venerdì 5 marzo 2010

SCORCIO D'AFRICA


Questa mattina, per lavoro, ero in un anfratto arabo di Malindi, tra donne anziane dalle ampie vesti colorate cariche di pesi sulla testa, motorini e apecar roboanti, ragazzini allegri e vocianti e altra varia umanità accaldata. Sono passato in pochi secondi dai brividi d'emozione, ammirando lo scorcio di cielo seminascosto dalle palme al vento, con due uccellini dai cento colori che si libravano in aria quasi lasciando una scia d'arcobaleno sullo sfondo di una nuvola talmente vicina e ben disegnata da pensare di poterla legare a una corda come un palloncino e portarsela a casa, a quelli di sconforto, osservando un uomo neanche tanto vecchio, rovistare in un quadrilatero dov'era ammassata spazzatura dall'odore nauseante. Cercava qualsiasi cosa, da mettere in bocca e alternava la ricerca a getti disumani di vomito. Chissà quante altre schifezze aveva ingoiato per sopravvivere. Dopo di lui, ne arrivava un altro, e si metteva a cercare in mezzo a quelle nefandezze. Questa è l'Africa, splendore e raccapriccio, terrore e meraviglia nel brevissimo battere d'ali di due sunbirds.

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