sabato 14 febbraio 2009

SAN VALENTINO E LE STUDENTESSE

"Per San Valentino ti faccio sconto".
Anche le ragazze locali, quelle che ormai noi residenti di Malindi siamo soliti chiamare "studentesse", perché c'è ancora chi ci casca o fa finta di abboccare per dipingere di rosa lo squallore o la fame, avvertono la crisi e s'inventano l'offerta speciale.
D'altronde oggi nel mondo è il giorno dedicato alla passione amorosa che, è inutile negarlo, senza il sesso sarebbe come Dio senza la Chiesa: qualcosa di completamente astratto e indimostrabile.
Invece nei fatti l'amore è qualcosa di astratto e indimostrabile ma il sesso gli dà una parvenza di verità. Perché in realtà, soprattutto in Africa, il sesso esiste, l'amore non si sa.
"Per San Valentino ti faccio un bel…regalino!"
L'Unicef ha scelto il giorno giusto per pubblicare il rapporto annuale sulla prostituzione in Kenya e in particolare sulla costa keniota. La notizia è che gli italiani, dopo anni di sofferenze e torti subiti (un po' come l'Inter con la Juventus) hanno superato in classifica i tedeschi, 18% dei fruitori contro il 14% dei crucchi. Al terzo posto spiccano gli svizzeri con il 12% e francamente si tratta di una sorpresa, considerando che la media è alzata da alcuni direttori di alberghi e villaggi vacanze del Canton Ticino (insomma un altro primato che sentiamo un po' nostro).
Ci sono però dati e considerazioni che l'Unicef non pubblicizza abbastanza, o relega nelle ultime pagine della relazione annuale: intanto che le percentuali non sono equiparate al numero complessivo di visitatori e residenti stranieri in Kenya.
I mangiatori di cioccolata (sarà il colore ad attrarli?) sarebbero di gran lunga primi in classifica, rispetto ai tedeschi e gli italiani se la vedrebbero addirittura con gli inglesi per l'ingresso nella Champions League dei puttanieri.
Ma quel che l'Unicef fa passare in secondo piano, perché qui si entra nelle abitudini di una nazione, di un popolo, nella storia di un'intero continente e i rapporti annuali vanno a farsi benedire, è che il quaranta per cento degli acquirenti delle ragazze che vendono il proprio corpo sono locali. Kenioti.
Come dire che la prostituzione (utile ricordare che in Kenya non esiste il racket, non ci sono magnaccia se non qualche proprietario di discoteca che chiede piccoli "favori" in cambio di ingresso e drink) in un caso su due è un fatto nazionale, le studentesse si applicano comunque a casa, prima di dare esami orali e scritti da privatiste. Per non parlare del fenomeno in gran crescita della prostituzione maschile: dove sono i dati Unicef? Qui a Malindi ultimamente si vedono più coppie miste con lei bianca che il contrario. Ma la cultura maschilista italiana, pur disprezzando questo tipo di donna, rovescia incredibilmente la frittata: la troia, insomma, è lei. Anche se offre da bere come l'uomo, fa finta di innamorarsi come l'uomo, paga la prestazione come l'uomo.
Di novità in novità: segno dei tempi e della colonizzazione dei costumi occidentali, emerge anche un nuovissimo fenomeno: le studentesse locali, dopo aver guadagnato, pagano a loro volta un bel ragazzetto africano, uno di quelli che magari hanno adocchiato dal primo momento ma che non le ha mai degnate di uno sguardo. Adesso se lo possono permettere!
Prostituzione locale femminile…ah, se l'Unicef mi assumesse ne avrei di cosucce da raccontare nel prossimo "annual report", ma chissà se interesserebbero a chi è abituato a numeri e analisi di laboratorio.
In un'ottica del genere, ha senso puntare il dito contro gli stranieri che trovano una situazione del genere sulla costa dell'Oceano Indiano? Che senso ha parlare di rapporto annuale quando l'Africa tutta è un gran rapporto anale?
In questo San Valentino d'amore, in cui le rose di Naivasha non sono riuscite a partire tutte per l'Olanda e per il mondo intero per la mancanza di operai Luo e Kalenjin, dispersi dai kikuyu, i numeri hanno ancor meno valore, al limite quel che risalta a Malindi è l'età media dei "professori" rimasti per le povere alunne in offerta speciale: gobbetti ultrasessantenni, pensionati toscani unti (quelli che non capisci se hanno i capelli bianco-giallastro perché non si lavano o perché si pisciano a letto e poi ci si rivoltano dentro), ex camionisti stempiati ma col codino che gli arriva al culo e reduci vari della guerra italiana contro la vita.
Considerato che alle studentesse non dispiace passare una serata in compagnia di coetanei o connazionali, farsi offrire un drink, farsi pagare l'ingresso in discoteca e ballare, poi magari trovare due soldi sul comodino la mattina (un po' come dappertutto, con qualche zero in meno o in più…), quel che salta all'occhio è la differenza d'età, la tristezza di una compagnia così innaturale.
Anche qui però, bando alle ipocrisie.
Una studentessa, credo universitaria data la saggezza, una sera mi confidò che per lei e le sue compagne di classe è meglio il vecchietto perché "mi bacia, mi lecca e si addormenta subito, io prendo due soldi e torno a ballare".

C'è da incazzarsi parecchio invece quando si affronta il problema del turismo sessuale minorile, dove (c'è da dirlo) i tedeschi sono i più malati. A Mwtuapa, vicino a Mombasa c'è addirittura il turismo sessuale minorile delle tedesche nei confronti dei bambini maschi. Roba da accapponare la pelle, da pensare come una grave malformazione che andrebbe compassionevolmente curata, perché viene davvero da riflettere al pensiero di quali gravi tare psichiche o problemi patiti in gioventù possano portare persone di cultura occidentale ad approfittare di bambini africani.

Viva il giorno degli innamorati anche in Africa e perché no, viva anche il mestiere più antico del mondo, se appartiene al regno dell'amore libero, del libero arbitrio, del sostentamento che altrimenti dall'uomo (purtroppo) non arriverebbe, dalla mancanza di sfruttamento, dall'assenza di vecchi bavosi e soprattutto di persone mentalmente disturbate che possono rovinare una vita sul nascere.

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