martedì 17 febbraio 2009

TRA CINQUE ANNI

Quel giorno pensai: oggi mancano dieci anni esatti al mio suicidio.
Chiusi il libro che avevo iniziato a leggere senza mestiere e andai in cucina a festeggiare la ricorrenza.
Ero solo in casa e nel frigorifero, oltre a cipolla e maionese, spiccava luccicante una bottiglietta di prosecco Riccadonna mignon, il piccolo spumante per le grandi occasioni.
Stappai, ne bevvi un sorso e poi, estremamente schifato, lo riposi nel frigo con un cucchiaino infilato nel collo.
Dopo qualche minuto il collo iniziò a dolermi. Sciacquai il cucchiaino dal sangue e lo infilai nella bottiglia.
Sono passati cinque anni da quel giorno, e non ho più festeggiato alcuna data.
Mille e ottocentoventicinque giorni in cui mi sono distratto giocando col tempo in questo monolocale ereditato dalla nonna, riempiendomi di bugie e psicofarmaci edulcorati.
La mignon di spumante è ancora nel frigo, il suo vetro non luccica più, le bollicine sono svanite, fuggite una ad una come le mie notti disperate alla ricerca di donne impossibili e colpi di genio. Il cucchiaino è arrugginito.
Mi sto chiedendo se ricordo la promessa che mi sono fatto, e soprattutto se sono convinto della scadenza. Non fraintendetemi, non ho particolari paure o progetti, pensavo che sarebbe il caso di accorciare i tempi.
La vita è quel grande dono, il rebus di cui non potrai sapere la soluzione l'indomani.
Amare, odiare, lavorare, dormire, per il resto non rimane molto tempo libero, se non quello per chiedere che senso abbia fare tutto questo.
E' meglio che me lo metta in testa, mentre succhio il cucchiaino. Vivere non ha senso.
Siamo travolti da una serie di eventi naturali che ci distraggono, ci sconvolgono, spesso limitano le nostre potenzialità. Io, in origine, ero intelligentissimo.
Madre Natura, come la chiamano, è l'essenza stessa dell'uomo, hai voglia di cercare di combattere i poteri negativi del destino, non facciamo altro che demolirci mentalmente.
La mia vita è un gioco noioso contro un avversario sconosciuto che mi vedrà sconfitto, inevitabilmente deluso, sia che lascerò il banco con un buon bottino o la coscienza di aver giocato bene, sia in caso di scorrettezze reiterate. Allora meglio bluffare, insultare l'avversario, chiunque esso sia. Mi sono sottratto per molto tempo a questa roulette, ma ho trovato durante i miei percorsi alternativi poca gente disposta a mollare tutto, pur consci che prima o poi avrebbero perso. La vita-gioco affascina, evidentemente, le tappe quasi obbligate illudono.
"Un figlio resta, potrà giocare lui con la mia posta".
Nessuno si chiede quali altri giochi esistono?
Ma certo che se lo chiedono, non m'illudo di essere speciali, c'è il gioco-droga, il gioco-sesso, il gioco-morte. Sudden-death.
davanti ad una fetta di pane ed un cucchiaio di maionese, mi chiedo se non sia più utile giocare a più giochi contemporaneamente, che rifiutarsi di giocare come ho fatto fino ad ora.
Se grande è la disperazione di chi perde dopo aver giocato per una vita ad un solo gioco, figuriamoci i rimpianti di chi non ci ha mai provato.
Ecco, mi è passata la fame, quando penso troppo mi passa l'appetito ed ho bisogno di fumare pesante, è una delle poche leggi del mio organismo.
Tu non mi cerchi da ormai troppo tempo, con te avrei giocato volentieri.
Eri un gioco supplementare, quello che deve essere sempre in equilibrio, una parità che lasci sempre l'impressione che una tattica improvvisa, un coup de theatre, possa ribaltare il risultato.
Un gioco che, fatto a regola d'arte, può bastare per tutta una vita.
Bah.
Com'è difficile trovare una compagna di giochi delle mie confuse ed incalcolabili reazioni emotive, anche tu, mia cara, sei andata per paura di non capirmi mai.
Fra cinque anni, lo giuro, dirò buonanotte a tutti e scolerò quell'ultimo sorso di spumante.

Nessun commento: