio mantate via per accattarvi quel rottame di Suazo e chillu… come si chiama, Dolceacqua?”
“Acquafresca”
“Eeeh…acqua fresca. Noi Cassano e Pazzini ce li siamo tenuti, e senza spendere molti soldi in più, guarda dove siamo…quest’anno ve la mettimm’ in du’ cul!”
“L’ho sempre detto che Pierflavio, sotto sotto, è un doriano…”
“Se la penzi accuesto modo, allora è giusdo che abbia dato il motorrino attuo cuggino, Federì”
Sento di avere un principio di dermatite seborroica.
“Scusami, zio, la conversazione è assai piacevole, ma devo proprio scappare, altrimenti arrivo tardi allo stadio. Ci vediamo più tardi…”
“Vai, ragazzo…e salutami a Zapatero!”
Ma vaffanculo, terrone del cazzo.
Bacio zia Esterina e torno da Donuts, che nel frattempo si è addormentato nella macchina, in garage. Dev’essere l’effetto della scorreggia ancora in circolo.
Apro la porta, effettivamente c’è un fetore tremendo.
Lo scuoto.
Niente.
Suono il clacson.
Fa uno strano verso, tipo un rabbino con le adenoidi durante la preghiera ebraica del sabato.
Cazzi suoi. Lo lascio in macchina e vado.
Prendo al volo un taxi. Grande, ha il gagliardetto del Genoa!
“Al Tempio, per favore!”
“Doooveee?”
“Allo stadio, al Luigi Ferraris!”
“Ah, ecco…pensavo che eri un testimone di Geova…”
“Conviene anche lei con me che bisognerebbe fare un altro stadio ex-novo?”
“A me quel che decide la società, va bene”
E tronca lì.
Cerco di ristabilire la comunicazione.
“Che facciamo oggi?”
“Pareggio. 1-1. Gol del Livorno al novantesimo”
Mi tocco le palle, resto in silenzio, pago e scendo davanti allo stadio.
Indosso un berrettone alla Stefano Rosso, quello di “che bello, gli amici una chitarra e uno spinello”, che io ho parafrasato nella mia geniale “Una storia onesta” che fa “che brutto, i nemici un pianoforte e un tiro di coca”, metto degli occhiali neri spessi e i baffi finti ed entro in tribuna. Questa volta va così, dopo Siena non ho voglia di essere riconosciuto.
“Buongiorno Beccioni” mi urla la maschera, vedendomi da lontano. Ma che cazz…
Due oltre il cancello si girano, armeggiano in tasca e lanciano verso di me una lattina piena di birra. Mi sposto di scatto.
Colpiscono un ragazzino con la madre e succede un mezzo parapiglia.
“Grazie, sono astemio” grido, sghignazzando, alzando il dito indice e prendendo la via dell’ingresso. Il movimento innaturale delle labbra mi fa cadere i baffi e, mentre mi chino per raccoglierli, mi arriva qualcosa in piena nuca che sembra una palla di baseball lanciata da Faso.
Maledetti ultras, è diventato sempre più difficile assistere a una partita del Genoa, ma questa volta in ospedale non ci voglio andare.
Passo i novanta minuti nell’infermeria dello stadio e all’urlo della Nord faccio per alzarmi in piedi, ma la testa gira e reagisce in malo modo, come Juric a una veronica di Totti.
“Chi ha segnato?” faccio all’addetto
“Boh, chi è?” risponde
Ma vaffanculo, infermiere doriano.
Nel mio stadio dei sogni, l’infermeria sarà sostituita da una Spa con massaggi thai e cromoterapia.
Mancano pochi minuti alla fine ed è tutto calmo, che strano, non si sente neanche la Nord incitare la squadra, deve essere proprio una gara tranquilla.
Entra in infermeria un uomo con un cappottone, un berretto alla Lucio Dalla e una folta barba.
Se la toglie.
E’ Donuts!
“Amico, come stiamo gioc…”
Non riesco a finire la frase. Vibra una loffa micidiale a due centimetri dal mio naso, deve avere assaggiato in anteprima le verdure ripiene di zia Esterina.
Perdo i sensi pensando che comunque siamo riusciti a battere 1-0 il coriaceo Livorno dell’amico Cosmi, che doveva salvarsi a tutti i costi. Siamo ancora in corsa per l’Europa League e domenica prossima c’è il derby…stasera chiamo Sersone e gli presento Zadka e Karina, ce ne andiamo a Varazze e in culo a Donuts, a Pierflavio, al tassista e a zio Tiberio…e buona Pasqua a chi tifa Genoa veramente.